Il sindacato si sente al bivio: difendere i figli o tutelare i padri?

18/07/2003





venerdì 18 luglio 2003

Bonanni (Cisl): dovevamo fare una battaglia forte anche per i più giovani. Cazzola: c’è il rischio di un blocco contro la modifica del welfare familiare che ora garantisce tutti

Il sindacato si sente al bivio: difendere i figli o tutelare i padri?
Dopo l’intervento di Galli della Loggia sulla scarsa equità fra generazioni, l’economista Ds Nicola Rossi: le confederazioni proteggono gli iscritti. Biafora (Cgil): «Difendere i più precari». Ogni anno, in famiglia, «aiuti» ai giovani per 80 miliardi di euro

      ROMA – Nicola Rossi non si fa troppe illusioni: «Ho sempre pensato che i sindacati non possano far altro che difendere gli interessi dei propri iscritti». Piuttosto, l’ex consigliere di Massimo D’Alema, che quando il leader diessino era presidente del consiglio si impegnò per una riforma del welfare che ridistribuisse le risorse dai «giovani» pensionati ai giovani precari disoccupati, oggi è convinto che sia stato fatto «ben poco per convincere il paese della necessità di un intervento in questo campo». E quando gli si domanda di chi sia la colpa, non ha dubbi: «La classe politica ha qualche responsabilità». Se questo è vero, quel fronte unico che secondo Ernesto Galli della Loggia i sindacati avrebbero schierato a difesa «dei privilegiati che godono delle pensioni di anzianità», come ha scritto sul Corriere di ieri, conta in realtà molti altri alleati. E’ un blocco sociale trasversale, ben rappresentato in tutte le forze politiche. Anche nelle più insospettabili. Si va dalla Lega Nord, partito che più si oppone al giro di vite della previdenza (non a caso nelle famiglie dei suoi leader sono numerosi i casi di baby-pensionamenti, a cominciare dalla moglie di Umberto Bossi, pensionata dall’età di 43 anni) fino alla sinistra (Armando Cossutta è in pensione d’anzianità dall’età di 54 anni), passando per le formazioni più moderate della maggioranza e dell’opposizione (Antonio Di Pietro, leader dell’Italia dei valori, è andato in pensione a 45 anni). I casi sono numerosissimi e significativi.
      Per spiegare l’ampiezza di questo fronte, c’è chi ha pure chiamato in causa il Sessantotto, come origine di uno scontro generazionale che rischia di avere effetti devastanti. Una volta l’imprenditore Alfio Marchini ha ricordato che sono tantissimi gli esponenti di quella generazione che hanno la baby pensione. Sospettando che dietro l’atteggiamento iperprotettivo delle famiglie nei confronti dei figli ormai adulti si intraveda «il senso di colpa di chi sa che i figli non avranno la rete di protezione che la generazione di chi oggi ha 55-60 anni si è creato».
      E Giuliano Cazzola, ex sindacalista della Cgil esperto di previdenza, vede addirittura un rischio più grande. «I giovani rischiano di fare blocco insieme ai padri contro la riforma della previdenza, perché vedono nel welfare familiare, nella pensione di anzianità del padre o della madre, un sostegno per tirare avanti». E’ stato calcolato che ogni anno il welfare familiare trasferisce dai padri ai figli «aiuti» per 80 miliardi di euro. E anche questo potrebbe rappresentare un potente deterrente al taglio delle pensioni di anzianità. Insieme a Renato Brunetta, europarlamentare di Forza Italia che sta lavorando per la cosiddetta «Maastricht delle pensioni», l’ex sindacalista della Cgil è autore di uno studio che portando a 62 anni l’effettiva età di pensionamento «consentirebbe di reperire 2.338 milioni di euro entro il 2006 da impiegare a sostegno dei giovani».
      L’idea di ridurre i privilegi ai pensionati per dare ai giovani, cavalcata senza esito anche dai riformisti diessini di cui Rossi è l’esponente di punta, non ha fatto però mai breccia nei sindacati. Il segretario confederale della Cisl Raffaele Bonanni afferma con forza che «con le tre riforme fatte dal 1992 a oggi i privilegi dei pensionati in realtà non ci sono più». E invita a riflettere sul fatto che in Italia il sommerso «fa venire meno oltre 100 miliardi di contributi previdenziali all’anno». Bonanni paragona chi vuole a tutti i costi intervenire sulle pensioni di anzianità a chi «si occupa di riparare i tubi bucherellati senza curare la sorgente dell’acqua che si inaridisce». Anche se ammette che il sindacato «avrebbe dovuto fare a favore dei giovani una battaglia forte come quella in difesa dei pensionati».
      Secondo il suo collega della Uil, Paolo Pirani, «se si distinguesse fra la previdenza e l’assistenza ci si accorgerebbe che la spesa previdenziale italiana è in linea con quella degli altri paesi europei». Tuttavia Pirani riconosce che «all’interno del sistema previdenziale sono annidati privilegi che vanno risolti». E cita il caso dei magistrati e dei parlamentari.
      Per Emilio Biafora, del Nidil-Cgil, il sindacato dei lavoratori atipici, il problema è la sempre maggiore «precarizzazione» del lavoro. «Che c’entrano le pensioni?», si domanda. «Ci vorrebbe invece una riforma dello stato sociale che coprisse i periodi di non lavoro dei precari», precisa. E conclude: «Se aboliamo le pensioni di anzianità, quando mai i lavoratori precari raggiungeranno i 40 anni di contributi necessari per andare in pensione?»
Sergio Rizzo


Economia