Il trattamento perde i diritti retributivi

08/04/2003



            Martedí 08 Aprile 2003
            NORME E TRIBUTI


            Il trattamento perde i diritti retributivi


            Potrebbe essere vicina la tanto discussa "obbligatorietà" del conferimento ai fondi pensione delle quote di Tfr maturate in corso del rapporto di lavoro dipendente dalla generalità dei lavoratori. In questi termini deve intendersi il contenuto del disegno di legge delega sulla riforma previdenziale approvato dalla Camera e ora all’esame del Senato. L’ipotesi prevista è quella di attribuire alla contrattazione collettiva il potere di stabilire una devoluzione completa e "automatica" del Tfr al fondo pensione in costanza del rapporto di lavoro. In questo senso, peraltro, tale passaggio dovrebbe avvenire «individuando le eccezioni connesse all’anzianità contributiva, all’età anagrafica o a particolari esigenze del lavoratore stesso». Sotto quest’ultimo profilo, evidentemente, si permetteranno deroghe al principio della devoluzione totale. Ciò in ragione di situazioni – indicate dalla legge e/o contrattazione collettiva – in presenza delle quali il passaggio potrebbe escludersi o avvenire in forma non integrale, soprattutto ove ragioni di particolare necessità dovessero giustificare l’eccezione; oppure con riferimento alla correzione di qualche effetto distorsivo che potrebbe profilarsi in materia di anticipazione del Tfr. Il meccanismo dovrebbe funzionare così: all’atto dell’instaurazione del rapporto, oppure alla data limite che verrà stabilita per i rapporti in corso, il lavoratore potrà esercitare la facoltà di adesione al fondo, mediante il conferimento dell’intero Tfr maturando. Laddove nulla dichiari in proposito, potrà operare il silenzio-assenso, ma solo qualora il contratto collettivo applicabile preveda e disciplini tale "forma tacita di conferimento". A questo punto, parlando della sorte del Tfr, è evidente che, operando la totale devoluzione alle condizioni citate, si azzerano i diritti retributivi su tale emolumento, con l’ovvia conseguenza che, alla cessazione del rapporto, nulla potrà più pretendere il lavoratore a tale titolo, ma confidare solamente nella prestazione pensionistica integrativa che il fondo pensione da lui scelto erogherà alle condizioni di legge, ovvero – generalmente – al compimento dell’età di 65 anni. Questa pensione sarà calcolata con il metodo contributivo e sarà il frutto della capitalizzazione del totale dei contributi (le quote di Tfr) versate negli anni e investiti dal fondo. Insieme a questo effetto primario, verrà travolta la possibilità di chiedere un’anticipazione del Tfr al datore di lavoro, il quale, a sua volta, non ne disporrà più. C’è però da ricordare che l’iscritto al fondo pensione da almeno otto anni può già ora conseguire un’anticipazione dei contributi accumulati per eventuali spese sanitarie per terapie e interventi straordinari riconosciuti dalle competenti strutture pubbliche, per l’acquisto della prima casa di abitazione, per ristrutturazioni edilizie o durante i periodi di fruizione di alcuni congedi parentali. Questi acconti possono essere reintegrati sulla propria posizione pensionistica, secondo modalità stabilite dai fondi stessi.
            PASQUALE DUI