Il superbonus? È un «colossale imbroglio»

21/04/2005
    giovedì 21 aprile 2005

    Duro giudizio della Cgil: sono risultati scarsi gli effetti del provvedimento sul sistema previdenziale e sulle casse dello Stato
    Il superbonus? È un «colossale imbroglio»

      Felicia Masocco

        ROMA È «un colossale imbroglio», per la Cgil, il superbonus per chi resta al lavoro pur avendo i requisiti per la pensione di anzianità. Il durissimo giudizio di Guglielmo Epifani non si riferisce tanto all’incentivo in sé, alla somma anche sostanziosa che appesantisce la busta paga dei pensionandi, quanto agli effetti mirabolanti che a sentire il governo il meccanismo avrebbe dovuto avere sul sistema previdenziale e sulle casse dello Stato. A fornire le cifre (fonte Inps) è la segretaria confederale Morena Piccinini nel corso di un convegno che il sindacato ha tenuto ieri sulla previdenza. «Dopo la prima ondata di ottobre che ha registrato 17mila richieste, il numero delle domande si sta stabilizzando in meno di 2mila al mese – spiega – ben al di sotto dei numeri che il governo ha pubblicizzato in modo strumentale». Il 24% dei richiedenti il bonus aveva già maturato un’anzianità uguale o superiore a 40 anni e aveva scelto di rimanere al lavoro pur non incrementando il rendimento pensionistico. Inoltre il 30%, avendo 38 o 39 anni di anzianità contributiva, aveva acquisito da almeno un anno il diritto alla pensione di anzianità. «Insomma , oltre il 50% dei richiedenti aveva già deciso di restare al lavoro – continua Piccinini – e questo da “sostanzioso” risparmio sulle prestazioni che doveva essere si trasforma in mancato gettito contributivo».

          Gli ultimi dati Inps si riferiscono al primo aprile scorso, a quella data erano arrivate complessivamente 36.602 domande di cui 25.966 accolte, 8209 sono da esaminare. Delle domande presentate presso gli sportelli Inps, 744 portano il timbro di settembre, prima quindi dell’emanazione del decreto attuativo; 19.383 sono state presentate nel mese di ottobre; 4.530 a novembre e 5.595 a dicembre. Il trend è decisamente in calo: a gennaio di quest’anno sono state presentate 2.336 domande, 1.935 a febbraio e 2.179 a marzo stabilizzandosi su una media di circa 2.000 richieste al mese. «Mese dopo mese – ha detto Epifani – si scopre un colossale imbroglio. Sono 2mila al mese circa le richieste per restare al lavoro e mille di questi lavoratori che hanno fatto domanda sarebbero comunque rimasti. Che effetto sociale ha? Non serve letteralmente a nulla». Da aggiungere che a fare richiesta per restare sono in stragrande maggioranza uomini (32.969 a fronte di 3633 donne), e risiedono perlopiù al nord (soprattutto in Lombardia) e al centro, il sud resta fanalino di coda.

            Il decreto attuativo che regolamenta il superbonus è l’unico approvato dei 17 necessari per rendere operativa la «controriforma» previdenziale, «non ha dato i risultati sperati dal governo – commenta Piccinini – ed è un sostanziale fallimento». Tutto il resto – a cominciare dal decollo della previdenza integrativa – è invece è fermo, «bloccato da una situazione paradossale», afferma Epifani in cui il governo ha voluto equiparare le diverse opzioni, cioè i fondi negoziali, aperti e polizze individuali, una scelta che la Cgil continua a bocciare come del resto la riforma nel suo insieme. Se il centrosinistra vincerà le elezioni dovrà destrutturare quella riforma e tornare a discutere, in particolare sulla previdenza integrativa e l’estensione dei diritti. «Sulla previdenza integrativa – ha concluso Epifani – bisogna lavorare. Il 10% di iscritti ai fondi è troppo basso. Abbiamo l’interesse che si sviluppi questo pilastro».