IL SETTORE DELL’AUTO È IN CRISI – DEFINIRE POLITICHE DI INCENTIVAZIONI CERTE

06/11/2009

6 novembre 2009

Il settore dell’auto è in crisi – Definire politiche di incentivazioni certe

Il settore dell’auto, riferito alla produzione, vendita, noleggio e ricambi di Automobili, sia alla vendita, al noleggio ed all’assistenza delle Macchine Agricole e Industriali, Movimento Terra e Carrelli, si trova a vivere una delle crisi più difficili.

Secondo un’indagine di Medio Banca il 35% delle imprese del Nord-Est pensano di ridurre gli organici e il 54% non farà investimenti in questo anno; nel Nord-Ovest i dati sono ancora più preoccupanti. Una crisi in parte annunciata, ben prima che scoppiasse la crisi in atto.
Secondo i dati forniti da UNRAE (Unione Nazionale Rappresentanti Autoveicoli Esteri) sulla struttura del mercato italiano dell’Automobile; le immatricolazioni complessive (per alimentazione, segmenti, carrozzerie e aree geografiche ), a tutto Settembre 2009 sono state poco più di 1.600.000 contro il 1.700.000 dello stesso periodo del 2008 (Gennaio – Settembre), con una perdita del 5,86% complessivo. Negativi anche i dati delle immatricolazioni per aree geografiche (per lo stesso periodo) – 6,27% nell’area Nord-Occidentale; – 4,31% nell’area Nord–Orientale, – 10,55% nell’area Centrale; + 1,76% nell’area Meridionale; -2,48% nell’area insulare.
Ad ottobre, invece, si registra un lieve incremento del 15,7% rispetto all’ottobre 2008, grazie alle offerte messe in campo dai concessionari che, vista la fine dell’anno, cercano di recuperare il passivo. La situazione rimane allarmante.

Questi dati, sono ancora più allarmanti se inseriti nella più ampia cornice europea: circa 16 milioni i veicoli venduti nel 2007; 14,7 milioni nel 2008, e circa 11milioni del 2009. I segnali di risalita temporanea arrivano solo da quei paesi in cui vi sono stati gli incentivi pubblici alla rottamazione (in testa Germania seguita dalla Gran Bretagna dalla Francia e in misura molto meno marcata dall’Italia), mentre grandi mercati come quello spagnolo (-45%) e quello dei paesi dell’Est, che vanno dalla Romania all’Estonia (-80%) fanno da contraltare negativo.

Il mercato delle macchine medio grandi e macchine per la pavimentazione stradale dal 2007 ad oggi registra una diminuzione delle vendite del 50% (- 22% 2008; -36% 2009), mentre per le macchine compatte il calo è stato del 54% ( -23% 2008; -40% 2009).
Negli ultimi sei mesi si sono bruciati 11 anni di crescita di mercato, e le previsioni più ottimistiche parlano di possibili segnali di ripresa solo a partire dalla seconda metà del 2010 per raggiungere, forse, intorno alla fine del 2012 il 65/70% delle quote del mercato Pre – Crisi. Le forti contrazioni dei livelli produttivi a cui sono state costrette le grandi case produttrici, hanno avuto pesanti ripercussioni sui fornitori di componentistica (l’Italia è uno dei più grossi produttori) con numerose chiusure di attività e di veri e propri fallimenti. Le Aziende, stanno perdendo sia in termini di fatturato che di redditività e, tutto ciò si è automaticamente riversato sui lavoratori dipendenti, (esuberi, messa in mobilità, cassa integrazione e contratti di solidarietà).
La Filcams Cgil rivendica una politica che nella crisi attui più tutele, definendo politiche di incentivazioni certe, che premino le aggregazioni, i consorzi, le crescite dimensionali e la capitalizzazione, finalizzando la domanda anche al miglioramento dei prodotti in circolazione.

Si tratta quindi di trovare quel giusto mix che da un lato dia risposte ai processi di riorganizzazione e di innovazione produttiva dell’Azienda e dall’altro riconosca il giusto valore economico e salariale alla professionalità all’impegno, alla disponibilità e alla flessibilità dei lavoratori.

Fondamentale in questa fase la contrattazione sindacale di secondo livello e l’impegno delle aziende al mantenimento della forza lavoro e interrompendo la riduzione di personale, visto che a fatica l’attuale forza lavoro rimasta è in grado di sostenere l’organizzazione del lavoro richiesta. Occorre evitare che la ricaduta sull’economia reale della crisi si trasformi in un pesante ridimensionamento dell’apparato produttivo del nostro Paese.

Ricerca, Occupazione, Innovazione del Processo e di Prodotto, devono essere gli obiettivi principali in questa lotta alla precarietà.