Il sindacato nella «trappola delle pensioni»

03/11/2003



      Domenica 02 Novembre 2003


      Il sindacato nella «trappola delle pensioni»

      La riforma previdenziale – Cgil, Cisl e Uil continuano la mobilitazione ma studiano come trovare vie d’uscita


      ROMA – Roberto Maroni che accelera i tempi («auspico l’approvazione della riforma entro l’anno»), l’Udc che rallenta il passo. Il Governo presenta al Senato l’emendamento sulle pensioni, il viceministro di An Baldassarri fa subito una proposta alternativa per evitare lo "scalone" 2008. E anche ieri, il presidente della commissione Lavoro del Senato, dove si discute la delega previdenziale, è andato controtempo: «Su una materia così delicata – dice Tommaso Zanoletti dell’Udc rispondendo a Maroni – conviene non avere fretta per non pregiudicare la ripresa del dialogo». Insomma, lo scenario non cambia: l’asse An-Udc punta ora a riparire un canale con il sindacato escludendo un esame in Senato a tappe forzate. Per il sindacato uno scenario più che mai fluido che, dicono, riduce la propensione alla trattativa viste le incertezze della maggioranza. Ma per loro, ora, non c’è solo un calendario di mobilitazioni. C’è l’attesa fino a gennaio, quando ci sarà il primo test sulla tenuta della maggioranza, ma nel frattempo vogliono costruirsi una via d’uscita da quella che chiamano la «trappola» delle pensioni. L’opinione delle autorità internazionali, dalla Commissione Ue alla Bce (l’ultima voce è quella di Tommaso Padoa Schioppa che su "La Repubblica" dice: «Il sindacato sulle pensioni sbaglia»), i messaggi televisivi del premier, le prime timidissime proposte dell’opposizione, gli cuciono addosso un abito da conservatori che, dicono, non gli calza affatto. Così, dopo lo sciopero del 24 ottobre scorso, comincia a crescere l’esigenza dentro Cgil, Cisl e Uil di uscire dall’angolo di chi dice solo no. Un angolo davvero angusto se le critiche cominciano ad arrivare anche dall’opposizione che pure difende il sindacato sul "metodo": quello cioè di aver avuto un finto confronto con il Governo. «Quella del sindacato non è una scelta conservatrice è piuttosto debole perchè accanto agli scioperi non offrono un disegno alternativo a una realtà sociale che è cambiata», osserva Nicola Rossi, diessino, strettissimo collaboratore dell’ex premier D’Alema. «Non è vero, siamo consapevoli delle mutate condizioni di lavoro e dell’emergenza demografica. Lo siamo a tal punto che per noi affrontare queste due questioni solo dalla prospettiva previdenziale, per di più tagliando, è riduttivo. Il vero tema è la riforma dello stato sociale, non sono gli obiettivi finanziari di Tremonti. Detto questo, stiamo ragionando su alcuni punti che potrebbero essere oggetto di una nostra proposta», spiega il segretario confederale della Cisl, Pierpaolo Baretta che sogna addirittura un’intesa «tripartita tra Governo, sindacati e opposizione sul Welfare». Ma quali sono i punti su cui si sta ragionando? «Il tasso di sostituzione, cioè il rapporto tra ultima retribuzione e trattamento previdenziale. È un aspetto centrale – spiega Baretta – che va legato allo sblocco volontario del Tfr per far partire la previdenza integrativa. Altro aspetto è quello dell’armonizzazione delle aliquote contributive che per co.co.co e alcune categorie, come i commercianti, sono più basse. Infine, età pensionabile: non abbiamo mai negato il problema, abbiamo proposto un percorso incentivato». Se nel sindacato si ragiona su questi filoni c’è chi si chiede quanto possa essere virtuale questa proposta. «Il Governo è in grado di confrontarsi sullo stato sociale, cioè su una riforma che non sia fatta solo di tagli?», dice Beppe Casadio, segretario confederale della Cgil. Ma la presenza solo nelle piazze ha i suoi rischi, che non sono solo quelli di meritarsi l’etichetta di "conservatori". «Dobbiamo evitare – spiega Paolo Pirani, segretario confederale della Uil – che si scateni di nuovo il gioco di dividere il sindacato. Ma per evitarlo dobbiamo rafforzarci sulle strategie e affiancare le mobilitazioni a un negoziato o a delle proposte unitarie». Intanto anche l’opposizione è in cerca di un suo profilo riformista «mentre le scelte del Governo – dice Rossi – le definirei piuttosto conservatrici perchè non sono al passo con i tempi. Non guardano ai cambiamenti prodotti dal mercato del lavoro e dall’invecchiamento della popolazione: c’è solo l’aspetto finanziario, quel vincolo dell’1% sul Pil, senza chiarire se i risparmi saranno destinati a disegnare un nuovo welfare».

      LI.P.