Il sogno dell’Eurodisney siciliana

26/09/2001

Il Sole 24 ORE.com



Il sogno dell’Eurodisney siciliana
Mariano Maugeri
(DAL NOSTRO INVIATO)
REGALBUTO – «Buongiorno, sono Vito Venticinque, ma se crede mi chiami pure cinque per cinque, oppure radice quadrata di 625, per me fa lo stesso». Con una presentazione così, pensi che il vicesindaco di Regalbuto, 8mila abitanti aggrappati a un pugno di colline che separano la piana di Catania dalle montagne dei Nebrodi, si stia allenando per diventare una delle 70 attrazioni del più grande parco divertimenti del Sud Italia, 1.200 miliardi d’investimenti promessi da una cordata svizzero-spagnola guidata dal perito industriale Rosario Musumeci da Zafferana Etnea, da vent’anni cittadino svizzero con ufficio a Basilea. Venticinque non è un politico picchiatello, tutt’altro. Studioso di paleografia latina e greca, alterna battute alla Jerry Lewis a citazioni letterarie, come quando attingendo dal Gattopardo di Tomasi di Lampedusa ammette di essersi macchiato di un reato che i siciliani non perdonano: «Strappare gli isolani dal lungo sonno in questa regione è una colpa», dice con studiata teatralità. In realtà, non è che in questo paese si dorma granché. Le case popolari sembrano quelle svedesi, un incastro di triangoli bianchi e rossi che dominano il lago di Pozzillo, un bacino artificiale creato negli anni 50 che pompa acqua per l’insaziabile piana di Catania. Attorno si rincorrono colline alte come piramidi, pettinate da contadini pazienti che campano con il grano coltivato nella terra cotta dal sole e, sullo sfondo, un gigante nero, l’Etna, illuminato dal solito cielo magrittiano. Più a valle, c’è il palazzo dello sport da 800 posti (la squadra di pallamano alterna campionati di A1 e A2) e un cine-teatro chiuso dopo la tragedia del cinema Statuto di Torino, pronto al debutto con i soldi della Provincia. Un posto civile, insomma, dove i bar aprono alla sei del mattino e chiudono all’una di notte e i barman ostentano il diploma di "coffee manager". Noi siamo "i piccoli catanesi" della provincia di Enna, sorride Venticinque per mettere le cose in chiaro. E se la catanesità è sinonimo d’intraprendenza, i regalbutesi battono i catanesi dieci a uno. Qui c’è il rapporto più alto d’imprese industriali della Sicilia: 15 aziende della plastica (tutto per la pesca subacquea e l’irrigazione, comprese palette e secchielli) con 500 addetti (ufficiali) e un numero imprecisato di artigiani che man mano colonizzano i paesi vicini. La quiete di Regalbuto viene sconvolta una mattina di primavera, quando Rosario Musumeci si presenta al sindaco Nunzio Scornavacche, un ex sindacalista della Cgil, e al suo vice. Musumeci deve avere avuto tanti bei franchi svizzeri al posto degli occhi, perché Scornavacche e Venticinque non smettono di parlare di quell’apparizione. Racconta il sindaco: «Ci ha detto chiaramente che questo è il posto ideale per far nascere una Eurodisney siciliana. L’unica differenza? Il numero 30. Che c’entra? Glielo spiego io. A Parigi ci sono solo 30 giorni di sole l’anno, qui solo 30 giorni di pioggia». Quella dei regalbutesi per i numeri dev’essere una fissazione che risale agli arabi. Quella battuta sui 30 giorni piace a Scornavacche, e pure quell’altra, sui visitatori previsto ogni anno: «Due milioni, sì, ha capito bene. A visitare i mosaici di Piazza Armerina arrivano 600mila persone l’anno, perché non dovremmo arrivare ai due milioni? Sommi tutti quelli che arrivano ad Agrigento per visitare la Valle dei tempi, e poi Taormina, le Eolie, Palermo. Noi siamo al centro della Sicilia, a 10 minuti dal casello della Catania-Palermo». Venticinque, per affinità col suo cognome, snocciola le altre cifre: 325 ettari di terreno occupato, 2.500 posti letto divisi in tre resort e un campo da golf di 18 buche, il più grande del Sud, 3mila operai costruiranno il parco, e poi, tagliato il nastro, 2mila dipendenti fissi. Guarda caso anche i catanesi, per bocca del presidente della Provincia, Nello Musumeci, (omonimo di Rosario) hanno annunciato di voler costruire un altro grande parco giochi a Fiumefreddo, sfruttando i 40 ettari di una vecchia cartiera dismessa. «Ma vuole mettere 40 ettari contro 325? E poi noi abbiamo il lago e un panorama meraviglioso, loro solo cemento», liquida la faccenda Scornavacche, che da ex segretario della Cgil edili di cemento se ne intende. Neppure Totò Cuffaro, il presidente della Regione siciliana, ha avuto il coraggio di deludere Scornavacche, Venticinque, e l’intera maggioranza di Centro-sinistra di Regalbuto, che a Palazzo D’Orleans non poteva andarci ma è come se fossero stati tutti lì, dall’assessore al Turismo, sport e spettacolo Angelo Palamito, giù giù fino all’ultima segretaria. «Facciamolo» ha sentenziato Cuffaro conquistandosi la gratitudine eterna dei regalbutesi e del loro più autorevole rappresentante, quel Wladimiro Crisafulli, ex comunista, ex assessore regionale, oggi deputato regionale diessino, che guardava il presidente della Regione con l’aria di chi dice: «Totò, non ci deludere». La stessa aria che doveva avere la brigata di regalbutesi che per tre giorni tallonò fino alle camere da letto gli spagnoli della Global Estudios, la società che un anno fa ha costruito il parco divertimenti di Alicante, in Spagna, in visita ufficiale in Sicilia. Ricorda Venticinque: «maravilloso, fantastico, perfecto», continuavano a ripetere facendo i rilievi attorno al lago di Pozzillo. Tutto rose e fiori se la cordata di cinque società svizzero-spagnole avesse messo i franchi in tavola. Invece è tutto avvolto nel mistero. «Musumeci – dicono a Regalbuto – ha già depositato il controvalore di 700 miliardi di lire all’Ubs di Basilea». Ma il perito industriale di Zafferana Etnea è solo un mediatore d’affari che possiede una piccola società di comunicazione. Il socio di maggiore spessore dovrebbe essere Carol Waser, proprietaria della Laini photo labor e, soprattutto, azionista della Kodak international. Musumeci non dice di più. «Non sono autorizzato, ne riparleremo dopo l’accordo di programma che firmeremo con la Regione». Solo una cosa non può evitare di dire: «Cuffaro è un uomo che ama la Sicilia: lui farà del bene». E per ulteriori informazioni rimanda al suo "portavoce", un avvocato di Giarre, in provincia di Catania (ma se qui parlano tutti a che serve un portavoce?). I regalbutesi, che sempre siciliani sono, qualche dubbio lo nutrono sulla trasparenza e la disponibilità finanziaria della cordata. Il sindaco, dopo un po’, si lascia andare: «Una settimana fa è venuto a trovarci un dirigente della Questura di Catania che sta passando al setaccio i conti delle società coinvolte nell’operazione: quando si muovono cifre di quella portata la cautela non è mai troppa». Santa diffidenza. Che Venticinque traduce così. «Fino a quando gli spagnoli non hanno messo piede in Sicilia anch’io ero incredulo. Ma gli uomini della Global Estudios per mestiere costruiscono parchi: vada a visitare il loro sito internet e se ne renderà conto», dice muovendo come un cimelio il biglietto da visita di un funzionario della società spagnola. Sito o non sito, anche il vicesindaco, tanto per non smentirsi, al parco dà solo una chance del 50 per cento. «Cinque anni fa dei trevigiani erano pronti a sborsare 40 miliardi per realizzare il più grande allevamento di conigli del Sud. Il vecchio sindaco, un democristiano che non voleva grane, disse di no». Un errore che gli costò la carriera politica. Il vicesindaco non vuole neppure pensare a quello che accadrebbe se i miliardi per il parco fossero solo una bolla di sapone. La delusione cambierebbe tutto, compreso il cognome di Vito Venticinque. A proposito: qual è la radice quadrata di 1.200?

Mercoledí 26 Settembre 2001

 
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