Il ritorno del piano «Phoenix» Pomigliano, Panda lontana

25/06/2010

Il silenzio di Fiat divide, il risultato del referendum confonde. Stando al commento rilasciato dal Lingotto all’indomani del referendum su Pomigliano, la casa torinese potrebbe cercare di rendere governabile l’intesa nonostante il no della Fiom e del 34% dei lavoratori. Un lavoro da ufficio legale. Che alla fine andrà così ne sono certi i sindacati che hanno appoggiato il sì alla consultazione e il ministro Sacconi. Il titolare del Lavoro – che parla come «persona informata
dei fatti» – è sicuro della conferma del percorso ipotizzato: «È andata bene e a qualcuno secca», dice convinto che «ora si può procedere lungola via che conduce all’investimento » per la Panda. La Uilm dà per certa a giorni «un’iniziativa congiunta per mettere in atto tutto quanto necessario per attuare il piano». Mentre il segretario Cisl Bonanni chiude preventivamente all’ipotesi – paventata in questi giorni – di una newco (unanuovasocietà) che dovrebbe rilevare lo stabilimento insieme agli operai che vogliono lavorare alle condizioni poste dalla casa torinese. PIANO PHOENIX Dall’altra parte la Fiom resta ferma nella proposta di riaprire le trattative. Anche se qualcuno nel sindacato pensa che la possibilità di fare la Panda in Campania sia tramontata, e che la Fiat potrebbe portare nello stabilimento un altro modello. Come prevedeva il piano “Phoenix”, scritto quando il Lingotto trattava per acquisire Opel. Un’ipotesi che ridimensionerebbe notevolmente l’occupazione di Pomigliano. Dove ieri, a cancelli chiusi, i lavoratori si interrogavano sulle reali intenzioni dell’azienda. Per ora «è difficile dire chi siano i vinti, chi i vincitori», sostiene la presidente di Confindustria, EmmaMarcegaglia. «Siamo in una fase aperta, vedremo», dice la numero uno degli industriali. E anche la Borsa sembra attendere, con il titolo torinese che lascia sul parterre milanese un -2,63 per cento. DUTTILITÀ
Chi prende posizione è invece il Pd, che punta il dito sul ruolo del ministro del Lavoro e del governo. «Quando uno è ministro di tutti deve trattare e Sacconi non può dire “la Fiat vada avanti e non parli con nessuno”, ci vuole senso di duttili tà», dice da Napoli il segretario Bersani. «Ora – aggiunge – bisogna trovare ilmodorendere più convincente l’accordo, togliendo le preoccupazioni su un paio di punti critici», che riguardano «i diritti dei lavoratori e l’efficacia dell’occupazione e della produzione». Critico nei confronti del numero uno del Lingotto e del governo è invece Matteo Colaninno. Il responsabile nel partito della Finanza d’impresa è intervenuto con un articolo apparso su «democratica online», la rivista web della fondazione presiedutada Walter Veltroni. «L’atteggiamento ultimativo e, nei toni, oltremodo ruvidi tenuti da Marchionne – scrive Colaninno – nonsarebbe risultato spendibile di fronte all’opinione pubblica americana e all’amministrazione Obama». «Pomigliano – continua – segue due operazioni rilevanti: il piano industriale che prevede lo spin-off dell’auto e l’operazione Chrysler, che ha sdoppiato il baricentro del gruppo tra Torino e Detroit ».