Il Sud torna a perdere occupati

31/03/2003



            Sabato 29 Marzo 2003
            ITALIA-LAVORO
            Il Sud torna a perdere occupati

            Mercato del lavoro – In un anno 35mila posti in meno – Crollano i servizi ma l’industria continua a crescere

            ALESSANDRO BALISTRI


            MILANO – Crollano i servizi e cresce l’industria nel Mezzogiorno. Il risultato sono 35mila posti di lavoro in meno a gennaio rispetto a un anno prima. E se si esclude l’Abruzzo, il Nord del Sud, il Mezzogiorno perde 45mila lavoratori. Con i dati Istat riemerge la sofferenza della parte più debole del Paese, stretta tra i limiti strutturali e le difficoltà congiunturali. Nei servizi gli occupati sono 58mila in meno e il calo è aggravato dall’agricoltura, con 11mila persone in meno: l’unico dato positivo arriva, a sorpresa, dall’industria, ma i 33mila occupati in più non bastano a compensare gli altri settori. La Sicilia, da sola, con 23mila posti scomparsi ha causato oltre due terzi delle perdite del Mezzogiorno. Colpa anzitutto dei servizi (-20mila), settore in profonda crisi anche in Campania (-24mila) e Sardegna (-12mila). In Puglia, invece, è stata l’agricoltura a soffrire di più: il prezzo pagato è di 13mila posti di lavoro. Ma il calo è stato assorbito dall’industria, come sottolinea Vincenzo Divella: «La Puglia è stata brava ad attirare imprese straniere e a diventare un polo industriale. Il problema è che rimangono troppe piccole aziende che non fanno sistema, non si consorziano e rimangono fuori mercato». Per invertire la tendenza sull’agricoltura, da imprenditore dell’agroindustria, Divella propone un approccio di filiera, che valorizzi i prodotti dei campi. Poi c’è il problema degli incentivi, sentito da tutti gli imprenditori del Sud. «È importante che coinvolgano l’impresa sul piano finanziario, senza grossi aiuti a fondo perduto ma con la leva fiscale, e che siano in un quadro di chiarezza, di certezza degli strumenti». Una certezza venuta a mancare di recente. «Il credito d’imposta per l’occupazione – dice il presidente degli industriali siciliani, Ettore Artioli – ha funzionato, anche come strumento di emersione. La fase di sospensione dell’incentivo probabilmente ha inciso su questi risultati e dallo scorso gennaio non ci sono neanche gli sgravi contributivi triennali sulle nuove assunzioni. Siamo in un quadro di incertezza: aspettiamo che in aprile riparta il bonus». La tenuta dell’industria in Sicilia, secondo Artioli, è dovuta agli ammortizzatori sociali, alla presenza di grosse crisi, come quelle dell’auto e della chimica, che ancora non hanno fatto sentire fino in fondo gli effetti. «Per i servizi – aggiunge – il calo si deve alle piccole imprese e all’inevitabile caduta dopo la forte crescita dei settori più avanzati negli ultimi anni». L’economia dell’isola arranca e Artioli esorta la Regione a convocare le parti sociali per discutere di un Patto per il rilancio. In Campania l’occupazione è quasi stabile, grazie a due dati molto diversi per industria e servizi. Il presidente degli industriali napoletani, Tommaso Iavarone, spera in un «cambio di ritmo» a breve, con l’attuazione «della riforma Biagi sul mercato del lavoro e un efficace ridisegno degli incentivi al Sud che rappresenti una svolta rispetto a un 2002 costellato, su questo fronte, da incertezze e delusioni».