Il sindacato «politico» non piace al centro

07/03/2006
    marted� 7 marzo 2006

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    CGIL TREU BOCCIA LA VIRATA SULLA BIAGI. MORANDO VEDE CONSONANZE CON MONTEZEMOLO

      Il sindacato �politico� non piace al centro

        Chiudendo il XV congresso della Cgil, Epifani ha precisato che l’autonomia del sindacato non si discute, �non c’� nessuna programma fotocopia tra noi e l’Unione, non ci legheremo le mani a un governo di centrosinistra ma ne verificheremo gli impegni presi passo passo�. Il documento politico che ha approvato le tesi congressuali, per�, � pi� segnato dalla sinistra interna di quanto non fosse la relazione d’apertura del segretario: il ritiro dall’Iraq � ribadito con forza, i contratti nazionali devono aumentare il potere d’acquisto e soprattutto �la legge 30 va cancellata� (Epifani chiedeva solo di superarla). Della nuova Confindustria, poi, si criticano �rendite e privilegi� mentre spazio pubblico e ruolo statale devono tornare �centrali�. Il presidente di Confindustria Montezemolo non perde tempo: �La Cgil mi ha deluso�, dice al Sole 24 ore, �non ho sentito proposte concrete su flessibilit� e contratti�. Il punto � capire se, al di l� dei toni entusiasti per aver ritrovato un alleato cruciale nella campagna antiberlusconiana (�Al governo zero in condotta�, ha detto Epifani), anche nel centrosinistra si affacci qualche dissenso sulle tesi uscite da Rimini. Non in Rifondazione, naturalmente: proprio ieri il segretario Bertinotti esaltava le distanze tra le proposte della Confindustria e il programma dell’Unione.

        Nella Margherita serpeggiano chiaramente, invece, i dubbi, anche se i toni sono pi� che pacati: l’idea del �sindacato di governo�, per�, non piace e nessuno dimentica che Cisl e Uil la pensano diversamente su molti punti. Tiziano Treu, responsabile Lavoro per i Dl, non si aspettava che dal documento finale del congresso uscisse la cancellazione secca della legge 30: �Si tratta di una concessione all’ala massimalista che non condivido. Alcuni punti di quella legge (servizi all’impiego, formazione continua) sono in continuazione con norme varate dall’Ulivo e anche il lavoro delle regioni a guida ulivista va nella direzione di cambiarla, non di cancellarla. Epifani aveva usato parole diverse. Cancellare le sue norme precarizzanti, ribadire la centralit� del lavoro dipendente, far pagare di pi� quello subordinato, fornire credito d’imposta e ammortizzatori sociali � il compromesso raggiunto nell’Unione, Ds compresi. Ma una forza di governo non pu� passare il tempo ad abrogare leggi, non � un atteggiamento responsabile�, sottolinea. Anche sulle liberalizzazioni dei servizi e delle professioni Treu nota che la Cgil �glissa� mentre sulla minaccia, ventilata dalla Cgil, di scioperi del pubblico impiego ove non si trovino le risorse per i contratti ribatte: �Non vedo motivi per mettere le mani avanti�. Linda Lanzillotta, anima della fondazione Glocus e responsabile per l’Innovazione dei Dl, chiede qualcosa di pi� del patto fiscale, a Epifani: �Un patto generazionale che indirizzi la spesa pubblica a vantaggio non solo di chi gi� lavora ma di chi nel mondo del lavoro ci deve entrare, giovani e donne in testa, spostando risorse dal welfare tradizionale al nuovo welfare per dare diritti e tutele anche ai non garantiti, cui il sindacato guarda poco�.

          Se nella Margherita si spinge su modernit� e innovazione, distinguendo tra programma dell’Unione e della Cgil, persino l’area liberal e riformista dei Ds preferisce sottolineare le consonanze, comprese quelle tra le analisi di Epifani e Montezemolo. �Entrambe indicano che la priorit� del paese � la crescita, che � mancata per problemi di produttivit� totale dei fattori�, dice il senatore Enrico Morando. �Montezemolo chiede di ridurre il cuneo fiscale e contributivo (di 10 punti, troppi) dal lato dell’impresa, la Cgil da quello del lavoro. Il programma dell’Unione, che ne vuole tagliare 5, consente di far convergere le due proposte�, continua Morando, che le resistenze della Cgil le vede pi� che altro sul terreno della riforma dei contratti, dove auspica – come Treu – pi� spazio alla contrattazione di territorio, distretto e azienda per garantire pi� innovazione e migliore produttivit� al fine di rilanciare sviluppo e competitivit�. Per Cesare Damiano, responsabile Lavoro dei Ds, che ci tiene a sottolineare che il confronto dell’Unione � con tutto il sindacalismo confederale, non ci sono dubbi: �Dietro il patto di legislatura di Epifani c’� la nuova concertazione, e l’esigenza di ripresa di competitivit� del paese � simile a quella di Montezemolo: la riduzione del cuneo fiscale � un modo per ottenerla ma anche un nuovo modello contrattuale che impegni pi� quote di produttivit� a livello decentrato pu� aiutare ma spetta alle parti sociali definirlo. Il punto � invertire la rotta e redistribuire le risorse a favore dei redditi da lavoro e da pensione per diminuire le diseguaglianze con gli altri redditi. E qui la consonanza con le tesi Cgil � forte�.