Il Sud si scopre caro e poco attrattivo

21/09/2005
    mercoledì 21 settembre 2005

      ECONOMIA ITALIANA – pagina 17

        I PROBLEMI DEGLI IMPRENDITORI

        Il Sud si scopre caro e poco attrattivo

          Patti ( Valtur): «Necessario ridurre il costo del lavoro»
          Rendo (Unai): «Rimane un deficit di infrastrutture»

            VERA VIOLA

              L’ effetto prezzi mette in ginocchio il turismo nel Sud d’Italia. Coste, città d’arte, mete religiose italiane, in altre parole, perdono attrattività per la concorrenza di aree emergenti: Turchia, Egitto, Marocco , Croazia e altre mete.

              «Una vacanza nelle regioni del Sud d’Italia costa molto più di una pari in Turchia. I turisti preferiscono altre mete e noi operatori non abbiamo strumenti adatti a catturarli — dice Maria Concetta Patti, ad di Valtur — Abbiamo bisogno di una politica nazionale per il turismo e di interventi urgenti. Tra un anno potremmo ritrovarci a parlare, non più di un settore in crisi, ma di numerose imprese che hanno chiuso e che stanno delocalizzando» .

              Congiuntura negativa, allarme generale, preoccupazioni: è quanto si coglie in platea al teatro San Carlo di Napoli mentre si svolgono i lavori della Giornata del turismo, promossa da Federturismo. Un’occasione per fare emergere i problemi e per formulare proposte condivise dagli operatori. Con uno sguardo particolare ai problemi del Sud, considerato il trampolino di lancio dell’Economia e del turismo italiano, per le grandi potenzialità del suo territorio.

              Per l’ad dei villaggi Valtur (sette villaggi e 6.500 posti letto), c’è molta attenzione da parte dei consumatori di tutto il mondo verso le bellezze naturali e culturali del Mezzogiorno italiano, ma, nei fatti, gli arrivi si contraggono di anno in anno.

              La spina nel fianco del turismo italiano — per gli operatori meridionali — è il costo del lavoro. Ugo Rendo, albergatore siciliano e presidente dell’Unai ( Unione nazionale albergatori italiani) aderente a Federturismo, snocciola i dati raccolti facendo una serie di verifiche dirette. «A Cuba — elenca Rendo — un dipendente guadagna in media 10 dollari al mese, in Egitto ne guadagna cento, in Italia 1000. In Cina lo stesso lavoratore percepisce circa 100 dollari al mese per 12 mensilità e con soli sette giorni di ferie. È evidente che i costi molto alti ci costringono a praticare listini che non sono paragonabili a quelli di altri Paesi. Se poi aggiungiamo che abbiamo strade inadeguate, che non abbiamo porti attrezzati, che i servizi sono poco e gli eventi non esaltanti si comprendono le cause del declino» . Infine Rendo riprende le parole espresse nei giorni scorsi dal presidente di Confindustria Luca Cordero di Montezemolo: «Il Sud è stato abbandonato: non c’è strategia politica per sostenere un settore che potrebbe avere un magico effetto trainante» .

              «Se guardiamo le congiunture degli ultimi anni — dice Enzo Lombardi, albergatore di Pietrelcina (il paese natale di Padre Pio in provincia di Benevento) e presidente della sezione turismo di Confindustria Campania — parliamo di piccole oscillazioni in positivo e negativo. Il vero problema è che il turismo cresce nel mondo al ritmo dell’ 11% annuo, mentre in Italia resta fermo. Dovremmo produrre una forte spinta per una crescita molto più accelerata».

              La diagnosi sullo stato di salute del turismo italiano e meridionale, insomma, è una sola ed è comune, mentre le cure da impartire sono, secondo gli operatori, numerose. «Riduzione del costo del lavoro» , indica con prontezza Emilia Patti. «Un’offerta innovativa confezionata dalle mani del privato e del pubblico in grande collaborazione», per Lombardi.

              «Promozione concertata — dice Massimo Maiello, presidente della sezione turismo di Avellino — e un ruolo attivo degli Enti per il turismo»

              «Soprattutto il prodotto — consiglia infine Stefania Mandurino, agente di viaggi, tour operator e titolare di una società pugliese di organizzazione di congressi, presente peraltro nella Giunta di Federturismo — va ripensato. Perchè visitare il Salento? — si domanda Mandurino — Per la costa, i centri storici, la cucina. Dovremmo tirar fuori tutto il buono, renderlo fruibile nella maniera più facile e gustosa, sul modello della Francia, della Provenza. Potremmo creare dei distretti turistico culturali. Insomma, partiamo dal prodotto, dopo sarà facile promuoverlo».