Il terziario sfuggente

24/01/2002





 
   


24 Gennaio 2002



 



 



Il terziario sfuggente
FILCAMS Unità possibile su contratto, sciopero generale e per la pace
FRANCESCO PICCIONI

Un settore che più frammentato non si può. Dire "commercio, turismo e servizi", dopo la terziarizzazione spinta delle attività produttive nei paesi più avanzati, significa indicare un universo vastissimo, in cui dovrebbe operare – dicono alla Filams-Cgil – "non un sindacato, ma una confederazione". Sulla rilevanza e le caratteristiche sociologiche del settore è stata presentata anche una ricerca dell’Ires – Il terziario privato in Italia - che dà conto di come il terziario rappresenti ormai il 68.8% del valore aggiunto e il 63% dell’occupazione. Ma in Italia i due terzi dell imprese occupano meno di 10 persone, contrariamente alla media europea (meno del 50%).
Una complessità che si traduce in una maggiore difficoltà nell’inquadrare il rapporto tra il livello nazionale e quello locale-aziendale della contrattazione. Se, infatti, Confindustria e governo premono univocamente per annullare il primo, la necessità di una differente articolazione fa breccia – dividendo – anche nel dibattito congressuale. L’accordo è infatti unanime sulla definizione del ruolo di "solidarietà e identità settoriale per milioni di lavoratori", ossia su diritti e regole comuni; ma la componente di sinistra spinge perché venga compreso in esso anche il problema salariale, almeno per quanto riguarda il recupero del differenziale tra inflazione reale e programmatica e i premi di produttività. Per non lasciare, insomma, la questione salariale soltanto alla contrattazione aziendale o territorial, dove – data la frammentazione oggettiva e il prevalente carattere di piccola impresa – finirebbe per essere fortemente penalizzata la capacità contrattuale dei lavoratori.
Nella sua relazione, il segretario Ivano Corraini, ha insistito soprattutto sulle mosse dell’avversario – governo e imprese – che punta alla "completa destrutturazione del mercato del lavoro, alla marginalizzazione del sindacato al ruolo di erogatore di servizi e di notaio delle scelte delle imprese". D’altro canto, la situazione non consente molte incertezze su da dove venga l’attacco, né sulla necessità di rispondere riccorrendo a ogni strumento di mobilitazione pur di respingere un’offensiva che si muove secondo "un filo conduttore unico, coerente", che impedisce qualsiasi confronto su "singoli punti" (se non trovi troppe obiezioni su uno, sei costretto ad accettarli tutti).
Ma proprio la criticità del momento, in cui si va a giocare una partita che segnerà il futuro del movimento dei lavoratori in Italia, spinge la minoranza a esortare la segreteria a pronunciarsi in modo più esplicito a favore dello sciopero generale. Pesano qui, evidentemente, ragioni e motivi di strategia politica che dividono la sinistra, con differenze palesi anche all’interno del dibattito dei Ds. Ma poprio questo punto diventa una delle tre questioni aperte cui la minoranza àncora la propria disponibilità a giungere a un documento unitario.
Il terzo è la guerra. Su questo Corraini si è detto oncorde con la liena già espressa dalla Cgil, fortemente contraria. Ma la sinistra non si accontenta di una generica "contrarietà", e vorrebbe che la posizione fosse sostenuta con maggiore convinzine e dovizia di argomentazioni. Perché, come si discute in altri congressi di categoria, la "guerra infinita" non è un incidente di percorso, ma un carattere permanente dell’attuale globalizzazione.