Il risveglio della Quercia e il peso dell’articolo 18 – di Stefano Folli

29/05/2002


29 maggio 2002

il punto

Il risveglio della Quercia e il peso dell’articolo 18

di STEFANO FOLLI

      Il risveglio, sia pure parziale, della Quercia sembra uno dei dati certi emersi dallo scrutinio elettorale. Il partito di Fassino ha ricevuto un’iniezione di fiducia che va al di là delle percentuali, in verità modeste, in cui si manifesta il recupero: un 18 per cento nelle Provinciali di domenica che equivale al consenso delle precedenti Provinciali (18,3%), ma oltrepassa di quasi tre punti il dato delle Politiche dell’anno scorso (15,3%). Certo, ha buon gioco la Casa delle Libertà nel buttare acqua sul fuoco, o meglio sul fuocherello dell’opposizione. Come fa notare Roberto Antonione, il sistema è concepito per eleggere sindaci e presidenti di provincia: alla fine conta solo questo, in sintonia con la riforma degli enti locali. E la sinistra di sindaci ne ha eletti pochi. Tagliare il capello in quattro nel gioco delle percentuali, come se fossimo ancora ai tempi della legge proporzionale, è un po’ anacronistico.
      Tuttavia, per quanto riguarda il primo partito del centrosinistra, il segnale elettorale c’è stato, specie nel settentrione, e sarebbe sbagliato sottovalutarlo. I Ds hanno dato un segno di vita dopo l’agonia del 13 maggio 2001. E nella partita con la Margherita tutta interna all’Ulivo – partita ufficialmente negata ma reale – hanno marcato un punto non irrilevante. Soprattutto perché il partito rutelliano sembra bloccato, qui e là addirittura in flessione, comunque lontano dalla conquista del «centro». Arturo Parisi la spiega con «la peculiarità del voto amministrativo che vede una formazione giovane come la nostra non ancora consolidata sul territorio».
      Parisi evita la retorica sulla «terza forza» e la sua analisi appare convincente, ma resta il fatto che la forbice tra Margherita e Ds è piuttosto ampia, allargata anzi dal discreto risultato della Quercia. Di questo passo la rimonta dell’opposizione, e in particolare la riconquista dell’area moderata, potrebbe richiedere anni. Persino al di là del voto europeo del 2004. Logico quindi che nell’Ulivo la questione della leadership si avvii a diventare sempre più centrale nei prossimi mesi.
      Nel frattempo la domanda che molti si pongono è la seguente: dove trae origine il timido risveglio dei Ds? Nessuno dà molto credito all’effimera stagione dei «girotondi». I più tendono a vedere il recupero elettorale come una conseguenza della mobilitazione sindacale sull’articolo 18. Il che apre nuovi problemi, legati al ruolo futuro di Sergio Cofferati e alla difficoltà di gestire nel tempo un’opposizione «sociale».
      Del resto, è noto che la linea del segretario della Cgil è molto diversa da quella, «europea e riformista», su cui Fassino e D’Alema hanno vinto il congresso di Pesaro. Ma è altrettanto vero che Cofferati ha dimostrato – secondo una realistica interpretazione – di esser capace di smuovere le urne. E questa è una novità per certi aspetti scomoda, che a via Nazionale sono chiamati a interpretare.
      Chi ha capito l’antifona è Fausto Bertinotti, il quale si è affrettato a rilanciare il tema del referendum sull’articolo 18 (ossia contro le modifiche ipotizzate dal governo). Una mossa concepita per entrare nelle contraddizioni della Quercia e ancorarla proprio a quella linea «sociale» poco gradita al vertice del partito. In altri termini, dopo le amministrative le strade dei Ds e di Rifondazione sono destinate a convergere, sia pure senza fretta. E Bertinotti ci tiene a esser lui a imporre il terreno del confronto. Con l’idea di sempre: spostare a sinistra l’asse dell’opposizione, allontanarla dal recinto del centro.
      Ne deriva che il compito del governo Berlusconi è insieme più agevole e più complesso. Più agevole perché il dato elettorale rafforza la stabilità dell’esecutivo e offre al premier la possibilità di dare seguito alle iniziative da lui promesse sull’articolo 18, nel senso di tornare a discutere con i sindacati sulla base di proposte inedite. Più complesso perché l’opposizione entra in una nuova fase, con i Ds relativamente più forti. E questo potrebbe accentuare il carattere tutto politico del braccio di ferro sui temi del lavoro.