Il super-bonus costerà almeno 150 milioni

09/01/2003


Giovedí 09 Gennaio 2003


Il super-bonus costerà almeno 150 milioni

Previdenza – Prime stime sulle misure di incentivazione applicabili a 25mila «posticipi» della pensione
MARCO ROGARI


ROMA – Un super-bonus contributivo e fiscale da almeno 150 milioni di euro per incentivare, con maggiorazioni della retribuzione del 20-30%, 25 mila posticipi del pensionamento l’anno. Che potrebbe raddoppiare se a restare al lavoro fossero 50mila soggetti in possesso dei requisiti per il trattamento di anzianità. Il tutto, secondo il Governo, abbondantemente compensato dalla minor spesa previdenziale che si realizzerebbe, sempre annualmente, per effetto dei rinvii dei pensionamenti. Per il momento si tratta di stime grezze e assolutamente ufficiose, elaborate da alcuni esperti previdenziali. Ma le "simulazioni" alle quali stanno lavorando i ministeri dell’Economia e del Welfare, non dovrebbero discostarsi troppo da questi dati. L’analisi contabile sarà portata a termine all’inizio della prossima settimana. A quel punto il Governo deciderà l’entità del super-bonus (15, 20 o 30%) e l’effettiva ripartizione degli "sconti" contributivi e fiscali da inserire nella bozza di emendamento alla delega pensioni da sottoporre, sempre la prossima settimana, alle parti sociali. Le stime degli esperti partono da due dati: un flusso "minimo" annuale di posticipi (tra dipendenti privati, pubblici e "autonomi") di 25mila soggetti in possesso dei requisiti per l’anzianità (circa il 25% degli attuali trattamenti anticipati) e l’importo medio della retribuzione (tenendo sempre conto delle tre diverse categorie di lavoratori) pari a circa 18mila euro annui. Con una maggiorazione della retribuzione del 30% il costo del super bonus, calcolando anche l’effetto prodotto dalle minori entrate contributive e fiscali, sarebbe di circa 135-150 milioni di euro. Che salirebbero a 270-300 milioni di euro nel caso in in cui la permanenza in attività riguardasse 50mila lavoratori. In entrambi i casi la mancata uscita verso la pensione, prendendo a riferimento un assegno medio annuale di circa 15mila euro (assomando ancora una volta dipendenti privati, pubblici e "autonomi"), produrrebbe ogni anno, almeno sulla carta una riduzione delle uscite previdenziali nettamente superiore al costo del super-bonus. Del resto, il Governo già con l’attuale versione della delega ha previsto di realizzare alcuni risparmi grazie all’incentivo a posticipare (per almeno un anno) il pensionamento derivante dalla certificazione dei diritti acquisiti. Risparmi che dovrebbero raggiungere i 57 milioni di euro nel 2003 per poi salire a 114 milioni e 119 milioni nel 2004 e nel 2005. Una stima che poggia sulla previsione di un ricorso al posticipo dell’uscita dal lavoro da parte di una fetta pari al 4% della leva media di pensionamento di anzianità dei lavoratori dipendenti privati e pubblici quantificata prudenzialmente dall’Esecutivo in circa 165mila unità. Per calcolare i risparmi i tecnici del Governo hanno preso come riferimento anche un importo medio del trattamento stimato in circa 18.600 euro circa. Al di là dei dati già ufficiali sugli effetti dell’attuale versione della delega, occorrerà attendere l’impatto contabile finale dell’emendamento in cui dovrebbe essere inserito il super-bonus. Che dovrebbe fare leva su due strumenti: una riduzione di almeno dieci punti dell’aliquota contributiva; un pacchetto di sconti fiscali ad hoc. Per dare maggiore forza al maxi-incentivo i ministeri del Welfare e dell’Economia sono poi intenzionati a rendere automatica la possibilità di restare al lavoro per chi avrà già maturato i requisiti per la pensione di anzianità, abolendo quindi l’assenso obbligatorio previsto invece dall’attuale testo della delega.