«Il tesoretto? Montezemolo sbaglia»

06/06/2007
    mercoledì 6 giugno 2007

    Pagina 41 – Economia

      Il leader Cgil chiede al governo di convocare il tavolo sulle pensioni entro la settimana. Bonanni: Prodi mantenga la parola sull´extragettito

      «Il tesoretto? Montezemolo sbaglia»

        Epifani: per i lavoratori vale come il cuneo per le imprese

          LUISA GRION

          ROMA – Ora tocca ai lavoratori e alla distribuzione del reddito: fatte salve le esigenze del risanamento è in quella direzione che il «tesoretto» deve, almeno in parte, andare. Guglielmo Epifani, segretario generale della Cgil, difende la quota di extragettito da destinare a pensioni, ammortizzatori sociali, famiglie e occupazione dagli attacchi di chi vorrebbe convogliare tutte le risorse verso la copertura del debito pubblico. Come suggerisce Bruxelles, certo, ma come vorrebbe anche Confindustria.

          Ed è proprio con il leader degli industriali che Epifani se la prende: «Dire che tutto il tesoretto deve andare lì vuol dire precludere risorse a quelle aree di bisogno e di giustizia che invece debbono essere assolutamente affrontate e risolte» ha commentato riferendosi alle richieste di Luca Cordero di Montezemolo. «E´ come se io dicessi che poiché le imprese italiane stanno bene, non bisogna riconoscere loro il cuneo fiscale ma impiegare quelle risorse per la riduzione del debito pubblico. Io non lo faccio, ma spero che anche Confindustria e Montezemolo si fermino davanti ai problemi sociali delle persone che ne hanno bisogno». Gli industriali, ha aggiunto, dimenticano che «quattro quinti dell´extragettito vanno già al risanamento». Hanno già avuto con il cuneo, sottolinea, ora tocca agli altri.

          Una linea sulla quale concorda il «collega» della Cisl Raffaele Bonanni. «Prodi – ha ricordato – ha convenuto con noi, e voglio vedere se mantiene la parola, che il tesoretto deve servire a rivalutare le pensioni, soprattutto quelle più basse, di coloro che hanno pagato i contributi, a completare il disegno degli ammortizzatori sociali e poi a sostenere il secondo livello di contrattazione. Tutto questo produrrebbe un´accelerazione dell´economia oltre che il rafforzamento delle buste paga». Ma la polemica dei sindacati non si ferma all´uso del tesoretto e si allarga alle sue dimensioni: sarebbe il caso – chiede Epifani – che «entro la fine del mese il governo dica quale è lo stato dei conti pubblici e quindi dell´extragettito». Non solo, nota il sindacato: distribuzione delle risorse a parte, sul tavolo resta da affrontare il tema delle pensioni. «Dopo i due giorni di voto al Senato il governo abbia l´accortezza di riaprire subito il confronto con il sindacato» chiede Epifani. Se si punta ad un accordo entro la fine del mese e prima del Dpef non restano che 15 giorni. Due paletti la Cgil li ha già messi: pensione di vecchiaia per le donne ferma a 60 anni e «scalini» legati anche alla tipologia dell´attività svolta perché «non tutti i lavori sono uguali e ci sono lavori per i quali non si può chiedere neanche un anno di attività in più». Una convocazione immediata al tavolo della previdenza – accantonando il tema dei coefficienti – la chiedono anche Renata Polverini della Ugl e il leader della Uil, Luigi Angeletti, che fa una previsione: se si continua così la riforma delle pensioni si farà in autunno «lo show down – ha detto – avverrà con la Finanziaria».