Il Sole 24 ore – Nuovo contratto in arrivo: 85 euro di aumento e 900 di una tantum

18/12/2018

Nel bel mezzo degli acquisti per il Natale, con tanto di discussione su flessibilità, domeniche e festività, sotto l’albero dei mila addetti della distribuzione moderna e organizzata spunta il rinnovo del contratto di lavoro. Con un’ipotesi finale a cui sono arrivati Federdistribuzione e Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs, che prevede 85 euro di aumento dove vengono contrattualizzate le tranche erogate unilateralmente dalle imprese dal in poi e ulteriori euro, per allinearsi agli altri contratti di riferimento. Per favorire una maggiore uniformità nel comparto e avvicinare le masse salariali di chi fa mestieri simili, pur avendo contratti diversi, per gli addetti delle aziende di Federdistribuzione sono state concordate due una tantum per un totale di quasi 900 euro.

La trattativa per il rinnovo del primo contratto collettivo nazionale di lavoro della distribuzione moderna e organizzata, dopo 6 anni, sembra arrivata al rush finale. La firma dell’ipotesi di accordo potrebbe avvenire già questa settimana, sulla base di uno schema condiviso in larga misura dalle controparti. Bocche cucite in Federdistribuzione, meno sul fronte sindacale dove Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs hanno fatto circolare una nota unitaria che dà conto del possibile punto di caduta dell’intesa.

Per capire l’entità degli importi bisogna partire da una premessa. Dopo l’uscita di Federdistribuzione da Confcommercio, nel 2011, la Dmo ha applicato il contratto siglato da Confcommercio nel 2008 e scaduto nel 2013. Mentre Confcommercio, nel 2015, ha rinnovato il contratto che ha previsto un aumento di 85 euro, Federdistribuzione, dopo trattative che per anni si sono spesso spinte in avanti, molto vicine alla sintesi, non ha mai raggiunto l’intesa con tutte le sigle sindacali al tavolo. Ma non ha nemmeno mai provato a rompere l’unità sindacale. Ha però scelto la via degli aumenti unilaterali per garantire ai lavoratori il potere di acquisto. La prima tranche è arrivata nella primavera del 2016 (si veda l’anticipazione sul Sole Ore del 21 aprile 2016), altre a seguire. Per arrivare al livello del comparto mancavano all’appello 24 euro, prendendo come parametro il quarto livello. L’intesa raggiunta da Federdistribuzione e dai sindacati – che sarebbe valida dal primo gennaio 2019 e scadrà il 31 dicembre 2019 – prevederebbe che siano contrattualizzate le tranche erogate unilateralmente di 15, 30 e 16 euro e che venga erogato un ulteriore aumento di 24 euro sul quarto livello. Per compensare la massa salariale sarebbero previste due una tantum per un totale di quasi 900 euro: una di 500 euro lordi a febbraio del 2019, l’altra di 389 euro lordi a marzo del 2020. Tenendo conto dei nuovi aumenti – escluse le una tantum – questo vuol dire, come mostra la tabella dei sindacati che fa le proiezioni di livello, parametri, paga base, che al quarto livello, quello medio di riferimento, la paga base dal primo gennaio diventa di 1092,46 euro a cui vanno aggiunti la contingenza e l’edr che portano il totale mensile a 1616,68 euro lordi. Nella definizione dei minimi contrattuali, i sindacati hanno tenuto conto anche degli anticipi sui futuri aumenti contrattuali (AFAC), erogati in costanza di applicazione della disciplina 2013 con i 15 euro erogati a maggio del 2016, i 30 euro erogati a luglio del 2017 e i 16 euro erogati a gennaio del 2018. Viene quindi progressivamente compensata la massa salariale, mentre i temi su cui c’è molta attenzione da parte di aziende e sindacati, come le domeniche e la flessibilità, dovrebbero essere demandati al secondo livello di contrattazione. Fatto salvo il confronto sull’orario di lavoro demandato al secondo livello, per far fronte alle variazioni dell’intensità lavorativa in particolari periodi dell’anno, l’azienda potrà superare l’orario settimanale, sino al limite di 44 ore settimanali, per un 16 massimo di settimane. Il confronto sarà finalizzato al raggiungimento di intese e dovrà esaurirsi entro e non oltre 30 giorni dalla sua attivazione, spiega la nota dei sindacati. L’intesa raggiunta, inoltre, dà seguito ad una serie di esigenze già manifestate dalla Dmo. Per la classificazione del personale le parti hanno deciso di istituire una commissione tecnica che dovrà aggiornare le figure professionali di riferimento, mentre per le mansioni, viene diminuito il periodo di attività svolta per l’assegnazione a mansione superiore e il relativo diritto al trattamento corrispondente: 3 mesi per il 6° e 5° livello, 4 mesi per 4° e 3° livello, 5 mesi per 2° livello e 6 mesi per 1° livello.

Per la bilateralità infine le parti hanno concordato di costituire l’ente bilaterale della Dmo, mentre è stato deciso di abrogare il vecchio sistema di assistenza sanitaria integrativa e di costituire un nuovo fondo che sarà operativo da inizio 2020 e che interesserà tutti i lavoratori. Per la previdenza complementare e per i fondi di la formazione continua rimangono in applicazione il Fon.Te e il For.Te. Una commissione paritetica avrà però l’obiettivo di approfondire gli specifici fabbisogni del settore, sulla previdenza complementare e sulla formazione continua. Tra mercoledì e giovedì è attesa la firma con cui potrebbe concludersi la storia di un rinnovo che si è protratta per quasi 6 anni.