Il sindacato di Luciano Lama (B.Ugolini)

09/02/2007
    venerdì 9 febbraio 2007

    Pagina 14 – Economia & Lavoro

    Il sindacato di Luciano Lama
    l’altra faccia degli anni 70

      Bruno Ugolini

        Tornano gli anni 70. I giornali si riempiono di rievocazioni, consegnandoci una fotografia distorta. Raccontano quel decennio come un cumulo di orride violenze. Ignorano la nascita, in quegli anni, di un pacifico e potente movimento di lotta che ha cambiato la società italiana: dalle fabbriche, alle scuole, alle caserme, ai manicomi. Uno dei “padri” di quel movimento era Luciano Lama. Un omaggio serio e delicato allo scomparso segretario generale della Cgil è stato presentato alla “Casa del Cinema” di Roma. L’autore è Pietro Medioli, giovane regista autore di documentari. Il Lama che ci ha consegnato, con questa pellicola voluta dall’Associazione Centenario della Cgil, è il ritratto, come dice Foa, di un uomo giusto e passionale che sapeva ascoltare. Ma che sapeva anche decidere. È il racconto di un uomo che affrontava i rischi. Così di fronte ai nazisti, di fronte ai terroristi, o quando si trattava di andare a discutere con gli operai scelte anche impopolari ma considerate giuste. E fa un po’ orrore oggi rivedere certi “maestrini" di allora ritornare sulla breccia, intenti ancora ad impartire lezioncine. Un temperamento, un coraggio che, a proposito della parte violenta degli anni 70, spiega anche le pagine terribili degli scontri all’università di Roma nel 1977. Ancora oggi ci si chiede, 30 anni dopo, come ha detto Guglielmo Epifani, prima della proiezione, perché quegli studenti contestavano il sindacato. Ma il Lama che rivediamo non si pente della scelta. Sapeva che quella sua presenza, quel drammatico comizio avrebbe gettato semi per il futuro. I documenti dell’epoca rappresentano le parti più belle del film di Medioli (accompagnate dai siparietti storici di Fabrizio Loreto). E così le sequenze “intime”, in bianco e nero, col giovanissimo neo-vicesegretario accanto a Giuseppe Di Vittorio. O nelle testimonianze della moglie Lora e delle figlie Claudia e Rossella. Non mancano gli sprazzi allegri e umani nei racconti d’autisti e segretarie. C’è perfino un lampo di dibattito con un giovanottone con gli occhiali: è Romano Prodi, allora all’Iri. Forse è un po’ sacrificato lo spazio al personaggio politico: la battaglia negli anni 50 accanto a Di Vittorio, Foa e Trentin per il ritorno in fabbrica, per la scelta dei consigli di fabbrica come struttura portante del sindacato e nello stabilire le incompatibilità tra cariche sindacali e politiche. E comunque si esce rinfrancati dalla visione, con quell’uomo alto, imponente, che sprizza ottimismo e dice di essere soddisfatto della propria vita. “Non l’ho buttata via”.