Il sindacato insegna a diventare dj

02/11/2005
    lunedì 31 ottobre 2005

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      I CORSI DI FORMAZIONE CREATI A NAPOLI, RIGUARDERANNO 50 GIOVANI DI ETÀ COMPRESA TRA I 14 E I 35 ANNI

        Il sindacato insegna a diventare dj

        Per gli organizzatori
        la scuola garantirà
        un lavoro ben
        retribuito che non
        teme crisi economiche

          Fulvio Milone

          NAPOLI
          Capigliatura «rasta» e braccia tatuate, i futuri dj andranno a scuola dal sindacato: per studiare non la storia del movimento operaio, ma i segreti della musica da discoteca e le tecniche in uso «dal vinile all’mp3». E, in prospettiva, per trovare un lavoro appassionante e ben pagato.

          L’iniziativa, unica in Italia, è targata Cgil, che a Napoli istituirà dal 14 novembre un corso per disc jockey. A insegnare uno dei pochi mestieri che non conosce crisi, ma è anzi in espansione, ci penserà lo Smile, ente di formazione del sindacato, che per otto mesi trasformerà 50 giovani di età compresa fra i 14 e i 35 anni in professionisti della consolle.

          Il corso, sottolineano i responsabili dello Smile, non beneficia dei contributi della Regione Campania, che pure in passato stanziò dei fondi, fra mille polemiche, per una «scuola» di aspiranti veline. A finanziarlo saranno gli stessi iscritti con una quota di ottocento euro in tre rate (settecento se versati in un’unica soluzione). Prevede settantotto ore di lezioni impartite da dj, compositori, tecnici del suono e ingegneri acustici.

          Saranno loro a iniziare gli emuli di Linus e Albertino, i futuri disc jockey della Cgil, alle materie più disparate: «Storia della musica moderna e introduzione al linguaggio e alla notazione musicale»; «Acustica e sound engeneering»; «Home studio: utilizzo di software applicati al lavoro dei dj»; «Introduzione alle tecniche video jockey»; «Tecniche dj: dal vinile all’mp3».

          Davanti agli aspiranti professionisti «del vinile e dell’mp3» si spalanca un futuro roseo sotto il profilo occupazionale. Così, almeno, sostengono al sindacato. «Tutti i corsisti potranno fare degli stage, abbiamo i contatti giusti – dice Fabrizio Matarazzo, direttore dello Smile -; i migliori avranno la possibilità di ottenere un lavoro vero e proprio». L’ente che fa capo al sindacato ha già stabilito accordi con discoteche, alberghi, complessi turistici, radio e tv. Le occasioni per chi deciderà di fare la dura ma ben pagata vita notturna del dj, insomma, non dovrebbero mancare. E se tutto andrà bene, aggiunge Matarazzo, prenderanno corpo altre iniziative. Una per tutte: la formazione di specialisti in grado di utilizzare programmi per la realizzazione di film in 3D.

          Niente più tute blu, dunque, ma disc jockey, a scuola dal sindacato. A giustificare la scelta della Cgil c’è un’ampia raccolta di dati statistici che spiegano in maniera lampante come il mondo delle discoteche possa offrire ai giovani un lavoro spesso molto ben remunerato. Sono almeno 347 mila i lavoratori addetti al cosiddetto «intrattenimento serale» degli italiani. L’occupazione in questo settore è cresciuta costantemente negli ultimi anni, e nulla fa pensare a una battuta d’arresto. Le stime del sindacato trovano conferma anche nelle statistiche mondiali. «Negli Stati Uniti – spiegano infatti alla Cgil – il comparto dell’intrattenimento assorbe il 25 per cento del totale degli occupati. Una cifra che dà la misura dell’enorme potenziale che abbiamo a disposizione».

            Secondo la Cgil il futuro dei disc jockey sta soprattutto nella radio. Nel 1998, su una popolazione base di 51 milioni di italiani, il numero medio giornaliero degli ascoltatori è stato superiore a 35 milioni. «La radio, soprattutto quella locale – commentano al sindacato – continua ad avere una diffusione elevata in particolare al Sud».