Il terziario ha dribblato la crisi

19/04/2004


    sezione: MANAGER E IMPRESE
    data: 2004-04-17 – pag: 21
    autore: LUCA VITALE

    Secondo l’indagine di Manager Italia nel 2003 si è solo rallentata un’espansione che si trascinava da alcuni anni
    Il terziario ha dribblato la crisi
    La caduta nei settori delle nuove tecnologie è stata compensata dalla crescita nelle tlc e nella grande distribuzione

    MILANO • La crisi non travolge il terziario. Nonostante le difficoltà dell’economia, i manager del terziario chiudono il 2003 solo con una lieve flessione dopo cinque anni di crescita ininterrotta: i dirigenti in servizio erano 18.659 (contro i 19.063 a fine 2002) con una perdita del 2,1 per cento. Le aziende del settore invece passano da 7.634 a 7.581 (-0,7%). Sono questi i dati di Manager Italia (l’associazione dei manager del terziario) sull’andamento del settore alla fine dell’anno scorso. Analizzando i dati degli ultimi undici anni, appare piuttosto chiaro come — dopo il forte calo del ’93 e la sostanziale stabilità dei quattro anni successivi — nel ’98 è ripresa una buona crescita, che è divenuta sostenuta proprio nel 2000 e nel 2001 ed è continuata, seppure a ritmi più blandi, anche nel 2002. Quindi, dopo la fortissima crisi economica che ha caratterizzato i primi anni 90 e che per i dirigenti del terziario ha determinato un calo di più di 2mila manager in soli 2 anni e un periodo di assestamento, la crescita è ripartita vigorosa negli ultimi anni 90.
    «In questi anni – spiega Claudio Pasini, presidente di Manager Italia – l’hanno fatta da padrone i settori legati alle nuove tecnologie come telecomunicazioni, Internet, consulenza e servizi connessi e anche settori più tradizionali legati al settore commerciale come la moderna distribuzione, il franchising e a quello turistico più in generale. Negli ultimi due-tre anni – continua l’analisi Pasini – la crisi ha portato al tonfo dei settori tecnologici e anche di parte di quel terziario avanzato che si era giovato della loro espansione come consulenza direzionale e informatica, ma questo calo è stato assorbito dal forte sviluppo avuto dall’outsourcing di attività di servizio, dalla crescita del settore fieristico in generale, dalla privatizzazione di utility e aziende pubbliche e dalla crescita del settore culturale legato in particolare a mostre e festival di vario tipo. Questo ha permesso di assorbire anche il sempre più spinto appiattimento delle strutture organizzative e l’accentramento nelle direzioni e negli head quarter delle funzioni più alte e strategiche, che soprattutto nel caso delle imprese multinazionali e delle grandi imprese – continua Pasini – ha comportato un vistoso calo delle figure dirigenziali».
    Secondo i dati elaborati da Manager Italia, tra i dirigenti si fa strada, in maniera lenta ma costante, la componente femminile che vale ora il 12% dell’esercito manageriale del terziario.
    Per quanto riguarda il contratto di lavoro, la stragrande maggioranza dei dirigenti in servizio ricade nella sfera del commercio (93%) e in misura minore in quella dei trasporti (4%) e dei restanti contratti (alberghi, magazzini generali e agenzie marittime).
    La predominanza del contratto del commercio, ancor più marcata per le donne (95%), è dovuta all’ampia applicazione di queste regole che copre, oltre al commercio tradizionale, anche tutte le attività di servizio comprese quelle identificate come terziario avanzato.
    Passando a considerare le funzioni aziendali nelle quali operano i dirigenti, la direzione generale (27%), che spesso in aziende commerciali ingloba anche la responsabilità commerciale, prevale sull’area commerciale, marketing e vendite (26%) e sull’area amministrazione e finanza (14%).
    A livello professionale le donne manager si caratterizzano per una minore presenza, rispetto ai colleghi, nella direzione generale (17% contro il 28% degli uomini) e per una maggiore presenza nell’area amministrazione e finanza e all’interno dell’area comunicazione e pubblicità e marketing, nella pubblicità. I dirigenti del terziario operano prevalentemente in imprese di piccola dimensione (60% fino a 99 dipendenti), ma sono comunque il 10% i manager attivi in grandi aziende (oltre 500 dipendenti).
    «Tra le aree del terziario spiega Luca Paces di Spencer Stuart, società leader nella ricerca e selezione del personale le più vivaci in termini di assunzioni di dirigenti sono quelle legate alle telecomunicazioni e sistemi informativi, così come la consulenza finanziaria e la logistica. Dove invece si assiste a una grande carenza di manager è il comparto del turismo, da sempre legato alla figura dell’imprenditore-artigiano, poco abituato a sviluppare talenti manageriali e questo spiega la perdita di competitività del nostro Paese in quest’area produttiva. Proprio nel turismo – continua Paces – ci sarebbe un grande bisogno di figure dirigenziali con forti competenze di marketing e con una cultura internazionale».
    Il fatturato in crescita nella grande distribuzione spinge le assunzioni di manager responsabili di centri commerciali. «Si tratta di professionisti – spiega Antonella Severino, consulente della società di ricerca e selezione Mcs — difficili da reperire sul mercato del lavoro perché le aziende ricercano nei candidati caratteristiche spesso antitetiche tra loro. I candidati forti in ambito amministrativo, infatti, spesso sono deboli sul lato commerciale, mentre ciò che si vorrebbe trovare è il giusto mix di competenze. Altri settori in crescita sono quelli legati al noleggio e al franchising. Per quanto riguarda il noleggio, il minore potere d’acquisto delle persone ha sviluppato le catene di rent a car determinando l’esigenza di nuovi profili manageriali. La stessa tendenza – spiega Severino – si registra nell’area Finance con la crescita di esperti di credito al consumo e con calo della raccolta».