Il «rosso lega» della Fiom di Brescia

10/08/2010

Brescia la rossa? A livello politico città e provincia hanno votato a destra, la Lega nord imperversa con i cartelli stradali in stretto dialetto. Ma nel sindacato è tutt’altra musica: Camera del lavoro e Fiom sono saldamente in mano all’ala dura del sindacato. Il congresso Cgil ha fotografato questa situazione: la capitale del tondino e Reggio Emilia (città dell’attuale leader Fiom, Maurizio Landini) sono le uniche due città in cui la mozione di sinistra ha prevalso su quella presentata dai "moderati" di Guglielmo Epifani.
I sindacalisti locali sono, come tutti i bresciani, poco loquaci, ruvidi, spesso duri oltre il necessario. Michela Spera, classe ’55, diploma in metallurgia, segretaria provinciale della Fiom, è una che non le manda a dire. Qualche hanno fa ha preso carta e penna per accusare Dino Greco, l’allora segretario della Camera del lavoro, di avere trasformato la Cgil locale in un «circolo che ha interrotto i rapporti con i lavoratori» e – pesante accusa veterocomunista – di avere «intrecciato legami stretti con un mondo pseudointellettuale». Greco non si è tirato indietro: ha definito la Fiom «un’organizzazione chiusa in trincea nelle fabbriche» perdendo così «ogni ruolo di soggetto politico». E in quell’occasione è nata anche l’infamante (vista da sinistra) definizione di «leghismo rosso» della Fiom.
La dura Spera è di poche parole, al contrario di suo cognato, l’affabulatore – in stile Bertinotti – della sinistra Fiom, Giorgio Cremaschi (non a caso dicono che tra i due non ci sia grande affinità politico-sindacale): «Il nostro compito è trattare e lo facciamo ogni giorno con aziende determinate, ma molto pragmatiche. Lo testimoniano le 130 piattaforme presentate in questi mesi, che hanno portato a 76 accordi che coinvolgono più di 12mila lavoratori».
Larga parte di questi accordi, però, riguardano casi di ristrutturazione con cassa integrazione ordinaria o straordinaria e contratti di solidarietà. Nei pochi casi dove si è andati oltre, arrivando a discutere di premi di produttività, la Fiom si è tirata indietro. Ha negato la firma.
Sono una decina gli accordi separati firmati a livello locale, l’ultimo riguarda la Baumann, approvato con un referendum dal 55% dei lavoratori, dopo assemblee infuocate e scambi di in fabbrica di volantini al vetriolo: «L’accordo con questa multinazionale svizzera – spiega Laura Valgiovio, segretaria provinciale della Fim – è importante perché lega una parte del premio di produttività a parametri di efficienza, qualità e redditività. E la Baumann si è anche impegnata a costruire uno stabilimento nuovo in un’area industriale: l’attuale impianto è in una zona residenziale, dove non è possibile lavorare di notte. È così che si salvano o incrementano i posti di lavoro. Spiace vedere una Fiom che si chiude in un angolo, ma bisogna prendere atto che questa organizzazione è nettamente contraria a legare parte del premio di produzione a parametri legati ai principali indicatori di bilancio. Non hanno capito che bisogna pensare a livello globale, le aziende possono comparare costi e benefici in decine di paesi. La Fiom guarda indietro, pensa ancora ai tempi della crescita e dell’espansione, quando il controllo del costo del lavoro non era così essenziale».

Spera assicura di non avere alcuna pregiudiziale, ma avverte: «Sono i lavoratori a essere contrari alla parte variabile del premio legata a indicatori aziendali e noi non possiamo andare contro di loro, ci mancherebbe. Lo dimostra il consenso che abbiamo alla Baumann, dove abbiamo perso per uno scarto minimo di voti in un ballottaggio dove forse solo l’amministratore delegato non ha votato».
Accordo separato anche alla Enolgas, azienda di raccorderia idraulica, dove l’87% dei lavoratori ha approvato l’integrativo dopo un anno e mezzo di trattative. Qualche mese fa c’è stato il caso dell’Aida, con stabilimenti a Brescia e a Lecco: «L’accordo è stato firmato – ricorda Valgiovio – da Fim, Uilm e Fiom di Lecco, mentre è stato bocciato dalla Fiom di Brescia. Un caso analogo a quello successo alla Oto Melara: sì di Fiom, Fim e Uilm nello stabilimento di La Spezia, sì solo di Fim e Uilm a Brescia».
Fiom di Brescia contro tutti? Spera glissa su questi problemi, «non voglio mettere in imbarazzo i compagni di Lecco, ognuno deve occuparsi dei fatti di casa propria». E ricorda un altro accordo separato, quello firmato alla Bialetti, dove Fim e Uilm hanno accettato licenziamenti «nel nome di accordi innovativi. Peccato che a un anno di distanza si dovrà tornare a parlare di ristrutturazione perché la soluzione trovata non è servita ai lavoratori e all’azienda».
La segretaria Fiom sottolinea, invece, l’importanza dell’intesa unitaria raggiunta a fine luglio con la Trw automotive Italia, azienda di Gardone Valtrompia, «che permette di coniugare la firma dell’integrativo con l’avvio di nuovi investimenti». Un accordo passato di misura, 179 sì su 330 votanti (e 399 aventi diritto) che assicura un aumento di produttività in cambio di premi e aumenti in busta paga. E in questo caso nessuno contesta la validità democratica del referendum.
Accordo separato sulla mobilità volontaria alla Lucchini (gruppo Severstal) perché «in realtà – accusa la segretaria Fiom – si tratta di licenziamenti mascherati», mentre da metà settembre prosegue il presidio dei cancelli alla Federal Mogul di Desenzano del Garda, stabilimento di una multinazionale Usa (quotata al Nasdaq) specializzato nella produzione di pistoni e componenti metallici. «In questo caso avremmo potuto trattare molto di più – si rammarica Valgiovio – invece di partire subito con il blocco dei cancelli, con risultati prossimi allo zero. Trattare è sempre la scelta vincente».
Contro l’occupazione della Fiom – che vuole impedire alla multinazionale Usa di spostare i macchinari in altri stabilimenti – è sceso in campo anche Maurizio Zipponi, ex segretario provinciale della Fiom, nel 2006 deputato (e responsabile della sezione lavoro) di Rifondazione comunista, nel 2009 candidato, non eletto, alle europee per l’Italia dei valori. Zipponi ha presentato un esposto alla Procura di Brescia in cui – vista l’esistenza di un progetto industriale – «ritiene necessario riportare tutta la vertenza nell’alveo delle normali relazioni industriali» per evitare «conseguenze sociali».
Federal Mogul non è l’eccezione, i cancelli sono bloccati anche alla Mac, all’Ideal standard, alla Trevisan cometal engineering, alla Metallurgica Rossi-Rothe Erte (gruppo ThyssenKrupp).
Il lavoro, per i sindacalisti, non manca. Ma qual è lo stato di salute delle organizzazioni metalmeccaniche? «La Fiom – assicura Valgiovia – ci risulta ferma a 19mila iscritti, mentre noi siamo arrivati a 9.600, con un aumento di 540 tessere mentre la Uilm è stabile a 1.200 tessere».
Spera invece ha un’altra lettura: «Un metalmeccanico su quattro è iscritto all Fiom, qualcun altro ha la tessera della Fim, dove si registrano continui segnali di difficoltà. Ma non voglio parlare delle crisi altrui».