Il sindaco in Consiglio presenta le linee guida del bilancio E a Silvio: «Aspettiamo di essere riconvocati a Palazzo Chigi»

23/03/2010

Governo, Cgil, ambulanti Renzi rilancia. Contro tutti

FIRENZE Poche cifre, molti indirizzi per gli anni futuri. E Renzi contro tutti. La relazione del sindaco sul bilancio parte con una critica ai giornalisti («più abituati alla sintesi che all’approfondimento»), finisce con quella alla sovrintendenza per il no al progetto estivo del Comune alle Cascine. C’è anche quella non detta, ma che Renzi pensa, sul candidato presidente del centrosinistra, Enrico Rossi: quando il sindaco è stato attaccato da Alessio Gramolati, segretario della Cgil Toscana, Rossi non ha speso una parola in sua difesa. Nel mezzo, tra circonvallazione e trattativa con Fondiaria-Sai su Castello, ce n’è per tutti: sindacati, categorie, architetti, Berlusconi e chiunque, ha detto Renzi citando il Cappellaio matto di «Alice in wonderland», «vede la follia nella mia colorata vivacità e non riesce a vedere la pazzia nella loro orgogliosa normalità». Si parte con i soldi che il Comune attende dal governo: 42 milioni per «la mancata Ici» e altro, i 24 milioni di costi per le sedi della giustizia che lo Stato rimborsa solo parzialmente: un evergreen dell’ex assessore Tea Albini. Non è l’unico «amarcord»: quando cita le opere bloccate per le vicende giudiziarie, Renzi commenta che a Firenze «lavorano più gli avvocati che i manovali», leit motif dell’ex sindaco Domenici. Del governo non si salva il sottosegretario Casero, venuto in città «per vedere Fiorentina-Juve», invece il giorno dopo Renzi scopre che ha fatto un giro con l’onorevole Toccafondi (Pdl) per visitare le aree demaniali dismesse in città. Lui (come Berlusconi, venuto domenica scorsa per sostenere la candidata del Pdl Faenzi) poteva «venire in visita istituzionale, non solo a fare campagna elettorale». E al premier chiede garanzie per la legge speciale. Dopo le elezioni, dice Renzi, «siamo pronti ad essere riconvocati a Palazzo Chigi» e concretizzarla, ma «ci risparmi— attacca Renzi— di tornare a Firenze per sostenere il prossimo candidato e di ridire che ci vuole la legge speciale». Così, rimarrà «una chimera».
L’attacco più duro però è alla Cgil. La concertazione, difesa a spada tratta da Gramolati, per Renzi è «la coperta di Linus della sinistra conservatrice: non credo, come ha detto qualche autorevole sindacalista, che il contrario della concertazione sia la capacità di decidere», che è invece «un valore da recuperare». E qui c’è anche l’accusa alle categorie, che «ora si lamentano per il decisionismo ma non si sono mai fatte un esame di coscienza», sostiene Renzi, sul fallimento del Piano strategico: ora si lamentano per la mancata concertazione, ma «è possibile che non ci sia una parola da parte loro su dove erano in quegli anni, quando tutti i percorsi su cui l’amministrazione Domenici si è aperta al confronto sono rimasti lettera morta, paralizzati dai veti di associazioni e di categorie», anche loro in «crisi di rappresentanza»? La sovrintendenza viene attaccata per il no al progetto estivo alle Cascine del Comune: «Decidiamo a che gioco si gioca», non è possibile «che non si possa coprire la pensilina delle Cascine perché la sovrintendenza non vuole, e si possa mettere la pubblicità le forchette sul Ponte Vecchio. Non si sovrintende soltanto su quello che fa il Comune. Non faremo la parte di quelli che si fanno dire soltanto dei no». Ancora, gli architetti. Secondo loro «la città è bloccata», e lo dicono con parole «a volte sopra le righe» secondo Renzi «legate più all’eccesso del convertito»: il nuovo vertice dell’Ordine, che rotto i ponti con il vecchio di cui faceva parte anche Riccardo Bartoloni (inquisito per la vicenda Quadra) «oggi si sente nelle condizioni di giocare a "più uno", al rialzo. Se ci sono delle pratiche bloccate e degli uffici bloccati se ne esce non a forza di slogan o di spot, ma partendo dalla cruda realtà dei numeri». Certo, c’è spazio anche per l’autocritica, per i guai del traffico, per non esser riusciti a coinvolgere i dipendenti comunali nella riorganizzazione, nel non riuscire a comunicare il nuovo piano della sosta, nella lotta al degrado che ancora persino i bimbi, con i loro disegni, gli segnalano. In due ore riesce però anche a fare un compendio del bilancio, «alla Robin Hood, chi ha di più paga di più», conferma il piano delle alienazioni, il taglio alle uscite, «non aumentiamo le tasse» anche se aumenta di 7 milioni di euro il Cosap. Tutti punti messi all’inizio della relazione, «la sintesi che piace alla stampa», scelte che riflettono «l’esigenza di rilancio della città».