Il sindacato non crede a una prova di forza dell’Esecutivo

09/07/2003




      Martedí 08 Luglio 2003


      Il sindacato non crede a una prova di forza dell’Esecutivo
      E spera che il Dpef si limiti a indicare obiettivi generali


      ROMA – Sindacati sereni di fronte alla decisione del Governo di affrontare a breve la questione dell’equilibrio del sistema previdenziale. Sereni perché sanno che almeno per ora non c’è nulla di deciso, sia perché solo mercoledì si riuniranno i ministri interessati a prendere qualche decisione, sia perché la maggioranza sembra tutt’altro che coesa su questo problema. Ma soprattuto sono sereni perché sanno che il fronte sindacale non si romperà su questo punto. Le tre confederazioni, Cgil, Cisl e Uil, hanno deciso come comportarsi e non sembrano minimamente scalfite dall’apparente decisionismo dell’Esecutivo. Se poi lo sguardo va oltre Cgil, Cisl e Uil il fronte sindacale è ancora più fermo. Ugl e Confsal hanno avuto parole di fuoco per l’Esecutivo, ammonendolo a non tentare prove di forza.
      Del resto Marigia Maulucci, segretaria confederale della Cgil, ha affermato senza timore che il sindacato è pronto a portare in piazza milioni di lavoratori anche il 15 di agosto. Forse è andata troppo oltre, perché a Farragosto tutti preferiscono stare al mare piuttosto che in città a manifestare contro il Governo, ma è precisa la sensazione che il tema delle pensioni resti il vero nervo teso del mondo del lavoro. Al momento non sembrano possibili diversificazioni di posizioni, tanto forte e netta è stata la posizione assunta dai diversi protagonisti sindacali.
      Anche la sollecitazione del presidente di Confindustria a intervenire velocemente prima che sia troppo tardi non sembra aver impressionato troppo i suoi interlocutori sindacali. Per lo più i leader sindacali gli hanno suggerito di non intervenire, ma senza nemmeno scaldarsi troppo. Forse molta di questa sicurezza viene dalla consapevolezza che nemmeno dentro il Governo si sa bene come comportarsi. Nessuno infatti è ancora in grado di capire quali interventi siano davvero indispensabili, quale sia il buco finanziario che in qualche modo occorre turare. Per questo Adriano Musi, vicesegretario genrale aggiunto della Uil, pensa che almeno per qualche mese il tema pensioni sia destinato a rimanere sotto traccia.
      A suo avviso è molto difficile che il Dpef entri nei particolari. Solo fra qualche mese saranno disponibili dati più precisi sul fabbisogno pubblico e sarà di conseguenza possibile sapere dove e come sia necessario o indispensabile intervenire. Fino a quel momento sarebbe quindi almeno inutile muoversi pesantemente. Meglio un Dpef che si limiti a indicare qualche necessità di fondo, un’urgenza non quantificata, lasciando i particolari alla legge finanziaria. E anche questa non è necessario che già a settembre sia precisa, tutto potrebbe essere rinviato di qualche settimana, o anche di qualche mese, perché alla stretta finale, che non manca mai, si possa finalmente sapere se si debba mettere mano alle pensioni di anzianità o se sia da allargare a tutto l’universo il metodo contributivo.
      Per il momento, in attesa di notizie dal fronte governativo e soprattutto dai partiti della maggioranza, le tre confederazioni si limitano a restare fedeli alle tre richieste di modifica che hanno avanzato nei confronti del testo della delega, per la decontribuzione, l’obbligatorietà dell’utilizzo del Tfr, la parità tra fondi chiusi e fondi aperti. Per difendere queste posizioni è stato già proclamato lo stato di allarme. Lo sciopero generale è ancora lontano, questo è ancora il momento di mettere alla prova i collegamenti con i partiti della maggioranza, premendo in particolare verso le forze più attente alla coesione sociale, cattolici e An in primo luogo.

      MASSIMO MASCINI