Il tavolo MercatoneUno

23/07/2002



23 Luglio 2002

 

Il tavolo Mercatone Uno
L’integrativo si discute al Welfare. Al centro i turni e i videocontrolli

AN. SCI.

Mercatone Uno, si apre oggi il primo tavolo nazionale tra azienda e sindacati al ministero del lavoro. Una convocazione delle parti, cui si è dovuto giungere dopo le numerose richieste di Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil – finora ignorate dall’azienda – di discutere la piattaforma dell’integrativo aziendale. «Mercatone Uno è composta da numerosi negozi in srl, la cui maggioranza è però detenuta sempre da Mercatone Uno Service – spiega Gabriele Guglielmi, della segreteria nazionale Filcams – Una struttura "a scatole cinesi" che permette all’azienda di nascondersi dietro un dito, sostenendo di non essere una realtà nazionale e di non dover discutere dunque un integrativo comune a tutti i punti vendita. Per questo motivo, fino a oggi, sono stati realizzati soltanto accordi locali». La vertenza riguarda circa 3 mila dipendenti, distribuiti in un’ottantina di negozi – del mobile e non solo – sparsi in tutta la penisola, dal Trentino alla Sicilia. Legati all’integrativo, da discutere sono anche il problema dei controlli a distanza per mezzo delle telecamere e quello del collocamento obbligatorio dei disabili. Mercatone Uno ha fornito i punti vendita di telecamere a circuito chiuso, senza realizzare – denuncia la Filcams – un accordo con il sindacato. «Sono stati avvertiti solo i clienti, per mezzo di cartelli all’uscita dei locali – dice Guglielmi – mentre i dipendenti dovrebbero credere semplicemente sulla parola che i videocontrolli non riguardano anche loro. E’ una chiara violazione del quarto articolo dello Statuto dei lavoratori. Persino con la McDonald’s, di recente, abbiamo concordato l’uso delle telecamere nei ristoranti. Mentre da Mercatone Uno, casualmente e in via puramente ufficiosa, abbiamo saputo soltanto che le immagini vengono trasmesse via telefono da tutti i negozi a Imola: una dimostrazione, oltretutto, che l’azienda ha una struttura centralizzata molto ben definita». Sulla base di abusi registrati in diversi negozi, sono già partite le denunce al ministero del lavoro; se non si giungerà a un accordo, altre potrebbero essere presentate alla magistratura.

Un altro punto su cui a Mercatone Uno fa comodo apparire come azienda unica è quello delle quote dei disabili. Secondo la legge, infatti, tutte le aziende sono obbligate ad assumerne un certo numero in percentuale rispetto al totale dei propri dipendenti. Si possono assegnare le quote negozio per negozio, o, nel caso di catene molto grosse, anche chiedere la cosiddetta «compensazione»: impiegare cioè lo stesso numero solo in alcuni punti vendita, pur rispettando comunque la media obbligatoria. «Mercatone Uno ha chiesto di poter applicare la compensazione – spiega Guglielmi – E’ un’altra prova che c’è una struttura centrale forte, e che si ricorre all’immagine dei punti vendita diversi e frammentati solo quando si deve trattare con i sindacati».

Altra vertenza importante, ormai aperta da oltre un anno, è quella relativa alle domeniche lavorative. «La gestione dei turni si è trasformata in alcuni casi – denuncia la Filcams – anche in una sorta di "mobbing", soprattutto nei confronti delle donne». A farne le spese sono spesso giovani donne assunte part-time, che si ritrovano a fare continuativamente tutti i sabati e le domeniche del mese, con un grave disagio in rapporto alla conduzione della propria vita familiare. E l’azienda non viene loro incontro neppure parecchio tempo dopo l’assunzione, quando chiedono di essere inserite nei turni normali.