«Il terrore non fermerà le riforme»

25/03/2002





«Il terrore non fermerà le riforme»
Berlusconi: parti convocate martedì, auspico spirito nuovo
Li.P.
ROMA – Martedì si torna al dialogo. La convocazione formale ai sindacati e imprese è arrivata ieri, firmata dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta. Il Governo, dunque, proverà a riprendere il confronto, interrotto la scorsa settimana, dopo la decisione assunta in Consiglio dei ministri di procedere autonomamente sulle modifiche all’articolo 18. «Si torni al confronto con uno spirito nuovo», ha detto ieri il premier Silvio Berlusconi in un messaggio televisivo. Nell’incontro di martedì si parlerà di riforme del mercato del lavoro e anche di lotta al terrorismo. Ma sul primo punto sembra proprio che le posizioni siano immutate. I sindacati hanno infatti confermato l’opposizione alle nuove misure sui licenziamenti, mentre l’Esecutivo insiste sulla strada del cambiamento. «Noi – ha detto Berlusconi – ci sentiamo impegnati moralmente con il professor Biagi ad andare avanti sulla strada delle riforme. Lo dobbiamo al Paese, lo dobbiamo ai nostri concittadini, ora lo dobbiamo anche alla sua memoria. I terroristi devono sapere che non fermeranno le riforme, che non fermeranno il cambiamento, che non fermeranno l’azione di questo Governo e della sua maggioranza». Il premier, dopo avere confermato la determinazione del Governo, della magistratura e delle forze dell’ordine, nell’impegno contro il terrorismo, ha soprattutto ricordato la vita e lo spirito riformista di Marco Biagi. «Voglio rendere onore al professor Marco Biagi, era uno studioso che aveva messo la sua competenza al servizio dello Stato, che collaborava con il nostro governo. Lavorava con intelligenza, con una visione moderna, alla riforma della disciplina del lavoro. Era un innovatore, un uomo – ha aggiunto Berlusconi – che voleva cambiare le leggi e le procedure per creare posti di lavoro. Voleva dare finalmente all’Italia quelle leggi, quelle procedure che anche l’Europa da tempo ci invita a varare se vogliamo rendere competitive le imprese per arrivare al pieno impiego, a sconfiggere la disoccupazione per tenere il passo con gli altri paesi». Il presidente del Consiglio ha letto uno dei passaggi dell’ultimo articolo di Marco Biagi (pubblicato sul Sole-24 Ore di martedì scorso) ma ha anche ricordato la "triste" tradizione che perseguita il riformismo. «Purtroppo, da sempre – ha detto Berlusconi – in Italia chi si batte per il cambiamento, chi vuole fare le riforme, è attaccato, offeso, vilipeso, combattuto. Chi vuole cambiare è duramente avversato e, a volte, perfino eliminato fisicamente». A questo punto, il presidente del Consiglio ha citato testualmente uno stralcio dell’articolo di Biagi: «È più che lecito dissentire sulle tecniche di modernizzazione o comunque nutrire riserve in relazione alle scelte del Governo. Non si comprende invece l’opposizione radicale a ritenere pressochè immodificabile l’attuale assetto del diritto del lavoro, eccependo la presunta violazione dei diritti fondamentali o denunciando presunti attentati alla democrazia». Ieri il presidente del Consiglio ha anche avuto il consueto incontro con il capo dello Stato, Carlo Azeglio Ciampi. Al centro del colloquio, il terrorismo e l’omicidio di Marco Biagi. Ciampi, appena rientrato da Bologna dove ha seguito in forma privata i funerali del professor Biagi, non aveva avuto la possibilità di ascoltare il messaggio televisivo del premier che gli è stato riferito dallo stesso Berlusconi. Intanto si prepara tra il ministero del Welfare e Palazzo Chigi, l’incontro di martedì con sindacati e imprese. In quell’occasione si parlerà soprattutto di terrorismo: il tentativo è di coinvolgere direttamente le parti sociali. Il Governo ritiene infatti che le nuove leve del terrorismo sembrano avere qualche legame con le vicende sindacali, talvolta con le stesse dinamiche negoziali. La riforma del mercato del lavoro, invece, sarà oggetto di successivi incontri da fare a ridosso o dopo lo sciopero generale deciso unitariamente da Cgil, Cisl e Uil contro le modifiche all’articolo 18. In questo tavolo, i temi di trattativa saranno il collocamento, la formazione e il riordino degli ammortizzatori sociali. Su quest’ultimo punto già nelle scorse settimane il Welfare aveva cominciato a lavorare a una revisione degli strumenti, calcolandone i costi e gli eventuali oneri per la finanza pubblica. A questo punto sembra proprio che il prossimo Dpef (documento di programmazione economica e finanziaria) e la Finanziaria 2003 dovranno stanziare risorse aggiuntive da mettere sul tavolo della trattativa. Gli ammortizzatori e l’organizzazione del mercato del lavoro sono l’unico terreno possibile di dialogo visto che sui licenziamenti le strade sembrano ormai divise. Una delle ipotesi a cui sta lavorando il Welfare è di prevedere due pilastri nel sistema di ammortizzatori sociali: il primo, pubblico, allungando l’assegno dell’indennità di disoccupazione (con un meccanismo di calo progressivo del beneficio nel tempo); il secondo, "privato", cioè autofinanziario e creato attraverso la contrattazione di categoria, oppure gli enti bilaterali. Il progetto di Statuto dei lavori diventa invece un obiettivo di legislatura, da realizzare in tempi più lunghi.

Sabato 23 Marzo 2002