Il tunnel degli errori (P.Ichino)

09/10/2007
    martedì 9 ottobre 2007

      Prima Pagina – Editoriale

        Il governo, il welfare e la legge Biagi

          Il tunnel degli errori

            di Pietro Ichino

              Con le difficoltà e la contestazione diffusa che il protocollo sul welfare di luglio incontra tra i lavoratori di molte grandi aziende, il centrosinistra sta pagando un conto salatissimo per i propri peccati della legislatura passata. E sì che quel protocollo avrebbe non pochi meriti; ma essi sono in gran parte vanificati, sul piano politico, da due errori molto gravi che lo hanno preceduto: errori di opportunismo e di faziosità.

              Un primo errore nel 2004, quando il centrodestra approvò la riforma Maroni, che portava l’età minima per la pensione da 57 a 60 anni dal 1˚ gennaio 2008. Le teste pensanti dell’opposizione sapevano e sanno benissimo che a quell’obbiettivo si sarebbe dovuti comunque arrivare: tant’Þ vero che l’accordo governo-sindacati da loro voluto e difeso prevede questo stesso risultato finale, sia pure differendone gradualmente il raggiungimento di tre anni. Se a quel tempo almeno i partiti maggiori del centrosinistra fossero stati lungimiranti, essi avrebbero riconosciuto onestamente che il governo Berlusconi stava facendo la cosa giusta. Avrebbero potuto criticare il modo in cui la faceva, con uno ½scalone╗ troppo brusco, e alcuni suoi altri difetti, ma avrebbero dovuto rinunciare a cavalcare la protesta indiscriminata. Invece non hanno avuto quel coraggio: hanno trovato pi¨ comodo e redditizio sparare a zero su quella riforma, mescolandosi con chi sosteneva che l’etÓ pensionabile non andasse toccata, nÚ allora nÚ mai.

              Se non fosse stato commesso quell’errore, l’Unione, una volta andata al governo, avrebbe potuto disporre di molti miliardi utilizzabili per scopi assai pi¨ nobili e ½di sinistra╗ che quello di consentire di andare in pensione ai 58enni. Per esempio: ridurre drasticamente le tasse almeno sui salari pi¨ bassi; risolvere il grave problema degli anziani non autosufficienti; ma anche investire risorse nelle grandi infrastrutture indispensabili per lo sviluppo del Paese. A causa di quell’errore l’Unione si ritrova invece, come si suol dire, cornuta e mazziata: costretta a spendere molti miliardi per differire al 2011 l’aumento dell’etÓ della pensione a 60 anni, con il bel risultato politico di diventare ora essa stessa il bersaglio della protesta contro quell’aumento.

              ╚, a ben vedere, un errore identico a quello commesso sulla legge Biagi; e identica Þ la nemesi storica. Dal 2003 non hanno fatto altro che sparare a zero contro di essa, presentandola come un attacco rovinoso ai diritti dei lavoratori; nel 2006, perseverando nell’errore, nel loro programma elettorale hanno indicato quella legge come il primo ostacolo da abbattere sulla via della nuova politica del lavoro del centrosinistra. Poi, per‗, quando hanno voluto adottare una misura incisiva contro l’abuso di rapporti di lavoro precari, non hanno trovato di meglio che applicare con rigore proprio la legge Biagi. E al dunque, quando hanno dovuto individuare in essa qualche cosa da abrogare, non hanno trovato di meglio che prendersela con il pi¨ marginale e meno significativo dei suoi 86 articoli: quello sul ½lavoro a chiamata╗. Ma intanto, chi lo spiega, nelle aziende, a milioni di lavoratori che quella legge non costituisce pi¨ un attacco rovinoso ai loro diritti? Alle elezioni politiche quei lavoratori si sono sentiti chiedere il voto contro la legge Biagi, ora nel referendum sindacale si sentono chiedere il voto per un protocollo che la conserva pressochÚ integralmente. E poi ci stupiamo se sono disorientati?

              Tra pochi giorni nasce il Partito democratico. Se esso non saprà voltare drasticamente pagina rispetto a questa vicenda sconcertante, imparandone fino in fondo la lezione, la sinistra italiana sarà condannata a impararla attraverso molti anni di opposizione.