Il sindacato è forte… anche quando non c’è

04/03/2002






Il sindacato è forte… anche quando non c’è
      Con l’avvento dell’euro e in momenti di acceso conflitto fra sindacati e governo in Italia, ci si interroga su quale sia oggi la forza effettiva del sindacato. Come rivela un recente studio curato da Boeri, Brugiavini e Calmfors dal titolo «Il ruolo del sindacato in Europa», pubblicato da Università Bocconi Editore, guardando al numero di tesserati, il sindacato europeo appare in crisi: infatti, la quota di lavoratori iscritti ad un’organizzazione sindacale si sta riducendo.
      Tuttavia, per capire l’influenza del sindacato è importante guardare non tanto al numero degli iscritti, quanto alla quota di lavoratori coinvolti dalla contrattazione collettiva.
      Come si può evincere dal grafico sotto, la differenza tra tasso di copertura e tasso di sindacalizzazione è aumentata nel corso del tempo: rispetto a dieci anni fa, oggi vi sono molti più lavoratori non iscritti al sindacato, ma comunque soggetti a contratti negoziati dal sindacato. Questo che cosa significa? Che molte imprese applicano le condizioni definite nei contratti collettivi anche laddove non ci sono imponenti rappresentanze sindacali.
      In Francia, gli accordi sindacali sono estesi per legge alla maggior parte dei lavoratori: a fronte di un tasso di sindacalizzazione di circa l’8 per cento (il più basso d’Europa), il tasso di copertura supera l’80 per cento.
      Non sempre l’estensione però avviene per legge. In Italia, ad esempio, è la giurisprudenza a prendere come parametro di riferimento nella determinazione del salario equo le condizioni sancite nei contratti collettivi.
      Ma perché le imprese aderiscono ai contratti collettivi anche quando non c’è il sindacato? Forse perché la negoziazione a livello d’impresa o col singolo lavoratore può risultare più onerosa della semplice applicazione degli accordi sindacali.
      Giovanna Albano
      Mauro Maggioni

      www.frdb.org



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