Il sindacato in cerca di regole

12/05/2004



        sezione: ITALIA-LAVORO
        data: 2004-05-12 – pag: 21
        autore: LINA PALMERINI

        Rappresentanza, democrazia, contratti: su questi temi in arrivo una commissione unitaria Cgil, Cisl e Uil
        Il sindacato in cerca di regole
        Proposta di Epifan all’assemblea della confederazione
        ROMA • In giro tra i sindacati, c’è un’idea comune. E cioè che sia arrivato il momento di riallacciare i fili in modo più stretto, ragionato, cominciando a pensare alla rappresentanza sociale e a nuovi contratti. Non c’è più solo quello che accade fuori dal sindacato — dal fisco, alle pensioni al contratto del pubblico impiego. Ora, la riflessione mette al centro anche le tre organizzazioni che insieme dovrebbero insediare una commissione unitaria per tentare di scrivere regole condivise sul proprio core business: rappresentanza e democrazia sindacale, riforma della contrattazione. Un progetto che parla al mondo sindacale ma anche a quello delle imprese.
        Con il discorso che Guglielmo Epifani farà all’assemblea di Chianciano (che comincerà domani), si dovrebbe aprire un percorso che il leader Cgil condivide con Savino Pezzotta e Luigi Angeletti. Non ci saranno proposte preconfezionate sul tavolo, su nessuno dei temi in questione, ma piuttosto si parlerà di come costruirle insieme. «Oggi — dice Paolo Pirani, segretario confederale della Uil — non c’è più alcuno spazio per una sorta di autosufficienza sindacale. La linea del "facciamo da soli e contro tutti", non funziona più in una congiuntura che non dà margini di redistribuzione ma anzi costringe a gestire malessere. Mi spiego: le condizioni dell’economia del Paese hanno in sè le ragioni di un conflitto pesante che abbiamo visto esplodere nelle situazioni più esasperate. Occorre, quindi, trovare delle occasioni per governarle. Non a caso questa esigenza viene fuori adesso: ora che è stata sconfitta la "logica lobbistica" del precedente vertice di Confindustria — mentre i nuovi parlano di fare squadra — oggi che è stato sconfitto anche il cofferatismo».
        L’analisi è certamente diversa ma, anche in Cgil, si parla di fase nuova. «Il passo da fare oggi — dice Nicoletta Rocchi, segretario confederale Cgil — è quello di dare una prospettiva al recupero dei rapporti unitari. Lo dico senza enfasi perché le differenze restano. Ma oggi c’è una ragione in più per condividere delle regole, non solo con Cisl e Uil ma anche con Confindustria.
        C’è il tema più generale della crescita del Paese e della necessità di un’alleanza ma questo deve passare anche attraverso una riflessione tutta sindacale sulle regole delle organizzazioni.
        Sulla democrazia sindacale e poi anche sulla contrattazione, per passi distinti. Sono temi imposti dall’attualità e dall’idea, che va allontanata, che solo fuori dalle regole del conflitto il mondo del lavoro trovi ascolto».
        È dunque la natura dei più recenti scontri, dal trasporto pubblico locale, ad Alitalia a Melfi, a indurre Guglielmo Epifani, giovedì, a fare un ragionamento invitando a regole comuni sulla rappresentanza. Ma è anche vero che da qualche tempo in Cisl si erano aperti spiragli dalle pagine del giornale dell’organizzazione "Conquiste del lavoro". «Condivido il ragionamento di Epifani sui nuovi conflitti. E credo anche che al pluralismo sindacale e alle differenze, che restano, si debbano trovare risposte sindacali comuni.
        La Cisl da qualche tempo ha iniziato a ragionare di rappresentanza ma dentro un disegno complessivo di riforma che include la contrattazione», spiega Giorgio Caprioli, leader dei meccanici della Cisl, proprio lui che ha dovuto gestire più di uno strappo. Dalla categoria dei metalmeccanici si è accesa la miccia ed è anche quella che si prova a spegnere con le nuove regole. «Ogni accordo — dice Caprioli — dovrebbe essere sottoposto a un giudizio secondo le regole di democrazia delegata. Penso che ogni categoria, sul territorio, debba eleggere un delegato e che tutti debbano formare un’assemblea legittimata a esprimersi. Non credo al referendum ma piuttosto in un percorso democratico concordato che aiuti la mediazione per proposte unitarie».
        Il modello di cui parla Caprioli — ma anche Paolo Pirani — è quello dei chimici: accanto alle segreterie nazionali di categoria, c’è anche un’assemblea di delegati che segue e si esprime sul negoziato e sui contratti. Il modello pubblico impiego? «Non credo funzioni nel privato — dice Caprioli — perché cristallizza una situazione e dà ampi margini, nella presentazione delle piattaforme, a chi è più forte».
        Non lo trova del tutto sbagliato Pirani che però boccia «il referendum dopo la firma di un accordo, perché indebolisce il sindacato».
        Per la Rocchi «il punto non è il voto prima o dopo la firma. Il voto non è tutto: guardiamo alla Francia, votano su tutto ma poi il sindacato è debole e frammentato». Ma cosa potrebbe cambiare un accordo sulla rappresentanza e su contratti più centrati sul territorio: «Meno Tv, più attività sindacale porta a porta».