Il rischio di escludere le pensioni «La madre di tutte le riforme»

04/06/2002



          proposte
          Federico Monga

          Del 4/6/2002 Sezione: Economia Pag. 6)
          LE PRIORITA´ NELLE TRATTATIVE SECONDO GLI ECONOMISTI
          Il rischio di escludere le pensioni «La madre di tutte le riforme»
          Esperti d´accordo: «E´ tutto concatenato perché la cassa è unica» Le risorse si trovano aumentando la produzione e l´occupazione

          OGGI, «finalmente» per dirla con Renato Brunetta, economista ed europarlamentare di Forza Italia, ricomincia il confronto sulla sostanza delle riforme. Prendono il via gli incontri tra sindacati e governo all´insegna di una sorta di «nuova concertazione», dove «sarà fondamentale – spiega Luca Meldolesi, presidente del Comitato per l’emersione presso la Presidenza del Consiglio dei ministri – il pieno coinvolgimento delle parti sociali e degli enti locali». Quattro «tavoli» per discutere di lavoro, nuove tasse, Mezzogiorno e sommerso. Quattro, non uno di più, con la sola aggiunta, il 18 giugno, dell´esame sulla bozza del Dpef. «Purtroppo sono solo quattro – fa subito notare Tito Boeri, direttore della Fondazione Rodolfo Debenedetti – perché manca il più importante: il tavolo sulle pensioni». Il sistema previdenziale si presenta davvero come un convitato di pietra in quest´ultima tornata di trattative se, per dirla ancora con Brunetta, «tutto si tiene perché la cassa unica». E uno dei punti di partenza è proprio dove andare a recuperare le risorse per affrontare il cambiamento. «La madre di tutte le riforme – spiega Boeri – riguarda gli ammortizzatori sociali. Costo indicativo superiore ai 350 miliardi. Fondi che inevitabilmente bisogna andare a pescare nella previdenza». Brunetta, d´altro canto, non ne fa una semplice questione di trasferimento di poste da una parte all´altra del bilancio statale. Prendiamo il caso del Fisco: «Il progetto, come è stato pensato da Tremonti e sarà presentato ai sindacati, ha due obiettivi: ridurre e semplificare le tasse e redistribuire il reddito. Processo complesso e lungo che però, come annunciato dall´esecutivo, dovrà partire dalle classi di reddito meno abbienti. Modo di agire – aggiunge Brunetta – che ha due fini: innanzitutto l´equità. In secondo luogo consente di aumentare subito i consumi. E´ chiaro infatti che le fasce di reddito più deboli hanno una maggior propensione ad accrescere le spese quando hanno più fondi a disposizione. Nella medesima direzione vanno Detax e provvedimenti a favore del no-profit». Stesso discorso vale per la previdenza. Ancora Brunetta: «Se da un lato la decontribuzione per i neoassunti o per chi emerge dal nero abbassa il gettito fiscale, dall´altro favorisce l´occupazione rialzando la somma totale degli incassi. Con la legislazione attuale, l´ultima Finanziaria, il "pacchetto dei cento giorni" e dunque senza le riforme la pressione fiscale la pressione fiscale può comunque essere ridotta dello 0,4% quest´anno, dello 0,7% il prossimo e dello 0,6 nel 2004 e nel 2005 ». Le parole d´ordine per gli economisti restano però alzare la produzione, il suo valore e l´occupazione. Come? «Cercando di superare il dualismo tra Nord e Sud, dove gli strumenti di flessibilità hanno un effetto diverso, se non opposto». Al Nord siamo quasi al surriscaldamento. Mentre nel Mezzogiorno si va in direzione contraria. «Infrastrutture e ancora lotta all´emersione», è la ricetta di Luca Meldolesi. «Secondo i primi dati – spiega l´economista – l´emersione automatica attraverso la semplice richiesta ha dato risultati limitati. Si devono allora affiancare nuove iniziative, partendo dai piani operativi regionali che stanno funzionando e possono essere correttamente finanziati. Fondamentale sarà, a livello territoriale, il ruolo dei sindaci, dei sindacati e della società civile». Meldolesi propone allora di affrontare progetti particolareggiati, per settore e per area, come è già avvenuto in Calabria, Sicilia e Puglia, «con risultati interessanti che occorre prendere in considerazione e sviluppare». Boeri, sul sommerso, invece propone di concentrare l´attenzione sull´offerta e non solo sulla domanda: «Innalzando i sussidi di disoccupazione si stimola l´emersione, come è avvenuto in altri paesi europei». Nuovi e più favorevoli ammortizzatori sociali porterebbero anche altri vantaggi. Sempre Boeri: «Un sussidio di disoccupazione adeguato invoglia chi è in cerca di occupazione a spostarsi, ad accettare contratti precari, meno sicuri che, soprattutto al Nord, sono l´anticamera dell´assunzione a tempo indeterminato». Da ridiscutere anche tutto il sistema della cassa integrazione, della mobilità e dei prepensionamenti. «Da un lato si vuole allungare – spiega ancora il direttore della Fondazione Debenedetti – l´età lavorativa, dall´altro le aziende in difficoltà chiedono con frequenza crescente di ricorrere ai prepensionamenti. E per ogni crisi si apre un tavolo ad hoc che ha costi politici non indifferenti. Sarebbe meglio invece trovare un sistema che funzioni sempre e per tutti». La fine del doppio livello di contrattazione? «La doppia trattativa – precisa Boeri – non ha dato grandi risultati perché il secondo livello è una sommatoria del primo. I sindacati e i lavoratori hanno paura di perdere peso contrattuale? Una garanzia forte potrebbe arrivare dall´introduzione del salario minimo garantito intersettoriale che vale per tutti, magari con qualche piccola differenza solo per fasce d´età». Ma il nodo centrale resta sempre il grande escluso dal tavolo che si apre oggi: il sistema delle pensioni che deve essere rivoluzionato «attraverso – chiude Boeri – l´estensione del sistema contributivo a tutti».