Il Sole 24 ore – L’innovazione traina i consumi

05/10/2016

Innovare i prodotti per rilanciare i consumi, snellire i costi delle catene commerciali e respingere i tentativi di svuotare la liberalizzare del commercio: sono i temi della decima edizione del Consumer & retail summit, tenuto ieri a Milano e promosso dal Gruppo 24 Ore con la collaborazione di Gdo Week e Mark Up. «Innovare è una necessità – ha sostenuto Alberto Zunino, partner & managing director di Bcg – Bisogna rompere gli schemi, immaginare il futuro e guardare 33-5 anni. Negli Stati Uniti un consumatore su cinque cerca nuovi prodotti». Sui consumi Alessandro d’Este, ad di Ferrerò commerciale Italia, sostiene che «non c’è da aspettarsipiù di tanto. Il Governo stima una crescita del Pii dell’1% e di solito i consumi crescono meno. In questi anni di crisi le multinazionali hanno investito meno in Italia. E diverse di loro hanno perso il marketing. Inoltre rinnovazione in Italia costa di più che negli altri Paesi. Il costo-contatto è più costoso, per esempio, che in Germania e Cina». Come spingere i consumi? «L’industria di marca- ha risposto d’Este – deve fare qualità, quella vera, indiscutibile e certificata». Ma anche le catene commerciali devono modificare la loro strategia «razionalizzando l’offerta – ha detto il top manager di Ferrerò – Possono rimanere sul mercato a condizione che si adeguino alle esigenze del consumatore». E cita un report di Deloitte secondo cui le catene italiane hanno un margine commerciale di 26 punti, tre in più di quelle estere. «Ma i tre punti in più – ha detto d’Este – vengono mangiati dai costi di struttura delle aziende italiane. 350 punti di consegna in Italia sono decisamente troppi rispetto ai 60 m Francia e ai 50 in Germania». Inoltre gli scaffali sono di difficile lettura per i consumatori, a cui vengono offerti ben 13mila preferenze: 3mila in più negli ultimi anni. Non serve a niente che le referenze Top 20 si ritaglino una quota di categoria superiore al 50%. Secondo d’Este «i follower erodono capacità di scelta al consumatore». La ripartenza dei consumi è legata anche alla liberalizzazioni del commercio (Salva ltalia e Cresci Italia) che «Regioni ed enti locali hanno cercato di frenare, ma diverse sentenze della Corte costituzionale, del Consiglio distato e dei Tar hanno bloccato. La nostra posizione sulle liberalizzazioni ha dunque una solida base giuridica e normativa. Avere la facoltà di decidere se aprire o chiudere i punti vendita, anche la domenica o nei giorni festivi, non è un capriccio ma un modo di servire il cliente». Tuttavia per Cobolli Gigli la liberalizzazione è sempre sotto schiaffo: «L’attuale legge Madia – ha citato – delega il Governo ad adottare decreti legislativi per semplificare i percorsi di apertura di esercizi commerciali. Ma nell’art. 1 comma 3 è stato inserito un testo che va oltre la delega, prevedendo la possibilità per i comuni di impedire e vietare il nascere di nuove attività commerciali». La legge Madia inoltre riprende e porta a livello nazionale il contenuto del regolamento dalla giunta di Firenze, secondo cui «l’assortimento dei negozi-ha stigmatizzato Cobolli Gigli – dovrebbe essere composto per il 70% da prodotti locali; inoltre la vendita accessoria della pizza sarebbe possibile solo in mancanza di pubblicità esplicita al di fuori del locale». Il bilancio delle liberalizzazioni di Maria Grazia Gabrielli, segretario generale Filcams Cgil, è modesto: «Dopo cinque anni dall’avvio delle liberalizzazioni – ha detto – i consumi stagnano ma si è prodotto un aumento di part-time, di contratti a tempo indeterminato e di ricorso indiscriminato al voucher che non consentono ai giovani di avere una prospettiva per il futuro». Dall’anno prossimo Gibus Connect (12-13 aprile 2017) annua- lizzerà l’appuntamento (sia pure informa light) che si svolge a Parma con il food made in Italy. «Avremo mille espositori – sotto- linea Antonio Cellie, ad di Fiere di Parma – e il sold out nei due padiglioni. Ci agganceremo al Salone del mobile e a Vinitaly per una settimana all’insegna della massima visibilità del made in Italy». Infine nella tavola rotonda dedicata alle imprese della Gdo, Mario Gasbarrino, ad di Unes, ha difeso il proprio modello di business basato sui “prezzi bassi ogni giorno” e ha lamentato che da troppi anni «si è d’accordo sulle promozioni che non funzionano più e sugli assortimenti troppo estesi. Ma poi non succede nulla». Romano Mion, ad della fortunata catena discount Eurospin, ha annunciato che «stiamo preparando la piattaforma per le vendite Online». I discount inltalia hanno superato quota 5mila (di cui 1.050 a insegna Eurospin) ma recentemente le vendite calano per punto vendita e aumentano nel complesso della rete grazie alle nuove aperture. L’anno scorso «Eurospin – ha sottolineato Mion – ha aumentato le vendite, a rete costante, del 2%. I programmi per il 2016/17? Aprire un punto vendita a settimana». Cobdii Gigli: respingere i tentativi di soffocare la liberalizzazione. Mion: apriremo un negozio a settimana. Pronti per l’online Summit. Un momento della giornata nella sede del Sole 24 Ore dedicata all’analisi dei consumi e della distribuzione italiana.