Il sole 24 ore – Ex Auchan: sindacati pronti allo sciopero

10/10/2019

10 ottobre 2019 «Siamo pronti allo sciopero nazionale di tutti i punti vendita Auchan e Sma per fare sapere a Conad che l’occupazione viene prima delle cose. Sul territorio, a Milano e Roma, ci sono state già alcune iniziative di presidio» dice al Sole Ore Alessio Di Labio della segreteria nazionale Filcams Cgil riprendendo lo slogan pubblicitario «Conad, persone oltre le cose» della catena guidata da Francesco Pugliese.
Dopo la rottura della scorsa settimana non ci sono stati più contatti tra i rappresentanti Bdc – Conad e la triplice (Cisl Fisascat, Cgil Filcams e UilTucs) che il 3 ottobre ha inviato al Mise la richiesta di convocare urgentemente un incontro sulla vertenza che interessa 18mila lavoratori di Auchan Retail oltre a diverse migliaia di addetti che fanno capo alle cooperative e società terze che forniscono servizi di vigilanza, pulizie e altre attività di supporto nei supermercati dell’ex gruppo francese. «Conad si dice disponibile al dialogo ma deve cambiare in merito perché deve dare certe e serie prospettive occupazionali – rimarca Di Labio -. Inoltre le cooperative del mondo Conad devono diventare responsabili del processo di acquisizione».
Per il momento l’unica certezza riguarda i 109 punti vendita con poco più di 5600 addetti per cui è stato avviato il processo di cessione di ramo d’azienda verso Conad. Da ieri hanno riaperto con insegna Conad quattro supermercati Pontevico e Bovezzo, in provincia di Brescia, a Latina e a Roma con circa addetti coinvolti. «A tutti i lavoratori di questi punti vendita è assicurato il pieno rispetto e l’applicazione di tutte le garanzie e di tutti i diritti applicati ai dipendenti della rete Conad – spiega una nota Conad – nel rispetto degli impegni occupazionali assunti nella fase di chiusura delle procedure di acquisizione delle attività del gruppo francese». Lo stock di market coinvolti nel passaggio sono quelli le cui performance economiche sono più vicine a quelle del modello Conad. Ma anche qui tra la cooperativa bolognese e i sindacati non è stato raggiunto nessun accordo perché Conad non ha voluto dare nessuna garanzia di salvaguardia dell’occupazione. «Molti punti vendita faranno capo a imprese con meno di 50 lavoratori e quindi non avranno accesso agli ammortizzatori sociali – continua il sindacalista – inoltre non verrà garantita l’applicazione dell’articolo dello Statuto dei lavoratori a chi passerà in aziende con meno di 15 addetti». Dopo queste premesse Di Labio auspica che «le cooperative della rete Conad devono diventare responsabili del processo di acquisizione». Molti i nodi irrisolti: «Ma cosa vogliono fare degli altri due terzi della rete? Cosa succederà agli iper? – si chiede Di Labio -. Cosa accede a un ipermercato di 15mila metri quadri che viene ristrutturato come “Spazio Conad” da 2.500 metri quadri? Che futuro ha quel personale? Tutti argomenti che abbiamo provato ad affrontare durante le trattative e non abbiamo mai avuto risposta. Per non parlare della preoccupazione per il personale impiegato nelle sedi dislocate lungo la penisola e nei poli logistici. Abbiamo chiesto se ci sono opportunità di integrazione per questi addetti nel perimetro Conad, dove progressivamente aumenteranno i carichi di lavoro e non abbiamo mai avuto risposta». C è soprattutto il timore che Bdc Italia, società veicolo in cui Conad ha il 51% e l’immobiliarista Raffaele Mincione attraverso la lussemburghese Pop 18 Sarl la restante quota, sia un contenitore a termine con cui Conad che si prende le parti migliori e il resto venga messo sul mercato o chiuso. Un possibile scenario di cui è difficile immaginare le conseguenze occupazionali.