Il tavolo della concertazione è zoppo

16/06/2004


 Economia
 
     
 



Da l’Unità del
16.06.2004
 

I segretari generali di Cgil, Cisl e Uil si vedranno separatamente con Bombassei. A fine mese l’incontro collegiale con Montezemolo
Il tavolo della concertazione è zoppo
Sindacati e Confindustria s’incontrano, ma il governo, bocciato alle urne, pensa all’articolo 18
Felicia Masocco

ROMA Chiuse le urne e battuta Forza Italia da oggi cominciano gli incontri tra Confindustria e sindacati per la nuova
stagione di dialogo annunciata dal presidente degli industriali e accolta con favore da Cgil, Cisl e Uil. Alberto Bombassei che a Viale dell’Astronomia ha la delega delle relazioni industriali incontra oggi il segretario della Uil Luigi Angeletti, entro la settimana sarà la volta di Savino Pezzotta, poi di Guglielmo Epifani. Si tratta di incontri separati per puri motivi di agenda, fa sapere il leader della Uil, e se anche fosse altro, se si trattasse cioè di faccia a faccia voluti, le cose non cambierebbero, la prima verifica del nuovo corso di Confindustria si avrà infatti a fine mese quando intorno ad un tavolo siederanno i leader sindacali e Luca Cordero di Montezemolo. L’impegno di tutti è di ricercare un’intesa per il rilancio dell’economia con l’auspicio che il governo non si chiami fuori come è avvenuto con l’accordo sullo sviluppo di un anno fa.

Ora il quadro politico è leggermente mutato, i centristi della maggioranza e l’ala sociale di An presentano il conto a Berlusconi perché – dicono – se per la coalizione non è stato il tracollo si deve a loro che con i sindacati avrebbero preferito il dialogo, che avrebbero voluto un’altra politica economica. La concertazione è per questo più vicina? La prima prova con l’esecutivo sarà il Dpef che secondo indiscrezioni verrà presentato dopo la trimestrale di cassa, quindi dopo il 10 luglio. Uno slittamento dunque, in compenso Maurizio Sacconi non perde tempo. Ieri il sottosegretario al Welfare ha inaugurato il dialogo-post elezioni annunciando che porterà avanti, da subito, l’approvazione della delega 848-bis che contiene la riformetta degli ammortizzatori sociali e la modifica dell’articolo 18, ma i licenziamenti, a suo dire, sarebbero «un contenuto minore di quella riforma». La delega è una derivazione del Patto per l’Italia che la Cgil non ha firmato. Ora, è vero che il sottosegretario ha chiarito che per lui la concertazione sta al voto europeo «come i cavoli a merenda» visto che «anche la Lega ha avuto un buon risultato», ma se anche altri al governo intendono cominciare dalle cose che dividono anziché da quelle che uniscono, la concertazione nasce zoppa. Evidentemente Maurizio Sacconi non avverte il clima diverso che avvicina le parti sociali, il responso delle urne inoltre non gli ha insegnato nulla, né ha detto qualcosa il successo di Sergio Cofferati, uomo-simbolo della difesa dell’articolo 18 diventato sindaco di Bologna senza se e senza ma. Per il sottosegretario «bisogna riprendere il dialogo sociale, che ha prodotto la legge 30 e il Patto per l’Italia» cioè «momenti di concreta concertazione».

«Sacconi è un patetico provocatore, dovrebbe darsi una regolata considerato come è andata alle elezioni», commenta la segretaria confederale della Cgil Carla Cantone. Quanto al «nuovo corso» «il problema non è concertazione si o no, ma la volontà politica di andare al merito dei problemi che come Cgil, Cisl e Uil abbiamo posto con la piattaforma varata nel marzo scorso e sulla quale abbiamo fatto uno sciopero generale». Per Corso d’Italia il percorso è lineare: verificare con la nuova Confindustria e con il governo se ci sono le condizioni per discutere di politica industriale e di politica economica e dare le risposte necessarie. «Con Confindustria si deve vedere se si possono fare passi in avanti per arginare il declino industriale – continua Cantone -. Montezemolo si è detto d’accordo a cominciare da qui, vedremo i fatti, noi ci aspettiamo che le imprese assumano impegni precisi. E che lo stesso faccia il governo visto che nella piattaforma di marzo ci sono anche la previdenza e il fisco. È evidente che se il governo porterà avanti quel che ha già deciso, concertare sarà assai difficile». Ieri c’è stata anche una polemica tra la Cisl e la Fiom. Oggetto le parole di Savino Pezzotta che in un’intervista ha rivendicato il merito di aver tenuto vivo il modello della concertazione «con il Patto per l’Italia e anche con la legge 30 che non condividevamo, ma per la quale abbiamo aperto spazi di contrattazione che hanno dato importanti risultati». Riflessioni «assolutamente non convincenti» per il segretario nazionale della Fiom Giorgio Cremaschi in disaccordo «con il carattere positivo» di quelle esperienze. E, aggiunge, «non mi pare il caso di riproporre oggi un grande accordo triangolare tra governo, sindacati e Confindustria che, sotto la parola concertazione, finirebbe per legittimare le politiche economiche liberiste di questi anni».