IL SINDACATO NEL TERZIARIO: UN ANDAMENTO IN CONTROTENDENZA

01/03/2004



FILCAMS-Cgil
Federazione lavoratori commercio turismo servizi

Ufficio Stampa
www.filcams.cgil.it

27 febbraio 2004

IL SINDACATO NEL TERZIARIO: UN ANDAMENTO IN CONTROTENDENZA

Qual è la presenza, quantitativa e qualitativa del sindacato nel terziario, un settore difficile persino da definire come ben sanno i sociologi? A questa domanda, posta dalla Filcams all’Ires-Cgil, risponde un’indagine condotta da Lorenzo Birindelli, Elio Montanari, Antonio Megale, Clemente Tartaglione sulla base di un compendio storico dei dati organizzativi curato da Bruno Perin.

Le risultanze di tale lavoro, «La Filcams-Cgil nel 2002: tesseramento e modelli organizzativi», sono state presentate venerdì 27, a Napoli, nel corso di un confronto tra i segretari generali di Roma, Napoli, Milano.
La presentazione è stata conclusa dall’intervento di Guglielmo Epifani.

Una presenza importante, quella della Filcams, se le maggiori Camere del Lavoro osservano con molta attenzione l’andamento della categoria nel proprio settore e nella sindacalizzazione in generale. La nuova realtà dell’organizzazione sindacale italiana è data proprio dal ruolo dinamico e da una sorta di protagonismo da parte della federazione che opera nel terziario.
A Milano, la più importante Camera del Lavoro in quanto a iscritti, vede la Filcams in qualità di primo sindacato per numero di tesserati attivi.

«Nel corso di due decenni – scrivono gli estensori dello studio – la Filcams si è mossa in controtendenza, raddoppiando il suo contributo agli iscritti attivi dell’intera organizzazione».
In quanto a forza aggregata, la Filcams è passata dagli 80mila iscritti del 1960, anno della sua fondazione, agli oltre 280mila del 2002, con una crescita continua per tutti gli oltre quarant’anni di vita.

Sebbene questi anni corrispondano al rafforzamento occupazionale del settore (non lineare e con una recente fase di razionalizzazione organizzativa), il terreno sul quale la federazione si è trovata a lavorare non è stato agevole. Come notano i ricercatori, «del resto il terziario è nato come un contenitore asimmetrico di tutta quanto non era inscrivibile nei due grandi settori (primario e secondario) di attività economica».

«Il terziario, l’universo dei servizi alle imprese e alle persone – scrivono – è un insieme di situazioni lavorative in cui è difficile trovare un denominatore comune capace di orientare univocamente l’azione sindacale. È una dimensione del lavoro assai diversa da quella in cui si è radicato ed è cresciuto il sindacalismo industriale nel nostro Paese, percorrendo in un secolo di storia la linea retta della unificazione delle diverse identità del lavoro. Un percorso sindacale che è stato favorito dalla presenza di grandi unità produttive, culla del sindacalismo industriale, in cui si sono sperimentate forme di organizzazione operaia che si sono poi estese al resto dell’apparato produttivo. Non vi è dubbio che “la fabbrica” è stata, ed è tuttora, un ambito in cui oggettivamente il processo di maturazione della coscienza di classe si manifesta, pur con crescente comple «Il terziario, l’universo dei servizi alle imprese e alle persone – scrivono – è un insieme di situazioni lavorative in cui è difficile trovare un denominatore comune capace di orientare univocamente l’azione sindacale. È una dimensione del lavoro assai diversa da quella in cui si è radicato ed è cresciuto il sindacalismo industriale nel nostro Paese, percorrendo in un secolo di storia la linea retta della unificazione delle diverse identità del lavoro. Un percorso sindacale che è stato favorito dalla presenza di grandi unità produttive, culla del sindacalismo industriale, in cui si sono sperimentate forme di organizzazione operaia che si sono poi estese al resto dell’apparato produttivo. Non vi è dubbio che “la fabbrica” è stata, ed è tuttora, un ambito in cui oggettivamente il processo di maturazione della coscienza di classe si manifesta, pur con crescente complessità, come un elemento naturale in cui l’appartenenza ad un insieme appare evidente e costituisce un naturale elemento di aggregazione».

Niente di tutto questo vale per il terziario, dove «se si escludono alcune importanti realtà produttive, l’universo di riferimento della Filcams è di tutt’altra natura».
Il mondo terziario è il mondo della produzione di servizi, è un mondo dove la fabbrica non può che essere sociale, dove «all’oggettiva frammentazione delle piccole unità produttive si associa un’atomizzazione soggettiva del lavoro ancora maggiore».

La differenza rispetto al mondo del sindacalismo industriale è radicale. Infatti, mentre nella fabbrica esso «si è misurato con forme di occupazione tendenzialmente a tempo indeterminato, in molti ambiti dei servizi sono prevalenti forme di occupazione a tempo determinato, non di rado considerate come tappe di passaggio nella vita lavorativa. Lavori in cui non si determina implicitamente un senso di appartenenza che sollecita un interesse alla tutela dei propri diritti, ma al contrario una condizione di transitorietà in cui minore è la propensione a sentirsi parte di un collettivo».

Un mondo mobile, un’occupazione mobile, una partecipazione mobile. Tutto ciò crea una forte instabilità degli iscritti, che la Filcams misura ogni anno con «un flusso in uscita intorno al 25%».
Le ragioni di questo turnover sono diverse: si va da quote fisiologiche di rinunce a rinnovare l’inscrizione; ai normali passaggi al pensionamento e/o altre forme di non attività; al rinnovo della scadenze contrattuali annue (appalti) a cui è collegata l’iscrizione al sindacato; alla presenza di quasi il 20% di iscrizioni per servizi (disoccupazione e ufficio vertenze) più instabili di quelle fatte in azienda; fino ad una diffusa presenza di posizioni contrattuali atipiche ed una forte stagionalità di alcuni settori. Per la Filcams, questo ha voluto dire attrezzarsi con piani locali di tesseramento per nuove iscrizioni pari almeno a un quarto della base sindacale.

Come riesce «un sindacato degli interstizi produttivi» a diventare una realtà di 280mila iscritti con tassi di crescita annui assai rilevanti? «I risultati raggiunti – scrivono i ricercatori – sono il prodotto di un mix di fattori, sintetizzabili nella capacità delle strutture territoriali di inventare mille forme e mille luoghi della rappresentanza».

Se per il sindacalismo industriale il “fare come la Fiat” era il modo di essere sindacato, per il sindacato del terziario non c’è un modello unico riproducibile. Ci sono una pluralità di esperienze originali che si innestano sulle realtà territoriali.
«È sufficiente considerare i settori di competenza per cogliere le difficoltà di rappresentare oltre 5 milioni di lavoratori diffusi in oltre 2 milioni di unità produttive con una media di 2,5 addetti per azienda. Un universo che insieme alle attività tradizionali del commercio e del turismo e di alcuni servizi alla persona comprende nuove attività di servizi alle imprese».

Un’esperienza davvero plurale ben rappresentata dalla composizione della Filcams, dove la presenza femminile è maggioritaria (circa il 60%), i giovani sono 1/5 degli iscritti e gli immigrati hanno raggiunto il 6,5%.