Il sommerso «vale» 100 miliardi

04/06/2010

ROMA— Il valore aggiunto generato dal lavoro irregolare nel 2009 potrebbe essersi collocato poco al di sotto dei 100 miliardi di euro, riportandosi a una quota del 6,5% del Pil (prodotto interno lordo), agli stessi livelli del periodo 2004-2006.
Il rapporto— Il calcolo è contenuto nel «Rapporto sul terziario» presentato ieri dal Centro studi di Confcommercio, diretto da Mariano Bella. A livello territoriale, il Mezzogiorno è la ripartizione territoriale con la quota più elevata di valore aggiunto da lavoro non regolare, pari a poco più di 40 miliardi di euro a prezzi correnti, circa il 40% dell’intero valore aggiunto sommerso: un livello, si legge nel rapporto, «rimasto complessivamente stabile a partire dal 2007».
I rimanenti 58 miliardi circa di valore aggiunto sommerso, a livello nazionale, si ripartiscono nelle restanti aree geografiche, con il Nord-Est a denotare il livello più basso: poco più di 16 miliardi di euro.
La maggiore o minore presenza di valore aggiunto sommerso da occupazione irregolare riflette la maggiore o minore incidenza di occupati non regolari in quelle stesse aree.
Il Mezzogiorno— Dai dati del Centro studi emerge come quasi un milione e 100 mila occupati non regolari risultino impiegati al Sud, vale a dire quasi il 42% dell’intera occupazione irregolare, concentrata per oltre il 64% nei servizi, per poco più del 15% in agricoltura e per quasi il 9% nelle costruzioni, incidenze che si differenziano da quelle medie nazionali, dove si registra una maggiore prevalenza dei servizi (oltre il 71%) e un tasso d’irregolarità più basso di circa due punti in agricoltura e nelle costruzioni.
Il Triveneto — Il Nord-Est e il Centro rappresentano le aree con la presenza più contenuta di occupati irregolari, mediamente intorno alle 450 mila unità, mentre nel Nord-Ovest gli occupati non regolari hanno superato nel 2009 le 600 mila unità, con una concentrazione nei servizi che sfiora l’80%, nella massima parte nel settore dei servizi personali e alle famiglia (lavoro domestico e assistenza domiciliare).
Il trend — Nel complesso, a livello nazionale, gli occupati non regolari nel 2009 sono stati 2 milioni e 600 mila, dei quali quasi 2 milioni e 200 mila dipendenti. Il dato risulta in lento ma costante ridimensionamento se si pensa che nel 1991 il numero dei lavoratori di questo tipo si attestava poco al di sotto dei 3 milioni e 100 mila unità.
Un risultato che il rapporto Confcommercio attribuisce alla normativa sulla flessibilità inaugurata con il pacchetto-Treu.