Il ritorno della «tuta blu» Camusso per governare i ribelli del sindacato

16/06/2010

ROMA— Nel giorno in cui la Fiom ribadisce il no all’accordo per il salvataggio dello stabilimento Fiat di Pomigliano, la Cgil promuove vicesegretario vicario Susanna Camusso, che nella stessa Fiom si costruì come dirigente sindacale tra il 1977 e il 1997 e dalla quale fu «estromessa» sotto la segreteria del duro Claudio Sabattini. Socialista, riformista, Camusso si scontrò, insieme con tutta l’allora nutrita pattuglia dei riformisti Fiom, con «Sandino», come veniva chiamato l’allora leader dei metalmeccanici Cgil. E ne uscì perdente, come tutti gli altri che tentarono di opporsi alla deriva massimalista imposta alla Fiom. Lei andò prima alla Flai (agroindustria) e poi alla Cgil Lombardia, Gaetano Sateriale a fare il sindaco di Ferrara, Cesare Damiano passò dopo un po’ al Pd e poi divenne ministro del Lavoro, Giampiero Castano lasciò il sindacato e da 4 anni guida la task force del ministero dello Sviluppo sulle crisi aziendali. Succedeva tra la fine degli anni Novanta e il 2002.
In questi ultimi 10 anni la Fiom, sotto Sabattini, Rinaldini e ora, da 15 giorni, Landini ha proseguito nella sua linea intransigente. Che l’ha portata a cogliere qualche parziale successo, come nel caso della battaglia alla Fiat-Sata di Melfi nel 2004, ma anche molte sconfitte. E l’ha condannata a uno «splendido isolamento», non solo nei confronti degli altri sindacati dei metalmeccanici, ma anche rispetto alla stessa Cgil. I rapporti con la ribelle Fiom sono stati sempre un problema per i segretari generali della Cgil, almeno dai tempi di Sergio Cofferati. Che ebbe bisogno del sostegno di Sabattini, ma poi non potè fare a meno di scontrarsi con lui. Stessa cosa successe a Epifani con Gianni Rinaldini, segretario dal 2002 a due settimane fa. Adesso tocca a Susanna Camusso che, dopo l’investitura di ieri, sarà senza più alcun dubbio la prossima segretaria generale della Cgil, a ottobre. La prima donna a guidare il più grande sindacato italiano.
La pancia della Fiom non ha mai amato Camusso. Molti ricordano quando Sabattini, nel ’96, le tolse la conduzione di una difficile vertenza, anche allora con la Fiat, perché del tutto insoddisfatto di come la portava avanti. E nonostante sia passato tanto tempo molti hanno visto nella strana alleanza tra Rinaldini, l’ex leader della Funzione pubblica, Carlo Podda, e quello dei bancari, Mimmo Moccia, stipulata nel congresso della Cgil contro Guglielmo Epifani, proprio un modo per sbarrare la strada alla Camusso. Una battaglia anche questa persa. Il leader della Cgil Epifani e la sua candidata alla successione Camusso hanno stravinto il congresso, un mese fa. Dopo questo epilogo, Rinaldini è uscito di scena e così anche Podda e Moccia. La Funzione pubblica e i bancari sono già stati «normalizzati» con l’avvento di segretari generali fedeli alla maggioranza congressuale. Cosa che non è avvenuta invece nella Fiom dove, nonostante i passi in avanti degli epifaniani guidati da Fausto Durante, la maggioranza resta saldamente in mano alla sinistra antagonista, che ha eletto appunto Maurizio Landini nuovo segretario generale solo 15 giorni fa. Toccherà a lui, al «giovane» Landini, entrato nella segreteria della Fiom nel 2005, otto anni dopo che Camusso ne era uscita, vedersela con il prossimo leader della Cgil, il primo, dopo Bruno Trentin, che viene dalla Fiom. Solo che se nel ’97 era Camusso in posizione di debolezza, adesso i rapporti di forza si sono ribaltati.