Il «tavolo» per la riconversione? Per la Fiom Cgil meglio spostarlo nella sede della Regione Sicilia

24/09/2010

Tra torme di turisti fuori stagione, i delegati Fiom Cgil di Termini Imerese hanno occupato ieri mattina i giardini di piazza S. Marco, davanti al Campidoglio. Una conferenza stampa dopo il non brillante «tavolo» che si è tenuto ancora una volta al ministero dello sviluppo economico (senza ministro) e per comunicare che la misura è colma. La Fiom chiede che a questo punto la sede della «trattativa» venga spostata in Regione Sicilia, pur mantenendo gli stessi protagonisti (Fiat, governo, sindacati e Regione). A Roma, infatti, l’impressione è che si rinvii da un appuntamento all’altro – il prossimo, forse, ai primi di dicembre – senza impegni precisi. Non certo della Fiat, che ha deciso di chiudere lo stabilimento a fine 2011, né dal governo. Mentre a Palermo il presidente regionale, Raffaele Lombardo, parla di 350 milioni impegnabili dalla sua giunta per favorire il trapasso a nuovi soggetti. Uno scossa a un rito ormai visto come inutile, insomma, e a cui la Fiat presenzia senza profferir parola, come se la cosa non la riguardasse più.
Giorgio Airaudo, segretario nazionale delegato al settore auto è stato esplicito: «i lavoratori vogliono risposte subito», mentre i tempi al ministero «sono troppo lenti». Come minimo, «pensiamo che i cittadini siciliani meritino lo stesso trattamento di quelli piemontesi», dove la Regione alla fine è riuscita a mettere allo stesso tavolo i sindacatim gli enti locali e Sergio Marchionne.
Com’è noto, per ora ci sarebbero cinque «manifestazioni di interesse» per il sito di Termini; ma solo tre riguardano in qualche modo l’auto. Ma nessuna sembra in grado di sostituire, da sola, l’attuale configurazione di Termini. E si parla di un «mix» tra le varie iniziative, con grossi problemi di gestione dei vari passaggi e di ricollocazione del personale. Perché lavoratori non sempre giovanissimi non possono esser riciclati nella florovivaistica o nel cinema. «Noi vogliamo una fabbrica, non una discarica di ammortizzatori sociali», ha spiegato Airaudo.
Sia Roberto Mastrosimone (segretario palermitano Fiom) che altri intervenuti hanno calcato l’accento sul fatto che la Fiat ha preso moltissimi soldi dallo stato e che quindi non può esserle consentito di «lasciarsi dietro solo un cumulo di macerie». Roberta Fantozzi, della segreteria di Rifondazione, ha riproposto il tema della «restituzione dei soldi pubblici presi da qualsiasi impresa che voglia delocalizzare». Maurizio Zipponi (Idv) ha illustrato la proposta del suo partito: se c’è un acquirente, «Fiat deve vendere a un euro sia gli impianti che i brevetti», con un bando internazionale per un progetto di rilancio, sia del sito che dell’indotto. Anche Cesare Damiano, del Pd, ha solidarizzato con i lavoratori e criticato Marchionne («la competitività non si trova con lo scontro, né disapplicando le sentenze della magstratura»), pur ammettendo che «la sfida della Fiat va raccolta». Nessun rappresentante, invece, dei partiti della maggioranza.
Servono risposte e progetti industriali, non bei discorsi. Prima lo si capisce, meglio è.