Il Savini e la visita dei Nas «Sporcizia e cibi scaduti»

08/06/2004

      8 giugno 2004

      Già eseguiti i lavori richiesti. La replica: nessuna pietanza fuori regola ai clienti

      Il Savini e la visita dei Nas «Sporcizia e cibi scaduti»

      Permesso ritirato al locale simbolo di Milano, poi il via libera


      MILANO – «Stato di vetustà», «gravi carenze igienico strutturali» e «condizioni igieniche pessime sia delle celle frigorifero che dei locali adibiti alla preparazione di alimenti e delle relative attrezzature», cibi scaduti anche da mesi: non possono che essere impietose nel loro gelido linguaggio burocratico le due pagine del rapporto con il quale venerdì scorso i carabinieri del Nas di Milano hanno ritirato l’autorizzazione sanitaria allo storico ristorante Savini vietando di proseguire l’attività. Dopo quasi tre giorni di lavori, ieri una parte di una cucina ha ripreso a funzionare, ma il colpo subìto da quello che nell’immaginario dei milanesi è il «Ristorante» della Galleria rischia di essere durissimo. Alle 18 di venerdì quattro marescialli del Nas si presentano al Savini. Un controllo di routine nelle splendide sale dai divanetti rossi e dall’argenteria lucidata a specchio. Perfette e in ordine.
      Quando l’ispezione passa alle due cucine, le cose cambiano radicalmente, almeno a quanto si legge nella documentazione depositata al procuratore aggiunto Francesco Dettori, responsabile del dipartimento che si occupa anche delle frodi alimentari.
      La prima cosa che i carabinieri notano è il soffitto della cucina al pianterreno che, «sopra i piani di lavoro», presenta «evidente distacco di intonaco causato da infiltrazioni d’acqua» mentre alcune tubature sono «coperte di fuliggine» e da altre l’acqua gocciola sui piani di lavoro. Non stanno meglio le celle frigorifere dove ci sono macchie di muffa. Tutto questo, e altro ancora, impone ai militari di ritirare l’autorizzazione sanitaria e diffidare «a proseguire» l’attività in attesa dell’intervento della Asl. In pratica è il blocco delle cucine per violazione dell’articolo 8 del decreto legislativo 507 del ’99 che, come misura amministrativa, prevede la

      «chiusura dello stabilimento o dell’esercizio per mancanza dei requisiti igienico-sanitari».
      Ma c’è anche l’aspetto penale. Che scatta quando i carabinieri scoprono che nei frigoriferi ci sono alimenti scaduti. Due chili di salmone affumicato scaduto il 10 maggio scorso, un chilo di pancetta scaduta da quasi un mese, mezzo chilo di carne «fesa» non più valida da Santo Stefano passato. E poi panna, yogurt, pan carrè, formaggio caprino, confezioni di tortelli di zucca. Tutti scaduti. Ci sono anche due confezioni di girello di bovino salmistrato «in evidente stato di alterazione con odore tipico di alimento avariato»: dovevano essere consumate prima del 21 novembre 2003.
      Nulla prova che questa merce sia finita sugli eleganti tavoli del ristorante Savini, ma per la legge comunque non doveva stare dove è stata trovata. Per questo i Carabinieri, dopo 4 ore di lavoro, sequestrano e sigillano tutto. Quando la documentazione arriva sul tavolo del pm Dettori, il magistrato convalida il sequestro e apre un fascicolo per violazioni alle norme sugli alimenti.
      La società «Ristorante Savini» subito tenta di salvare il salvabile, a partire dal buon nome del locale. E così si mette mano alla pulizia e all’ammodernamento dei locali con ore ininterrotte di lavoro. Giancarlo Guancioli, direttore del ristorante, ha una spiegazione da dare: «Si era rotto lo scarico della lavapiatti. Nessuna muffa. Alcuni cibi erano da qualche giorno fuori dalla data in cui era preferibile consumarli, altri erano stati dimenticati, ma non sarebbero mai stati serviti. Per quanto riguarda i lavori, abbiamo fatto errori nelle ristrutturazioni del passato. Ci impegneremo a fare il necessario per risolverli». Ieri sera è arrivata un’autorizzazione della Asl a riprendere in parte l’attività. Ai tavoli c’erano 140 clienti.

      Giuseppe Guastella
      /Interni