Il telelavoro sale a quota 30%

01/04/2011

È la percentuale delle imprese del terziario che lo concedono
Da una parte c’è la domanda dei lavoratori di un miglior «work-life balance» , cioè di un giusto equilibrio vita-lavoro, minor stress e aiuti alla gestione familiare. Dall’altra ci sono gli obiettivi aziendali di flessibilità, aumento della produttività e abbattimento dei costi di mantenimento delle sedi di lavoro. Due bisogni inconciliabili? No se, come ritiene qualcuno, si mette una quota di dipendenti a lavorare in casa propria. Se cioè si ricorre a forme organizzative oggi poco praticate, il telelavoro (dal proprio domicilio) o il remote working (da postazioni esterne all’azienda). Per ora l’Italia sta in coda a tutto il Continente: ha il 3,9%degli occupati in telelavoro contro una media dell’Europa a 15 dell’ 8,4%e con la Danimarca al 16%, il Regno Unito al 9,6%, la Germania all’8,5%e la Francia al 7%. C’è però un segmento della nostra economia, quello dei servizi, che lo sta utilizzando molto più della media. È quanto emerge dall’indagine appena conclusa da AstraRicerche per Manageritalia, il sindacato dei dirigenti e quadri del terziario, che ha interpellato un campione di 1.900 manager del settore. Il risultato è inatteso: quasi un’azienda su tre (il 29,5%) sta utilizzando il telelavoro. Si tratta soprattutto di imprese con più di 250 dipendenti, in maggioranza multinazionali estere situate nel Nord-Ovest. «Ma non sono solo i grandi gruppi che lo usano — spiega il presidente di Manageritalia Guido Carella — ci sono anche aziende più piccole, quelle con almeno un manager all’interno e quindi con una cultura più aperta» . L’indagine fa emergere l’identikit dei telelavoratori: soprattutto quadri (74%), impiegati (72%) e dirigenti (70%), appartenenti alle funzioni commerciali (68%), al marketing-comunicazione (43%), all’Ict (29%) e all’amministrazione (27%). Qualche esempio sul campo? «Siamo partiti due anni fa e ora è coinvolto il 15%dei dipendenti — spiega Federica Zanini, direttore risorse umane della multinazionale delle biotecnologie farmaceutiche Amgen Dompé —. Tra i vantaggi ottenuti l’aumento della qualità del lavoro, la maggiore concentrazione, la facilitazione nella conciliazione vita privata e professionale, la riduzione dei tempi di viaggio. Inoltre le persone sono più motivate e i livelli di produttività non sono inferiori a quelli precedenti» . Un’esperienza ancor più consolidata è quella di Luca Valerii, direttore risorse umane di Microsoft. «In Italia già da anni c’è la possibilità di lavorare da remoto quando necessario e abbiamo dotato tutti i dipendenti di un accesso gratuito alla banda larga da casa. I benefici sono enormi, non solo in termini di minori costi e maggiore produttività, ma anche di miglioramento della qualità della vita» . Al di là dei casi d’eccellenza resta però la diffidenza di molte aziende, che non hanno mai usato il telelavoro perché temono la perdita del controllo sui dipendenti. «Ma il controllo si fa sugli obiettivi che la persona deve raggiungere — conclude Carella — non piazzandosela davanti agli occhi per tutto il giorno»