Il sindacato fa rotta verso gli stranieri

06/11/2007
      DEL LUNEDÌ
    lunedì 5 novembre 2007

    Pagina 13 – Immigrazione

    Rappresentanza – Assistenza su contratti e permessi

    Il sindacato fa rotta
    verso gli stranieri:
    700mila già iscritti

      Cristiano Dell’Oste

      Hanno un lavoro regolare, pagano imposte e contributi e – sempre più spesso – possiedono una tessera sindacale. In Italia sono almento 690mila gli immihrati iscritti ai sindacati, su un totale di tre milioni e 700mila stranieri in regola con il permesso di soggiorno. Il risultato è la somma dei dati raccolti dal Sole-24 Ore del lunedì tra le associazioni dei lavoratori e dà la dimensione di una realtà che è diventata sempre più importante negli ultimi Anni. Oggi gli stranieri rappresentano il 4,4% di tutti gli iscritti alla Cgil, il 5,7% di quelli della Cisl e il 6,7% di quelli della Uil. L’Ugl si ferma al 2,54%, ma il dato conteggia solo gli iscritti al sindacato emigrati immigrati (Sei) e non comprende gli stranieri tesserati nelle associazioni di categoria. E tutte queste percentuali raddoppiano – pur con vistose differenze tra i vari settori industriali – se dal calcolo si escludono le tessere che fanno capo a pensionati.

      Rapida evoluzione
      I sindacati hanno iniziato a guardare agli immigrati una ventina d’anni fa, ma il boom delle iscrizioni è un fatto recente. E trova una spiegazione nella preziosa funzione di assistenza a favore di soggetti che sono al primo impatto con contratti di lavor0, buste paga, permessi di soggiorno e ricongiungimenti familiari. Le cifre fornite dal responsabile nazionale politiche migratorie della Cisl, Oberdan Ciucci, descrivono una tendenza generale: «Siamo passati dai 93.400 iscritti del 1999 ai 248.800 del 2006, raddoppiando gli stranieri tesserati negli ultimi quattro anni».

      «Il lavoro della Cgil sull’immigrazione eisale alla seconda metà degli anni ’80 – ricorda Piero Soldini, responsabile politiche per l’immigrazione della Cgil nazionale -. Nei primi tempi gli sportelli di assistenza erano la porta d’ingresso nel mondo sindacale per i lavoratori stranieri, mentre oggi sono più numerose le adesioni dirette alle varie categorie».

      La maggior parte degli immigrati iscritti al sindacato opera nelle grandi imprese edilizie, manifatturiere e indutriali. «In alcune città dell’Italia settentrionale la Fillea, che riunisce i lavoratori dell’edilizia, ha una percentuale di stranieri del 40%, mentre Fiom (netalmeccanici), Filtea (tessili), Filcams (commercio e servizi) e Flai (agro-industria) si collocano tutte oltre il 15%», spiega Soldini. E la stessa tendenza vale anche per la Cisl: al 31 dicembre 2006 il maggior nunero di adesioni si registrava tra gli addetti alle costruzioni (50.200), i lavoratori agricoli (41.350) e le colf e le badanti (47.650).

      Delegati stranieri
      «Nel settore dell’industria ormai ci sono aziende che hanno una forte preponderanza di iscritti stranieri, per lo più provenienti dall’Europa dell’Est nell’edilizia e dall’Africa del Nord nell’iindustria», commenta Guglielmo Loy, segretario confederale della Uil. I più difficili da coinvolgere, invece, sono coloro che lavorano nelle piccole imprese e nell’area dell’assistenza alle famiglie. «Qui ci sono punte di sofferenza – prosegue Loy – che si accompagnabo a una debolezza contrattuale e normativa che rende difficile l’inserimento nel sindacato. Ma in generale quello che colpisce è la velocità con cui molti lavoratori migranti assumono responsabilità sindacali, diventando componente attiva della tutela dei lavoratori».

      La Cgil stima che gli stranieri eletti dai propri colleghi come delegati sindacali siano circa 2mila in tutta in Italia, mentre coloro che lavorano a tempo pieno come quadri e dirigenti nelle tre confederazioni – Cgil, Cisl e Uil – sono poco più di 1.300. Una cifra a cui vanno aggiunti gli immigrati impegnati nel Sei, sindacato costituito nell’ambito dell’Ugl per fornire assistenza e accompagnare in un percorso di inserimento lavorativo agli stranieri che arrivano nel nostro Paese e gli italiani che si trasferiscono all’estero:

      Nel 2006, il 62% degli uffici territoriali italiani del Sei erano guidati da lavoratori stranieri e la percentuale, secondo il presidente nazionale Luciano Lagamba, è destinata a salire al termine di quest’anno. «Abbiamo creato questo sindacato non per costituire un ghetto – spiega -, ma per realizzare una struttura specializzata nel campo dei permessi di lavoro per i lavoratori stranieri, che poi naturalmente si trasferiscono nelle associazioni di categoria dell’Ugl».

      Unico requisito richiesto ai "sindacalisti migranti" del Sei è la capacità di rappresentare i bisogni di tutti gli stranieri, e non solo quelli della propria comunità nazionale. «Fatto salvo questo presupposto, cerchiamo di aprire sempre di più i nostri uffici e investiamo molto in formazione – aggiunge Lagamba – nell’ottica di arrivare ad avere, in giorno, un presidente straniero».