Il sindacato fa i conti con l’età

24/11/2003




      Sabato 22 Novembre 2003

      ITALIA-LAVORO


      Il sindacato fa i conti con l’età

      Rappresentanza – Gli iscritti a Cgil, Cisl e Uil sono i più «vecchi» in Europa , la metà sono pensionati


      MILANO – Se il sindacato italiano avesse una carta di identità avrebbe un nome maschile e un’età compresa tra i quaranta e cinquant’anni. Porterebbe i tratti di un maturo signore e avrebbe un’occupazione stabile. Sarebbe con ogni probabilità inserito in settore del mercato del lavoro cosiddetto tradizionale, l’industria o il pubblico impiego. Potrebbe confrontarsi, inoltre, con i colleghi, tedeschi, francesi o spagnoli. Mentre avrebbe qualche difficoltà con olandesi e scandinavi: più giovani e culturalmente non ingabbiati nella mentalità del posto fisso.
      A leggere in controluce i dati di Eurobarometro sull’età media degli iscritti ai movimenti sindacali in Europa è questo il ritratto che emerge: il sindacato italiano è il più vecchio d’Europa. Una situazione che sconta una tradizionale difficoltà ad avvicinare i lavoratori più giovani, in particolari quelli senza un contratto a tempo indeterminato, e che soprattutto sembrerebbe influenzare le scelte strategiche del sindacato. «Il risultato – dice Tito Boeri, autore insieme a Agar Brugiavini e Lars Calmfors del libro "Il ruolo del sindacato in Europa" – è una sorta di circolo vizioso: il sindacato italiano invecchia e di conseguenza tende a rappresentare gli interessi dei lavoratori più anziani. In questo modo i giovani non si sentono coinvolti e quindi si allontanano dal sindacato».
      Un meccanismo dal quale però è possibile uscire. La lezione arriva dai Paesi del Nord Europa, esattamente dall’Olanda dove lavoratrici con un’occupazione part-time hanno addirittura scalato i vertici del sindacato. La situazione italiana è, invece, comune ai Paesi dell’Europa mediterranea come la Germania e la Francia. «A quei Paesi cioè – continua Boeri – che come noi hanno un problema previdenziale da risolvere». Per quanto viene, comunque, considerato un fenomeno «unico» in Europa l’altissima incidenza degli iscritti che «non sono membri attivi della forza lavoro in Italia»: la metà circa degli iscritti, infatti, è rappresentata dai pensionati. «Che in Italia ci sia un sindacato dei pensionati con un peso così forte – dice Carmelo Barbagallo segretario organizzativo della Uil – è vero, non vuol però che si trascurino le necessità dei più giovani e che si privilegino invece quelle dei più anziani». Barbagallo respinge l’analisi che emerge dai dati di Eurobarometro e dice «in occasione delle elezioni delle Rsu, siamo quelli che in percentuale prendiamo più voti rispetto ai nostri iscritti. È accaduto, ad esempio, nella scuola dove contiamo 60mila iscritti ma abbiamo avuto 100mila voti. Questo vuol dire che conquistiamo consensi dove c’è stato un ingresso di forze nuove. Tendenza confermata anche dal fatto che attraiamo iscritti nel terziario, settore caratterizzato soprattutto dall’inserimento di nuova occupazione».
      E respinge il sillogismo "sindacato over 50-sindacato solo dei pensionati" pure Mauro Guzzonato, segretario organizzativo della Cgil, che ammette: «Certo la nostra situazione è difficilmente contestabile con dati precisi, anche se un vero confronto dovrebbe essere fatto raffrontando solo il numero dei lavoratori attivi. Tuttavia il problema su come raggiungere i più giovani esiste e su questo stiamo facendo uno sforzo, costruendo una rappresentanza come Nidil e rafforzando anche i servizi» «La struttura del sindacato in effetti – sottolinea Sergio Betti, segretario organizzativo della Cisl – rispecchia la struttura del mercato del lavoro». Come dire: il peso predominante del lavoratori più anziani all’interno dei luoghi di lavoro determina la struttura dei movimenti sindacali. «Questo però non vuol dire che si possa parlare di una sorta di corporativismo», continua Betti. Mentre Guzzonato chiarisce: «Le priorità del sindacato non sono la conseguenza automatica della sua composizione anagrafica, soprattutto se si considera la struttura confederale della Cgil, di Cisl e Uil».
      Resta il fatto che la difficoltà di "reclutare" i giovani comincia proprio in fabbrica, nelle aziende o negli uffici, dove i rappresentanti sindacali vengono spesso selezionati tra i lavoratori più anziani. Con una conseguenza: gli stessi giovani che in molti casi sono privi di rappresentanza sono quelli che restano fuori dalle gerarchie del sindacato. «Il problema – sottolinea Guzzonato – non è di facile soluzione. La nostra percezione però è che negli ultimi anni siano aumentati i giovani presenti nelle Rsu».

      SERENA UCCELLO