Il sindacato non è in bilico se fa il suo mestiere

16/03/2004


  sindacale


martedì 16 marzo 2004

lavoro e sinistra
Il sindacato non è in bilico se fa il suo mestiere

Bruno Ugolini

Quello atteso al varco era Massimo D’Alema, presidente dei Diesse, invitato ad un faccia a faccia con Guglielmo Epifani, segretario generale
della Cgil. Tutti ricordavano antichi dissapori, antichi duelli, antiche polemiche tra lui, il leader della sinistra politica, e Sergio Cofferati, il
leader sindacale. Il bigmatch non si è ripetuto. E’ stata, nell’emblematica
sala detta delle «carte geografiche», nel centro di Roma, se non una riconciliazione vera e propria, una prova di dialogo, sotto gli auspici di Cesare Damiano (responsabile lavoro dei Diesse). Pretesto: un libro recentissimo di Mimmo Carrieri che parla di «Sindacato in bilico»
(editore Donzelli).
E’ bene dire subito che i motivi di più aspra polemica (gli atteggiamenti
spesso diversi sui temi della pace e della guerra, i ragionamenti sul sistema previdenziale, le trascorse scelte sul referendum per l’articolo diciotto) sono stati accantonati. Lo sguardo è andato soprattutto al
futuro, magari quando, con un possibile governo di centrosinistra, bisognerà doverosamente riprendere il tema della concertazione.
D’Alema ha trovato il suo naturale piglio polemico, solo quando
ha rapidamente accennato ad un recente passato. Alludeva, senza nominarle, alle grandiose manifestazioni spesso volute dalla sola Cgil,
attorno all’articolo diciotto. Allora il sindacato svolgeva un ruolo «patologico» di supplenza politica, con un «eccesso d’esposizione», anche a causa di una crisi del sistema partitico. Una supplenza che investiva perfino il piano etico e dei valori. C’era perfino, ha ricordato D’Alema, chi arrivava a dire che «non c’era più la sinistra». Ora tale stagione appare superata e il sindacato «torna a fare il suo mestiere» (la
battuta riprende il titolo di un libro proprio firmato da Sergio Cofferati).
Ma veniamo, dunque, all’oggi. Qui D’Alema dice «una cosa di sinistra»
o che potrebbe piacere alla sinistra sindacale, quando sostiene che una politica dei redditi oggi non appare in grado di tutelare adeguatamente i salari. Aggiunge però – e qui potrebbe dispiacere alla sinistra meno aperturista – che il sindacato deve saper articolare la propria capacità di negoziazione nei luoghi di lavoro e nei territori.
E’ un accenno a quella contrattazione territoriale già presente in molte categorie, ma che in certi settori – la maggioranza della Fiom in testa – è vista come un attacco al contratto nazionale. Altri dissensi troverebbero – ma qui in un contesto più largo della Cgil – le sollecitazioni, sempre esposte da D’Alema, circa una presenza direttamente gestionale nel mercato dei lavori, di fronte al moltiplicarsi di nuove figure sociali. Il tutto per far fronte ad un necessario recupero di rappresentanza.
Guglielmo Epifani ha riposto a tali incitamenti facendo parlare soprattutto le cifre. Quelle che dicono di una Cgil – ma anche Cisl e Uil – in buona salute, non solo nei settori tradizionali e niente affatto «in bilico».
Per quanto poi riguarda il tema della sovraesposizione politica del recente passato – quando le masse per intenderci affollavano il Circo Massimo – il segretario della Cgil ha consegnato ai presenti un’analisi molto collegata al sistema bipolare italiano e ai suoi effetti sul sindacato.
Ogni Confederazione, in sostanza, – ha detto in sintesi Guglielmo Epifani – è stata spinta a trovare le sue ragioni, le sue radici, le sue identità. Ora è ripreso un fecondo dialogo unitario come dimostra la scelta del prossimo sciopero generale e, soprattutto, la stesura di una piattaforma organica.
C’è un punto, infine, sul quale aveva insistito anche D’Alema e che rimane irrisolto. Quello delle regole, quelle presenti in una legge di rappresentanza giunta a suo tempo in Parlamento e poi affossata, quelle realizzate per il pubblico impiego. Epifani ha citato, a questo proposito, un recente accordo alla Carrefour. Conteneva aspetti considerati sbagliati, non accettati dalla Cgil. Ebbene: l’intesa è stata sottoposta a referendum e la Cgil ha preso atto dell’esito a maggioranza che non le dava ragione. Così bisognerebbe poter fare ovunque. Così il sindacato consolida la sua forza e il suo rapporto col mondo dei lavori. Accompagnando la proposta non di una vecchia politica dei redditi,
ma di una nuova politica dei redditi, di un uso corretto del ruolo pubblico, di un nuovo patto fiscale.
Sono le difficili sfide del futuro.