«Il sindacato non fa girotondi e non dà spallate»

05/12/2003

      5 Dicembre 2003

      IL MILIONE. PEZZOTTA SPIEGA PERCHÉ DOMANI IN PIAZZA SI VA SOLO SULLE PENSIONI (LA UIL È D’ACCORDO)

      «Il sindacato non fa girotondi e non dà spallate»

      Questa volta lo sforzo di Cgil, Cisl e Uil è quello di contenere il più possibile dentro i confini di una iniziativa decisamente sindacale la manifestazione di domani a Roma contro la riforma delle pensioni, la legge Finanziaria e la carenza di una politica a sostegno dei redditi da lavoro. Con un occhio alla incredibile vertenza degli autoferrotranvieri, che ieri hanno proclamato per il 15 dicembre uno sciopero di 24 ore.

      Conviene a tutti stare all’interno della cornice sindacale. Alla Cgil, che punta a recuperare il rapporto unitario con le altre due confederazioni; alla Cisl e alla Uil, che sottolineano in questo modo la loro autonomia dalla politica, protestando oggi contro la proposta Maroni, sottoscrivendo ieri il Patto per l’Italia.

      Certo nella Cgil la tentazione di interpretare la manifestazione di domani come una tappa dell’opposizione del movimento allargato (dai girotondi ai pacifisti) c’è, ma è minoritaria. Forse solo una suggestione. Il taglio che Guglielmo Epifani ha dato all’editoriale sull’ultimo numero di Rassegna sindacale, il settimanale della confederazione, conferma che la linea, questa volta, è un’altra. Se non per un accenno ad un’Italia «che non si rassegna al declino e ad un futuro di serie B», Epifani scrive di «cose sindacali» con chiavi di lettura sindacali. Tratta di pensioni, Finanziaria, Mezzogiorno e welfare state. Non a caso. Ciò non toglie che la Cgil resti protagonista del movimento, attenta al disagio sociale crescente, ma non intende inquinare la battaglia sulle pensioni con altre questioni. Per quanto su questi terreni i confini siano sempre assai labili, è il sindacato in senso stretto che va in piazza domani. Esattamente come dice il leader della Cisl, Savino Pezzotta: «Sabato non andrò in piazza per cambiare il governo Berlusconi, non è il mio compito. Noi siamo contro questa riforma delle pensioni che consideriamo profondamente sbagliata nella sua stessa impostazione, oltreché negli effetti che determina a svantaggio dei lavoratori». Obiettiamo che il rischio è che la manifestazione di sabato possa essere interpretata come una iniziativa di massa contro il governo Berlusconi.
      «Mi rendo conto, ma non è così. In tutta Europa quando il sindacato non è d’accordo con le scelte del governo non ha altri strumenti che le manifestazioni e lo sciopero. Cos’altro potrei fare per esprimere il mio dissenso?
      Il sindacato non può certo chiedere il voto dei cittadini. Non mi resta che scendere in piazza e spiegare perché lo faccio. Oppure si può pensare che il sindacato possa essere messo nel congelatore? Rinunciando di fatto al suo mestiere?». Obiettiamo ancora: domani, forse, molti andranno in piazza contro la legge Gasparri o per il ritiro delle truppe italiane dall’Iraq. «Quando si indice una manifestazione non si può fare la selezione preventiva dei partecipanti. Quello che è certo è che dal palco parleranno solo i rappresentanti dei sindacati». Quanto all’uso delle manifestazioni Pezzotta aggiunge: «L’anno scorso mi hanno “usato” per dire che sostenevo il governo, avendo firmato il Patto per l’Italia; quest’anno mi “usano” per dire che rappresento l’opposizione a Berlusconi. Il punto è che continuo a fare il sindacalista». Impegnato a contrastare una riforma che – dice – piace sempre meno pure alle imprese, ma anche obbligato a definire una proposta alternativa sulla previdenza e sul riassetto dello stato sociale, rispetto a quella del governo. «Io – spiega Pezzotta – penso che vada presentata una proposta unitaria e che questo vada fatto prima dell’approvazione della delega da parte del parlamento, cioè prima della fine di gennaio».

      Proprio sulla presentazione di una proposta condivisa poggia la possibilità di avviare un avvicinamento tra Cgil, Cisl e Uil. La manifestazione andrà bene, le stime indicano nel milione i partecipanti. Poi si dovrà passare alla proposta. Dice Paolo Pirani, segretario confederale della Uil: «Se riusciamo a tenere la vicenda delle pensioni nell’alveo strettamente sindacale, si possono fare passi avanti importanti lungo la strada dall’unità. Al contrario, se dovesse prevalere l’idea della continuità movimentista, della cultura agitazionista, l’obiettivo sarà nuovamente mancato. Certo, anch’io come cittadino vorrei un altro governo al posto di quello di Berlusconi, ma come sindacalista, ora, devo puntare a cambiare la delega sulla previdenza. In uno slogan: sconfiggere Berlusconi ma non cacciare Berlusconi».