Il Sud accelera ma non basta

18/04/2003



              Giovedí 17 Aprile 2003
              VARIE
              Il Sud accelera ma non basta

              Billè: ancora troppe le carenze
              Secondo un’analisi Aprom l’aumento di aziende e investimenti non è sufficiente per agganciare il Nord


              ROMA – Nonostante i segnali positivi degli ultimi anni il divario tra il Mezzogiorno e il resto del Paese resta enorme. Il lieve recupero del Pil, che tra il 1995 e il 2000 è cresciuto del 10,6% contro il 9,4% del Centro-Nord, e anche la crescita degli investimenti (al Sud +24,4% contro il 23,3%) «non ha comunque permesso di intaccare, se non in misura minimale, i consistenti divari che separano l’area dal Centro Nord». È questa la sentenza emessa dall’Aprom (Associazione per il progresso del Mezzogiorno) nel «Rapporto sul l’evoluzione e struttura del l’economia meridionale dal 1995 al 2002», secondo cui se il trend attuale verrà confermato «ci vorranno 50 anni per fare un’unica Italia». A rappresentare le numerose difficoltà che ostacolano la crescita del Sud è stato Sergio Billè, che oltre a guidare la Confcommercio è anche presidente della Aprom. Billè, in particolare, ha segnalato la gravità della permanenza del gap infrastrutturale che si attesta a circa il 60-65 per cento. «O problema si risolve entro pochi anni – ha ammonito il presidente della Confcommercio – o il Mezzogiorno è destinato davvero a perdere tutti i treni» sia «quello che dovrebbe portarlo al ricongiungimento con il sistema economico nazionale», sia quello dell’allargamento Ue. Ma il gap, ha spiegato Billè, deve essere inteso non solo con riferimento «alle abissali carenze oggi esistenti nel sistema viario, ferroviario, portuale o di quelle altrettanto vistose, all’interno dei sistemi urbani, ma alla mancanza di infrastrutture ancora più indispensabili come nel settore dell’energia elettrica. Non tutti sanno forse che oggi basta vada in tilt una centrale elettrica del Lazio per avere un completo black-out in regioni come la Campania e la Calabria». A rendere difficile la vita delle imprese meridionali continua ad essere anche la pressione delle organizzazioni criminali. «Chi vorrebbe fare impresa nel Sud – ha aggiunto – si trova tra l’incudine e il martello: da un lato teme che la mancanza di supporti e di adeguate infrastrutture alzi troppo la soglia di rischio del suo investimento, dall’altro sente il fiato sul collo dei potenti e subdole organizzazioni che, per tutelare i loro interessi, di tutto hanno bisogno meno che di imprese che vogliono davvero puntare allo sviluppo economico e sociale». Un pessimismo che d’altra parte trova conferme nei dati prodotti dal Rapporto dell’Aprom. Il Sud consuma più di quello che produce e per compensare questo gap è costretto a ricorrere in misura consistente alle importazioni con un conseguente indebitamento e spostamento di ricchezza verso altre Regioni e Paesi. Nonostante questo "eccesso" di consumi la spesa resta nettamente inferiore: circa 9.500 euro annui contro i 14.000 del Centro Nord. Contemporaneamente il tasso di disoccupazione continua ad essere vicino al 20% contro il 5,7% del Nord. Un dato che ha prodotto negli ultimi tempi una ripresa del flusso migratorio da Sud a Nord (basti pensare alla Calabria che negli ultimi 5 anni ha perso ben 30mila abitanti). Un segnale positivo viene, invece, dalle imprese. Il tessuto imprenditoriale del Mezzogiorno ha evidenziato, negli ultimi due anni, una vitalità molto marcata, anche se la crescita ha riguardato soprattutto terziario, commercio, alberghi, ristoranti e servizi. Nel 2002 si sono registrate, infatti, circa 57mila nuove iscrizioni di imprese nel terziario contro le 49mila cancellazioni, per un saldo attivo di ottomila aziende. E proprio il ministro delle Attività produttive, Antonio Marzano, intervenuto a un convegno della Cisl a Taranto, ha spiegato le tre strategie del Governo di sostegno allo sviluppo del sistema imprenditoriale: una politica della competitività, una per l’attrazione degli investimenti e una per la diversificazione. Marzano ha poi parlato del Fondo unico per il Sud, «ho chiesto che sia Berlusconi a presiederlo – ha detto – per evitare che ci sia una gara fra ministri sull’attribuzione delle risorse».
              BARBARA FIAMMERI