Il terribile gioco del “clima” – di Gianni Vattimo

25/03/2002





Il terribile gioco del "clima"

di 
Gianni Vattimo


 Ciò che dobbiamo anzitutto alla memoria di Marco Biagi, insieme al compianto e alla solidarietà per il dolore dei suoi, è non trasformare il suo barbaro assassinio in una ordalia, in un giudizio divino che dimostrerebbe la verità delle sue tesi (ammesso poi che egli fosse un sostenitore senza remore dell’abolizione dell’articolo 18, del che molti suoi stretti conoscenti dubitano). E’ ciò, che con l’abituale osceno cinismo (predicando l’amore!) ha fatto Silvio Berlusconi nel suo proclama dell’altra sera trasmesso da tutte le televisioni, tutte ormai di sua proprietà. Questa distorta lettura governativa della tragedia di Biagi è una trappola a cui, a quanto pare, neanche i commentatori più lucidi e onesti della realtà italiana riescono a sottrarsi. E’ il caso di Barbara Spinelli e del suo articolo sulla Stampa di ieri.
Riconosciute le colpe di coloro che non hanno protetto in modo adeguato Biagi pur sapendolo esposto al rischio della vita, Spinelli richiama poi alle loro responsabilità (diremmo oggettive) coloro che hanno "creato il clima", in cui è maturato il delitto del quale è stato vittima. E’ questo secondo punto che merita di essere discusso e, secondo noi, respinto come un errore di prospettiva. Parliamo di prospettiva perché sappiamo che Barbara Spinelli vive a Parigi, ed è comprensibile che non abbia alcuna esperienza diretta di che cosa siano le manifestazioni italiane che, secondo la propaganda berlusconiana, avrebbero favorito il delitto delle nuove BR. Nessuno ricorda più che, quando le manifestazioni sono cominciate , per esempio quella del Palavobis e quella dei docenti fiorentini, sono state accusate di infantilismo, di regressione al sessantotto dei figli dei fiori; e del resto gli "apocalittici" sono ancora oggi chiamati girotondisti. Un girotondo vi seppellirà? Davvero nella "ingente manifestazione" di sabato a Roma erano presenti "queste ambiguità.. accanto all’alto senso civile"? Soprattutto: che cosa doveva essere, prima del delitto Biagi, e che cosa dovrebbe essere ora, un "clima" non obiettivamente responsabile di favorire il terrorismo? La lotta per l’articolo 18 è stata indebitamente politicizzata? Ma, ammesso che sia così, chi è il responsabile? La destra dice che è una faccenda di minimo peso, e tuttavia dichiara che su quel punto non vuol cedere: non sarà qui l’origine della politicizzazione? Non solo: il governo, che chiama le parti sociali al dialogo, si è fatto fin dall’inizio parte esso stesso, identificandosi totalmente con le posizioni di Confindustria. In queste condizioni, si può scioperare contro la Confindustria senza scioperare contro il governo? Ancora: è ingiusto, si dice, fare della questione dell’articolo 18 un fatto di civiltà, come se cedere su di esso significasse aprire la strada a una generale restaurazione antioperaia , alla stessa abolizione dello Statuto dei Lavoratori.
Non sono sospetti e preoccupazioni esagerate. E qui ci possiamo richiamare proprio all’ultima parte dello scritto di Spinelli. Quel che angustiava Biagi, nel Libro Bianco e negli altri testi di questi anni, scrive, "era l’amplificarsi dell’abitudine italiana all’illegalità". Ma, davvero, di chi stiamo parlando? Solo, come sembra intendere lei, di una sinistra che, in certi momenti e da parte di alcuni suoi rappresentanti, si è dimostrata "cedevole" sui principi dello stato di diritto pensando di trarne vantaggi nella lotta politica (o negli accordi) con Berlusconi? Una pagliuzza, si direbbe evangelicamente, di fronte alle travi e agli interi boschi che galleggiano negli occhi del Cavaliere stesso, dei suoi amici da Previti in giù, con i provvedimenti che da quando sono al governo essi hanno deliberato per sfuggire alle loro responsabilità penali di ogni tipo. Vogliamo davvero fare a Biagi il torto di usare la sua morte per chiudere, e far chiudere, gli occhi di fronte a tutto questo?