Il Sole 24 ore – Per colf e badanti indennizzi fino a 600 euro

15/04/2020

Un indennizzo con un importo compreso tra 400 euro 600 euro dall’estensione di una sorta di cassa integrazione in deroga semplificata, destinata a quella parte delle 860 mila colf e badanti regolari che hanno avuto il rapporto di lavoro sospeso a causa dell’emergenza coronavirus.
In vista del Dl Aprile, allo studio del ministero del Lavoro c’è l’introduzione di una tutela per questa categoria di lavoratori di fatto esclusi dal decreto Cura Italia, una misura simile alla cassa in deroga ma semplificata per le famiglie, attingendo ai complessivi 15 miliardi che si stima verranno stanziati per finanziare le misure sul lavoro. In sostanza l’importo riconosciuto al lavoratore sarebbe parametrato all’orario contrattuale fissato con uno o più datori di lavoro e alle ore effettivamente svolte a partire da aprile. Secondo le simulazioni dei tecnici del ministero del Lavoro e del Mef, la gran parte degli importi riconosciuti per i contratti full time si aggirerebbe sui 400 euro, mentre per i part time si ipotizzano circa 200 euro. Resta poi la possibilità, anche per questa categoria di lavoratori, di beneficiare del reddito di emergenza che, secondo quanto anticipato dal ministro del Lavoro, Nunzia Catalfo, dovrebbe avere una dote complessiva di circa 3 miliardi destinata ad una platea potenziale di 3 milioni di persone rimaste escluse dagli altri strumenti di sostegno; qui potrebbe rientrare anche una fetta degli 1,2 milioni di colf e badanti irregolari.
Il superamento della «discriminazione dettata dalle disposizioni del Decreto Cura Italia» con l’inclusione dei lavoratori domestici tra i destinatari dell’ammortizzatore sociale in deroga, insieme alle misure ad hoc di sostegno dei datori di lavoro del settore, «per lo più famiglie con il bisogno crescente di cura e assistenza domestica», è stato sollecitato all’unisono dalle rappresentanze di associazioni datoriali e sindacati la settimana scorsa nel videoconfronto con il ministro Catalfo, preceduto da un avviso comune. «L inclusione nella cassa integrazione in deroga – spiega Lorenzo Gasparrini, segretario generale di Domina – per colf e badanti sospesi eviterebbe la perdita del lavoro e allevierebbe le famiglie dal continuare a sostenere i costi del lavoro domestico non prestato. Molte famiglie per evitare il contagio e per senso di responsabilità hanno lasciato a casa i lavoratori, pur continuando a versare lo stipendio mensile». Peraltro Gasparrini fa anche notare che alcune Regioni sono intervenute (come la Sardegna che ha disposto un bonus per il lavoro domestico fino a 600 euro), altre sarebbero pronte ad intervenire, ma riferiscono che l’ostacolo normativo è nell’esplicita esclusione del lavoro domestico nel Cura Italia. «Affinchè il sostegno al reddito vada a chi effettivamente ha avuto il lavoro sospeso dalle famiglie – aggiunge Gasparrini -, ed evitare abusi, serve un coinvolgimento di associazioni datoriali e patronati. Chiediamo anche un aiuto alle famiglie che hanno mantenuto il rapporto di lavoro in questa difficile fase con un rimborso di una quota della retribuzione o portando in deduzione la retribuzione di aprile e maggio, anche per incentivare il lavoro regolare». A Cgil, Cisl, Uil, con le rispettive federazioni di categoria Filcams-Cgil, Fisascat- Cisl, Uiltucs e Federcolf e alle associazioni datoriali Fidaldo e Domina che in modo unanime hanno chiesto di dare una protezione ai lavoratori domestici, esclusi dagli strumenti di sostegno per il lavoro subordinato nonostante paghino regolarmente l Inps, ha riposto il ministro Catalfo che ha preso una serie di impegni: «Nel decreto aprile – ha detto – prevederemo una forma di ammortizzatore sociale per le lavoratrici e i lavoratori del settore, tutelandoli anche in caso di malattia o quarantena. Già oggi,i datori di lavoro possono usufruire della sospensione dei versamenti previdenziali e assistenziali prevista dal decreto Cura Italia». Domina ha evidenziato che nel 2019 su circa 2 milioni di colf e badanti circa 6 su 10 sono irregolari, e nell’arco temporale – si assiste ad un calo complessivo del 12,9% del lavoro regolare (-1,4% tra 2017 e 2018 ). L’88,4% sono donne, il 71,4% stranieri. La spesa complessiva delle famiglie per il lavoro domestico è pari a 14,9 miliardi, con un risparmio annuale per le casse statali di 9,7 miliardi di costi per l’assistenza. «Oltre ad un sostegno al reddito dei lavoratori che segua le procedure più idonee, considerando le specificità del lavoro domestico – aggiunge Aurora Blanco, segretaria nazionale della Fisascat-Cisl -, abbiamo chiesto al Governo che anche per questa categoria venga riconosciuto il bonus di euro per chi ha lavorato a marzo. Inoltre, bisogna fornire gli adeguati dispositivi di protezione individuale. La prossimità, infatti, è una specifica caratteristica del settore, perché non si può prestare cura e assistenza ad oltre un metro di distanza. Nel prossimo incontro con il ministro Catalfo chiederemo la sanatoria per fare emergere il sommerso»