Il Tesoro: sulle pensioni stime prudenti

06/11/2003




06 Novembre 2003

Il Tesoro: sulle pensioni stime prudenti
«Non servono modifiche». An insiste: serve un approfondimento
ROMA
Il ministro dell’Economia Giulio Tremonti difende le stime del governo sulla riforma delle pensioni e contesta chi considera «inefficaci» gli incentivi per allungare l’età pensionabile verso i 65 anni. Appoggiato dal leader della Lega Umberto Bossi («Il risparmio previsto è a posto così») e dal vice ministro dell’economia Mario Baldassarri, dal ministro del Welfare Roberto Maroni e dal vice Maurizio Sacconi, Tremonti esclude di fatto la possibilità di una sostanziale revisione del testo predisposto, ma nella maggioranza e nello stesso esecutivo aumenta la pressione in senso contrario, sui numeri ma anche sul metodo. «Il tema delle pensioni – avverte il ministro delle politiche agricole e forestali Giovanni Alemanno – non è all’ordine del giorno del prossimo consiglio dei ministri, ma Alleanza nazionale lo proporrà non nel merito, ma nel metodo per definire i tempi tecnici di un confronto serio con i sindacati. E’ necessario che Berlusconi scelga un momento per la convocazione di un tavolo e su questo tavolo si verifichi se ci sono delle controproposte dei sindacati». Aggiunge: «Certo, ci dovrà anche essere un approfondimento sui numeri della riforma con la Ragioneria dello Stato e non con ministero del welfare». Ma Baldassarri non è d’accordo: «Quelle della Ragioneria dello Stato sono valutazioni solo parziali e stime errate».
Invece le stime del governo, sottolinea una nota diffusa dal ministero dell’Economia, sono state effettuare «sulla base di una metodologia di standard europeo, come tale totalmente trasparente e verificabile». Però, per quanto riguarda il punto cruciale del bonus del 32,7% a favore di chi prolunga l’attività lavorativa, «le stime sono perfettibili e dotate di elasticità perchè l’adesione non può essere quantificata soprattutto in funzione d’ipotesi di comportamento individuale, su cui – trattandosi di assoluta novità – non esistono esperienze di riferimento». La nota insiste: pur confidando sull’appetibilità del bonus (apprezzata pure dal commissario straordinario dell’Inps Sassi), le stime «sono basate su principi di prudenza; questo non esclude, ed è anzi la nostra ipotesi politica, che la fiducia prodotta dalla riforma possa determinare una forte efficacia degli incentivi».
Più drastica l’«uscita» di Sacconi sul duplice aspetto del merito e del metodo. «Non credo serva – osserva – una verifica sul tema delle pensioni all’interno della maggioranza. Il governo ha già deciso e ha presentato in commissione lavoro del Senato l’emendamento alla delega previdenziale». Frena, poi, sul confronto con i sindacati: «Una convocazione al buio non è interesse di nessuna delle parti. I tavoli non si aprono, o meglio non si riaprono al buio, ma si fanno quando si avverte la necessità di un confronto, fermo restando che siamo aperti ad eventuali proposte alternative, purchè equipollenti dal punto di vista finanziario».
Alleanza nazionale, però, non molla: il coordinatore Ignazio La Russa insiste sulla necessità di un approfondimento delle rilevanti divergenze sui numeri ed un altro esponente, il vice presidente della Camera Publio Fiori annuncia: «Ci stiamo battendo perchè le pensioni vengano agganciate ai salari. La politica deve conoscere le regole della morale». Intanto, un grido di allarme arriva dalla commissione di vigilanza sugli enti previdenziali: «I conti dell’Inps sono a rischio nel medio-lungo periodo. Senza interventi adeguati si teme una ricaduta sul fronte del disavanzo».