Il semi-blocco delle anzianità entra nel «pacchetto pensioni»

16/07/2003



        Mercoledí 16 Luglio 2003

        La riforma del welfare – Previdenza



        Il semi-blocco delle anzianità entra nel «pacchetto pensioni»


        ROMA – Non solo l’estensione a tutto campo del metodo contributivo e interventi su statali, autonomi e falsi invalidi. Anche un semi-blocco delle pensioni di anzianità è incluso nell’ipotesi alla quale sta lavorando il Governo per tradurre in misure operative i già indicativi accenni al riassetto della previdenza contenuti nel Dpef. Misure che, se passerà il semi-blocco (ovvero la temporanea riduzione da 4 a due o una delle finestre di uscita), dovrebbero garantire circa 1,5 miliardi di euro. Le scelte definitive verranno comunque fatte a settembre. Anche se ormai un intervento sulla pensioni è certo, facendo probabilmente leva su un emendamento alla delega Maroni. Del resto gli ultimi dati che arrivano dall’Inps non sono incoraggianti: dalla prima nota di variazione al bilancio preventivo 2003 approvata dal Civ emerge che quest’anno l’istituto spenderà 4.301 milioni in più rispetto al previsto (v. «Il Sole-24 Ore» del 10 giugno scorso). Ma i sindacati minacciano di scendere sul piede di guerra. Cgil e Cisl affermano di essere pronte a reagire se la versione definitiva del Dpef conterrà interventi sulle pensioni. Ma torniamo più nel dettaglio all’ipotesi di intervento allo studio del Governo (anticipata da «Il Sole-24 Ore» del 13 luglio).
        Il semi-blocco delle anzianità. Il Dpef non ne fa menzione. Ma già da tempo i tecnici del Governo stanno valutando la possibilità di far scattare dall’inizio del 2004 un semi-blocco delle "anzianità" attraverso al riduzione temporanea da quattro a due o una delle finestre di uscita. Una misura che garantirebbe subito almeno 0,7 miliardi di euro. E che, nell’eventualità in cui ottenesse il via libera della coalizione, verrebbe annunciata solo in extremis (o con un emendamento alla Finanziaria o alla delega Maroni se il Parlamento riuscisse ad approvarla prima dell fine del 2003, anche se non è escluso il ricorso a un decreto).
        Contributivo per tutti. L’intenzione è di estendere a tutti i lavoratori il metodo contributivo (pro rata) per il calcolo della pensione. E non è escluso che il contributivo a tutto campo venga applicato a tutti i fondi previdenziali (anche a quelli per i quali non è attualmente previsto) e anche alle Casse pensionistiche dei professionisti. resta da fissare la da di entrata in vigore. Tre le ipotesi: inizio 2004; 1° giugno 2004; 1° gennaio 2005.
        Allineamento aliquote. Appare molto probabile l’allineamento delle aliquote di computo a quelle di finanziamento, che inciderebbe per lo 0,30% sui lavoratori dipendenti privati, per lo 0,65% sugli "statali" e per circa il 3,50% sugli autonomi. Intanto uno studio Cerp sottolinea gli effetti negativi prodotti dalle troppe aliquote contributive in vigore. L’intervento sugli statali. Sui dipendenti pubblici potrebbe scattare una doppia misura: la prima è legata all’allineamento delle aliquote; la seconda è finalizzata all’eliminazione degli ultimi vantaggi di cui godono gli "statali" per il calcolo della pensione, ovvero applicando il calcolo del trattamento sulla base delle ultime 10 annualità (come per i privati) e non più sull’ultima mensilità e sull’ultimo quinquennio.
        L’incognita autonomi. L’orientamento è di intervenire anche sugli "autonomi" facendo leva sull’allineamento delle aliquote. ma su questo punto la partita è aperta.
        Invalidità e pensioni ricche. Allo studio sono anche una stretta sulle false invalidità e un contributo di solidarietà sulle pensioni più ricche fortemente voluti dal ministro Maroni.

        MARCO ROGARI