Il rischio dell’imprudenza è lo sgambetto alla Cisl – di Stefano Folli

10/07/2002

10 luglio 2002


il punto

Il rischio dell’imprudenza è lo sgambetto alla Cisl

di STEFANO FOLLI

      Nell’attività del governo Berlusconi c’è sempre un folletto che si mette di traverso nei momenti meno opportuni. E’ un folletto che parla troppo e magari a sproposito. La settimana scorsa, come è noto, aveva preso le sembianze del ministro Scajola, ieri pomeriggio si è ripresentato in quelle del ministro Marzano. Il caso è meno grave e non avrà conseguenze drammatiche, tuttavia ha suscitato diffuse inquietudini. Del resto il problema è chiaro. Il governo è impegnato in una partita di alto spessore politico con i sindacati. Una partita carica di implicazioni, il cui scopo principale è spezzare l’egemonia sindacale della Cgil e far esplodere un contrasto di fondo all’interno del centro-sinistra. Con la firma del «Patto per l’Italia» l’obiettivo non è mai stato così vicino: il maggiore successo del governo Berlusconi in un anno di vita.
      Eppure l’operazione è ad alto rischio per il governo. L’isolamento di Cofferati, un uomo capace di raccogliere cinque milioni di firme, può non essere risolutivo; l’indebolimento della Cgil richiede tempi lunghi per essere efficace. Soprattutto non si può tagliare l’erba sotto i piedi di Pezzotta e Angeletti nel momento in cui questi sono impegnati nella sfida più rischiosa della loro carriera di sindacalisti.
      Che cosa ha detto, allora, di tanto imbarazzante il ministro Marzano? Ha esposto la tesi – poi corretta, ma non smentita – in base alla quale i nuovi assunti resteranno privi della garanzia dell’articolo 18 anche dopo la fine del triennio in cui sarà sperimentata la nuova normativa. Per loro e solo per loro la riforma sarà definitiva. Secondo alcuni, Marzano non ha torto dal punto di vista tecnico. Ma dal punto di vista politico le sue dichiarazioni sono state una pugnalata nella schiena di Pezzotta e un aiuto insperato offerto alla propaganda della Cgil.
      Conclusione. Il «patto» non è compromesso e Cisl e Uil non faranno marcia indietro. Tuttavia è chiaro che la partita non è finita e che il successo colto dal governo è ancora fragile. Tanto fragile da richiedere una cura particolare e tanta prudenza per non essere compromesso. L’errore più grave per la compagine di Berlusconi – ma è un errore sempre in agguato – consiste nel caricarsi sulle spalle le contraddizioni che essa sta invece tentando di rovesciare nell’accampamento dell’Ulivo. Non tutti a destra si rendono conto che Pezzotta deve essere aiutato a rendersi autonomo dalla Cgil; e non presentato come il campione di un sindacato «giallo», cioè padronale.
      A maggior ragione, la squadra berlusconiana ha tutto l’interesse a coinvolgere la Cgil nelle trattative: anche perché sulla riforma dello Stato sociale si annuncia un negoziato complesso. Da un punto di vista tattico, se Cofferati chiede di sedersi al tavolo non è certo uno smacco per il governo. Forse «è un segno di debolezza» del sindacato, come osserva La Malfa. Sta di fatto che la linea dialogante rispetto alla Cgil ora sembra prevalere nella maggioranza, senza che ciò significhi accantonare gli obiettivi politici che il governo si è dato con il conflitto sull’articolo 18.
      Tanto più che a sinistra la matassa resta molto intricata. Oggi capiremo meglio, dopo l’incontro tra Cofferati e una nutrita delegazione dei Ds, fino a che punto la Quercia può e vuole difendere l’autonomia delle due sfere: partito e sindacato. Ieri Francesco Rutelli ha fatto la sua parte, nello sforzo di non perdere i contatti con la Cisl di Pezzotta. Ha parlato di «rispetto reciproco» nel rapporto con Cofferati e del bisogno di superare le fratture sindacali. Ma il protagonista della giornata è stato Fausto Bertinotti. E’ tornato quasi da trionfatore nella sede della Cgil e può permettersi di stigmatizzare con apparente mestizia «le incertezze e le divisioni del centro-sinistra». La svolta della Cgil regala al leader di Rifondazione l’alleato più prezioso e una massa di manovra capace di cambiare la fisionomia della sinistra per molti anni.