Il sindacato verso lo sciopero unitario

18/03/2002








(Del 17/3/2002 Sezione: Economia Pag. 5)
LUNEDÌ COMINCIANO GLI INCONTRI DI COORDINAMENTO FRA LE SEGRETERIE
Il sindacato verso lo sciopero unitario
Cofferati: il governo mollerà. Angeletti vuole un referendum

inviato a GENOVA

Come andrà a finire lo si capisce dal sorriso del Cinese, quando arriva sulla tribuna con il simbolo della Quercia nel Palazzo San Giorgio di Genova, accolto da tutto lo stato maggiore dei Ds e dall´applauso di mille lavoratori in piedi. Sergio Cofferati sa di non essere più da solo nella battaglia frontale contro il governo Berlusconi a difendere l´intangibilità dell´articolo 18: ha dalla sua l´Ulivo, i «girotondini» e Fausto Bertinotti, ma soprattutto gli altri sindacati. Così dalla platea genovese Cofferati si toglie qualche soddisfazione, replicando punto per punto alle parole che giungono dal premier al vertice di Barcellona, fino ad un giudizio molto pesante, parlando con i giornalisti: «Il governo non può reggere, per le sue contraddizioni, all´impatto di un fronte crescente, compreso il rappresentante della Cei, che gli dice: le tue politiche sono sbagliate». Anche se poi il segretario della Cgil precisa, a chi gli chiede se lo sciopero generale sarà la «spallata» contro il governo: «Noi non diamo spallate, ma vogliamo far cambiare politica al governo». E mentre a Genova il Cinese lanciava la sua sfida a Palazzo Chigi, dopo che il segretario della Cisl Savino Pezzotta sempre da Genova aveva dato il suo «via libera» allo sciopero generale, le iniziative del «Work day» Uil sono l´ulteriore dimostrazione che il movimento sindacale sta ritrovando la sua unità. Darà battaglia contro la riforma proposta dal ministro Maroni, che intende derogare in tre ipotesi al divieto di licenziare senza giusta causa, sancito nell´articolo 18 dello Statuto dei lavoratori: per l´emersione dal lavoro irregolare, per le aziende che crescono oltre i 15 lavoratori, per stabilizzare (soltanto nel Sud) i contratti a tempo determinato che diventano a tempo indeterminato. Sono ipotesi che i sindacati non condividono, ritengono «una vergogna» le «gabbie dei diritti dopo quelle salariali» e nello scontro apertosi a Barcellona tra falchi e colombe, tra i due assi Berlusconi-Blair-Aznar e Schroeder-Jospin scelgono la socialdemocrazia e le garanzie che furono fornite dal vertice di Lisbona e dal trattato di Nizza. Soprattutto, Cofferati nega che dai 15 riuniti in Spagna sia venuto il via libera a tagliare l´articolo 18. Il ping-pong con il vertice europeo dura tutto il giorno, anche se non manca il «giallo» su una frase del Cavaliere, che dava per scontato un «via libera» della sinistra alla riforma, poi bloccata dal sindacato. Se il padrone di casa, il segretario Ds Piero Fassino, taglia corto definendolo un «inutile veleno», Cofferati gira mostrando il fax con l´agenzia a Sabattini e ad altri, forse ricordando che D´Alema da presidente del consiglio nel marzo 2000 si era spinto oltre, preparando con Blair il vertice di Lisbona. Ora però non ci sono divisioni. Cgil Cisl e Uil si preparano ad uno sciopero che Paolo Pirani, della segreteria Uil, dall´assemblea diessina sul lavoro si è spinto a definire «totale», cioè di tutte le organizzazioni dei lavoratori. La decisione dei confederali sulla data verrà presa in settimana, dopo le segreterie della Cisl (domani) e della Uil, martedì. La Cgil attende e intanto sta lavorando a tutto spiano per organizzare la manifestazione nazionale del 23 marzo a Roma, per la quale è a caccia di pullman (sono già 9 mila quelli prenotati, ma non bastano, con 58 treni speciali che convergeranno sulla capitale per mettere in piazza oltre un milione di persone). Cofferati aveva proposto il 5 aprile, ma Pezzotta non vuole aderire a scioperi proclamati da altri. Alla fine si punterà su venerdì 12 aprile o sul successivo 19. In Cgil preferirebbe la prima data: «Così riusciremo a rovinare anche la festa della Confindustria – dice un delegato – che terrà la sua assemblea a Parma proprio il 12». Ma l´ondata di protesta non si fermerà con lo sciopero. Il segretario della Uil Luigi Angeletti, ieri ha annunciato un referendum: «Se la legge sull´articolo 18 dovesse essere approvata, dal giorno dopo incominceremo a raccogliere le firme: lo proporremo a Cgil e Uil». Dimenticati i «veleni» tra D´Alema e il Cinese, ieri l´assemblea dei lavoratori diesse ha comunque sancito la pace con Sergio Cofferati: il suo intervento ha vinto l´applausometro del convegno genovese, soprattutto nei passaggi più duri verso Berlusconi. «Di fronte ad ipotesi di mutilazione dei diritti – ha detto il leader della Cgil – bisogna avere il coraggio e la pacatezza di dire semplicemente no». Ed è tornato alla polemica con il Presidente del Consiglio, rovesciando la sua accusa: «Chiediamo ai padri di farsi carico della difesa dei diritti che le generazioni precedenti hanno conquistato e di battersi per estendere queste tutele ai loro figli». Dopo l´intervento dalla tribuna, l´abbraccio di Fassino, che ha riproposto con forza l´unità sindacale e della sinistra, citando più volte le frasi di «Sergio». Mentre il Cinese se ne andava in un Porto Vecchio ripulito e splendente dopo le nere giornate del G8, un militante diessino si è avvicinato a Cofferati: «Sergio, rappresentaci tutti». E lui: «Certo, sono qui per questo». Il Cinese sa che questa battaglia con il governo si potrà anche perdere, ma la politica ha tempi lunghi, come dice Pezzotta.

Gigi Padovani