Il terziario scende in piazza

27/09/2007
    giovedì 27 settembre 2007

    Pagina 21 – Economia e imprese

    Una giornata di stop dopo la rottura con Confcommercio

      Il terziario scende in piazza

        Serena Uccello

          MILANO
          Una giornata di sciopero nazionale. I sindacati del commercio rispondono così alla decisione della commissione sindacale che raggruppa le imprese del settore di rompere le trattative per il rinnovo del contratto (si veda «Il Sole-24 Ore» di ieri). Alle categorie di Cgil, Cisl e Uil la presa di posizione delle aziende non piace sia nei modi che nei contenuti.

          «Per questi motivi – spiegano i sindacati – le degreterie nazionali dichiarano una giornata nazionale di sciopero, quale risposta all’arroganza di Confcommercio, per sabato 17 novembre (per chi lavora su sei giorni) e per venerdì 16 novembre (per chi lavora sui cinque giorni)». Una prima frattura alla quale potrebbero seguirne delle altre dopo la riunione nazionale della delegazione sindacale autorizzata a trattare prevista per l’8 ottobre a Roma.

          L’obiettivo è «dare una risposta adeguata ad un atteggiamento lesivo della dignità delle lavoratrici e dei lavoratori del terziario, della distribuzione e dei servizi per ottenere un rinnovo contrattuale che recuperi il potere d’acquisto delle retribuzioni e che crei le condizioni per un futuro meno incerto per i più giovani».

          E se le imprese del commercio hanno giudicato eccessiva la richiesta di 78 euro di aumento (+9% il costo complessivo), per i sindacati l’affermazione è piuttosto frutto di «un atteggiamento dilatorio e strumentale della Confcommercio che, con argomentazioni pretestuose, si è rifiutata di entrare nel merito delle richieste della piattaforma presentata dalle organizzazioni sindacali e ha posto come pregiudiziale – spiegano – una discussione sugli avvisi comuni (che molto probabilmente avrebbe voluto che il sindacato accettasse a scatola chiusa) da presentare al governo sul tema del mercato del lavoro».

          Il riferimento è agli avvisi comuni in materia di apprendistato, contratti a termine e contratti di inserimento «su cui – spiega il sindacato – ci eravamo lasciati a luglio, producendo un testo già quasi definito, anche se con alcune nostre precisazioni di merito». Circa la mancanza di un accordo, incalzano infine in modo unitario Filcams, Fisascat, Uiltucs, «la responsabilità ricade tutta su Confcommercio che, a un certo punto, ha ritenuto di toglierlo dal tavolo negoziale, magari per "buttarla in politica" e avere poi più libertà per attaccare strumentalmente il governo e Cgil, Cisl e Uil sul Protocollo del 23 luglio 2007».