«Il sindacato deve fare il sindacato»

22/06/2001

Il Sole 24 ORE.com



    Indagine della Bocconi sulle aspettative degli iscritti: no all’azione come soggetto politico

    «Il sindacato deve fare il sindacato»
    Massimo Mascini
    ROMA – Il sindacato sta male, soffre di crisi di abbandono dei suoi iscritti, vive un declino evidente. Oppure no, il sindacato sta bene, tanto è vero che i lavoratori sono sempre più contenti, ma occorre capire quale è il modello di organizzazione migliore e attrezzarsi di conseguenza. Due tesi che ieri si sono confrontate nel compito di decidere se al sindacato serve più trasparenza e responsabilizzazione. A sostenere la prima tesi era un dotto volume, frutto della collaborazione di una serie di studiosi, tutti tesi a dimostrare che al sindacato serve accountability, appunto maggiore responsabilità e trasparenza. Il volume è stato realizzato dall’Iea (Istituto di economia aziendale) dell’Università Bocconi di Milano e dalla Arthur Andersen che da anni studia appunto la necessità di un bilancio sociale delle imprese e in generale dei soggetti della società. Sergio Romano, che presiedeva la tavola rotonda che ha discusso i risultati del volume, è partito proprio da questo assunto del declino per chiedere ai rappresentanti di Cgil, Cisl e Uil come pensavano di dover trasformare le loro organizzazioni. Gli altri sono partiti invece dalla considerazione opposta, che il sindacato non è in crisi. «Ci dicono sempre che non siamo rappresentativi — ha detto Carlo Borio, segretario della Cisl della Lombardia — poi a ogni elezione viene fuori che tutti o quasi votano per noi. E adesso anche i lavoratori attivi stanno tornando a iscriversi». Ma è stato soprattutto il volume a negare l’assunto del declino del sindacato, perché un’indagine statistica svolta tra lavoratori metalmeccanici milanesi ha dimostrato un sostanziale attaccamento dei lavoratori verso la scelta sindacale. Certo, le percentuali variano, ma alle domande di fondo, sull’attaccamento al sindacato, la valutazione delle sue prestazioni, il giudizio sulle azioni da questo svolte, le risposte sono state sempre positive per il sindacato. La prima richiesta degli iscritti riguarda la salute e la sicurezza sul posto di lavoro (89,9%), seguita dalla difesa dei livelli occupazionali e delle condizioni salariali. Scarsa rilevanza viene attribuita all’azione del sindacato come soggetto politico. Gli iscritti chiedono al sindacato di "fare il sindacato". Il declino, pare di capire, non c’è. Certo, ci sono tanti pensionati, ma questa, è stato sottolineato tante volte, è una ricchezza in più, tanto è vero che altri Paesi stanno copiando la formula italiana di iscrivere tutti assieme i pensionati e non a seconda del settore di appartenenza. Questo non vuol dire che il sindacato non debba cambiare. Ma dove? Seguendo quale direzione? Il problema vero è questo. E non c’è una risposta data, perché i modelli di sindacato sono diversi, l’offerta è ampia. Antonio Panzeri, il segretario generale della Cgil milanese, ha ricordato i problemi più «politici» del sindacato. Stretto nella tenaglia tra la difesa degli interessi diretti dei lavoratori e quella degli interessi generali, ha detto, il sindacato soffre, perché deve operare una scelta. C’è — ha rilevato — chi gli chiede di fare un «mezzo passo indietro», attenersi a un compito più tecnico, fare i contratti e basta. Ma è giusto, soprattutto se si pensa ai meriti che il sindacato si è preso quando si è trattato di realizzare la politica dei redditi? In più, c’è il bipolarismo, che impone un cambiamento, essendo a sua volte fattore di trasformazione. La soluzione, a giudizio di Panzeri, non può essere né quella del sindacato di mestiere, magari corporativo, né quella del sindacato braccio armato di un partito. La soluzione è quella di un sindacato che sia soggetto autonomo. Ma per esserlo occorre una legge sulla rappresentanza che chiarisca i ruoli e richieda trasparenza e responsabilizzi il sindacato. Una tesi, non l’unica possibile. Walter Galbusera, segretario della Uil Lombardia, non si scandalizza per l’istituzionalizzazione del sindacato, che Romano aveva presentato come un peccato mortale del sindacato. È una sfida, ha detto Galbusera, il sindacato non può non accettarla. E per questo è giusto che al sindacato siano attribuite funzioni e compiti sempre più precisi, anche surrogando lo Stato, nelle cose piccole e in quelle meno piccole. Il sindacato deve però avere dei ritorni, una legge sulla rappresentanza, per sapere quando un accordo è valido, quando no, e regole di democrazia economica, per entrare nella governance delle imprese. Una tesi non lontana da quella di Carlo Borio, che ha ricordato come la Cisl sia sempre stata associazione di iscritti. Ma, ha aggiunto polemicamente, serve continuità anche nei confronti del sindacato. La sua tesi, quella di tutta la Cisl, è che i Governi hanno utilizzato il sindacato quando serviva, per poi dimenticarsene. La concertazione, ha detto, non si può fare solo con l’acqua alla gola.
    Venerdí 22 Giugno 2001
 
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