Il terziario perde 69mila posti in tre mesi

01/07/2005
    venerdì 1 luglio 2005

    ECONOMIA ITALIANA – pagina 15

      DOPO 25 ANNI DI ESPANSIONE

      Il terziario perde 69mila posti in tre mesi

        Primi segnali di crisi nei servizi
        Ma resta positivo l’andamento annuo: + 6,1% a marzo

        MICHELA DELL’AMICO

          MILANO • Dopo venticinque anni di crescita ininterrotta, in Europa come negli Stati Uniti, l’ultimo motore dell’economia italiana il terziario avanzato mostra da noi i primi segnali di crisi. Sessantanovemila posti di lavoro in meno, cioè una perdita del 2,8% per i primi tre mesi di quest’anno, rispetto al numero di occupati dell’ultimo trimestre 2004.
          Il dato è in controtendenza con la base annua, che segna una crescita del 6,1% da marzo 2004 a marzo 2005, per un settore che occupa un milione e ottocento mila persone, nel quadro di un andamento generale dell’economia che ha registrato un + 1,4% nello stesso periodo. A mantenere buono l’andamento annuo del terziario avanzato giocano un ruolo chiave il Sud e le isole, ultimo il Nord Est. I dati sono stati rilevati dall’Istat ed elaborati dalla Fita, la Federazione italiana del terziario avanzato per i servizi innovativi e professionali, aderente a Confindustria.

          Sanità, turismo, spettacolo, trasporti, educazione. I servizi rappresentano i due terzi del Pil italiano, coinvolgono un gran numero di lavoratori e un alto consumo di beni industriali ad alto contenuto tecnologico. Il terziario rappresenta così lo spazio di opportunità al quale si rivolge la vasta platea di quanti sono in cerca di occupazione. Oltre e più della Pubblica Amministrazione, i servizi privati, la finanza, le attività intellettuali e i servizi professionali hanno sempre mantenuto alta la loro capacità di assorbimento. E i servizi innovativi, piuttosto che il settore manifatturiero, in crisi evidente nonostante un 22,8% di occupati, rappresentavano una importante possibilità di rimonta per il futuro. Imprevista invece la brusca sterzata, sebbene da tempo la Fita auspicasse un mix di politica industriale e di politica digitale, per sostenere l’innovazione nei servizi.

          La situazione nel dettaglio ha visto diminuire gli occupati, nei primi tre mesi del 2005 rispetto al triennio precedente, del 3,4% nel Centro Italia, al Sud e nelle isole del 3% e al Nord del 2,5%. A reggere solo il Nord Est che, unico caso, ha mantenuto un leggero aumento: un trend positivo pari allo 0,5 per cento. Poco consolante, se si considera che l’occupazione nel terziario avanzato, anche nei periodi di maggior stallo, ha registrato una crescita di occupati almeno dell’ 1 per cento. I contratti a tempo indeterminato sono stati i più colpiti, con un 4%, soprattutto al Centro ( 8,4%) e nel Nord Ovest ( 4,4%). Gli indipendenti sembrano essere il nuovo futuro del settore, arrivando a ricoprire, con un calo relativamente lieve ( meno 1,4%), il 46,2% del totale degli occupati.

          Considerati un fattore di sviluppo e di rilancio per ogni economia moderna, tanto che la Gran Bretagna li ha adottati come unico modello vincente in contrapposizione all’industria, i servizi hanno garantito in Italia, negli ultimi 25 anni, una percentuale di crescita superiore alla media europea, l’ 1,5% contro l’ 1,3%, in linea con gli Stati Uniti. Marco Fortis, docente di Economia industriale alla Cattolica di Milano ed esperto di distretti, ha associato i problemi italiani alla lenta ed imperfetta attuazione del processo di deindustrializzazione e quindi ad una non puntuale conversione nel terziario.

            Ma quello reso noto dalla Fita è un dato congiunturale che, seppur preoccupante, non intacca il trend dell’ultimo anno, comunque positivo: dal primo trimestre 2004 allo stesso periodo di quest’anno sono stati 138mila i nuovi occupati nel terziario avanzato, pari al 6,1%.
            Tra le regioni che trainano il settore dei servizi ci solo il Sud e le isole, con 11,6%, poi il Centro con un + 8,8%, il Nord Ovest con un 3,1% e, ultimo, il Nord Est, che ha visto più occupati per un 2,6 per cento.